“Arrivaci tu così a cinquant’anni” di Patrizia Catenuto. Un viaggio tra cambiamenti, risate e nuove consapevolezze.

“Arrivaci tu così a cinquant’anni. Diario di una donna che ha trovato se stessa” di Patrizia Catenuto è un racconto intimo, ironico e sincero dedicato a una fase della vita femminile che ancora oggi viene raccontata troppo poco e, spesso, con imbarazzo: la menopausa.

 

Pubblicato da Youcanprint nel 2026, il libro racconta il passaggio attraverso questa nuova fase della vita mettendo insieme cambiamenti del corpo, emozioni, amicizia e riscoperta di sé.

 

Tutto comincia con un test di gravidanza

Tutto ha inizio con un test di gravidanza.

 

Una paura improvvisa che si scopre essere un errore. E poi arriva una parola che sembra uno schiaffo: me-no-pau-sa.

 

Per la protagonista è l’inizio di un periodo difficile. Il corpo cambia, gli ormoni sembrano prendere il sopravvento, l’umore oscilla e le emozioni diventano difficili da gestire.

 

Quella che inizialmente viene vissuta come una tragedia diventa però un viaggio attraverso ansie, risate, cadute e rinascite.

 

Accanto alla protagonista ci sono le sue tre amiche d’infanzia, anche loro alle prese con la menopausa. Le loro conversazioni e le chiacchiere sul gruppo WhatsApp diventano uno spazio di condivisione, ironia e complicità.

 

Nel percorso entrano anche i ginecologi, la psicoterapia, la palestra e la piscina: esperienze diverse che accompagnano una donna nel tentativo di comprendere ciò che le sta accadendo.

 

La menopausa come questione sociale

Il libro di Patrizia Catenuto offre anche uno spunto di riflessione sociologica.

 

La menopausa non riguarda soltanto il corpo. Coinvolge l’identità, il modo in cui una donna percepisce se stessa e il rapporto con una società che, come viene sottolineato nel libro, spesso finge di non vedere i problemi legati a questa fase della vita.

 

Per questo raccontare la menopausa significa anche rompere un tabù.

 

Dare un nome a quello che accade, parlarne e condividerlo significa trasformare un’esperienza individuale in un’esperienza che può essere riconosciuta e condivisa da molte donne.

 

Ed è proprio l’ironia uno degli strumenti scelti da Patrizia per affrontare questo tema.

 

Si può parlare del corpo che cambia, degli ormoni ribelli e delle difficoltà senza rinunciare alle risate.

 

Non è la fine, è un nuovo inizio

Nel corso del racconto, quello che sembrava essere la fine di una stagione diventa progressivamente un’occasione di consapevolezza.

 

La protagonista impara a confrontarsi con il proprio corpo e con le proprie emozioni, fino a guardare questa nuova condizione con occhi diversi.

 

La menopausa smette così di essere soltanto qualcosa da subire e diventa un territorio da esplorare, comprendere e persino celebrare.

 

Il messaggio del libro è semplice ma potente:

a cinquant’anni la vita non finisce. Può essere riscritta con una nuova penna.

 

Arrivaci tu così a cinquant’anni è quindi un racconto sulla trasformazione, sulla forza femminile e sulla possibilità di ricominciare anche quando si pensa che sia ormai troppo tardi.

 

E forse è proprio questa la domanda che il libro lascia al lettore:

e se i cinquant’anni non fossero la fine, ma l’inizio di una nuova vita?

 

L’intervista a Patrizia Catenuto

 

 

«A cinquant’anni la vita non finisce: la si riscrive con una nuova penna»

 

Patrizia, nel tuo libro tutto comincia con un test di gravidanza e con la scoperta che quella paura nascondeva una realtà diversa: la menopausa. Quando hai capito che questa esperienza poteva diventare una storia da raccontare?

Ho capito che doveva diventare una storia proprio quella famosa domenica. Dopo un mese di ritardo, i due test positivi mi hanno fatto tremare le gambe. Ho fatto anche le analisi e alla fine è arrivata la verità: ero in premenopausa. Passato lo spavento, ha prevalso la mia ironia. Vedendo le risate di mio marito e delle mie colleghe a quel racconto, mi son detta che dovevo assolutamente scriverci un libro.

 

Hai scelto di parlare della menopausa con un linguaggio ironico, umano e sincero. Quanto è importante, secondo te, riuscire a ridere anche di una fase della vita che può portare con sé paura, disagio e smarrimento?

Ridere è fondamentale perché l’ironia è lo scudo migliore contro la paura. Quando ci troviamo ad affrontare un cambiamento così grande, fatto di smarrimento e sintomi che spesso spaventano, la risata ti restituisce subito il controllo. Non significa sminuire il disagio, ma togliere drammaticità e rompere quel tabù che ancora circonda la menopausa. Riderne, raccontarsi con assoluta sincerità, ci fa capire che non siamo sole né sbagliate, e trasforma un momento di crisi in una nuova consapevolezza di noi stesse.

 

Nel libro sono importanti le tue tre amiche d’infanzia e le loro conversazioni. Quanto può aiutare, in un momento di cambiamento, sapere di non essere sole e poter condividere quello che si sta vivendo con altre donne?

Avere accanto amiche con cui confidarsi senza filtri ti fa capire che quelle paure e quei dubbi non riguardano solo te, ma sono vissuti comuni. Le chiacchiere tra donne diventano uno spazio sicuro dove confrontarsi, sfogarsi e, soprattutto, riderci sopra. La solidarietà femminile ti da la forza di non sentirti “sbagliata” o isolata, dimostrando che, quando ci sosteniamo a vicenda, qualsiasi momento di passaggio diventa più leggero e facile da superare.

 

La menopausa nel tuo racconto non riguarda soltanto il corpo, ma anche l’identità, le emozioni e il rapporto con la propria vita. Secondo te, perché ancora oggi la società tende a parlare così poco dei problemi e dei cambiamenti che vivono le donne in questa fase?

Perché la menopausa è ancora legata a un doppio tabù, quello dell’invecchiamento e quello del corpo femminile che inizia a cambiare. La società tende a celebrare la giovinezza e la produttività, spingendo le donne a nascondere i segni del tempo per paura di essere viste come “meno attraenti”. Infatti se ci guardiamo attorno vediamo tanta “chirurgia estetica”. In più, c’è una forte resistenza culturale a parlare apertamente di ormoni, sbalzi d’umore ed emozioni profonde. Se ne parla poco perché molto tempo è stata considerata una cosa da vivere in silenzio, quasi con vergogna. Rompere questo silenzio è fondamentale per restituire dignità, valore e serenità a una fase che non è un declino, ma solo un nuovo inizio.

 

Il viaggio della protagonista conduce dalla difficoltà iniziale verso una nuova consapevolezza, fino alla possibilità di vivere questa fase non più come una fine, ma come una trasformazione. Oggi, guardando alla donna che hai raccontato nel libro, che cosa senti di aver ritrovato di te stessa?

Ho ritrovato soprattutto la “libertà”. La libertà di vivere il quotidiano senza pensieri, persino la leggerezza di godermi una vacanza al mare in totale serenità e non essere rovinata da un improvviso arrivo del ciclo. Ho ritrovato più tempo per me e per la cura del mio corpo e…mente. Ma ho ritrovato anche una nuova intimità: la libertà di vivere la sessualità senza l’ansia o le preoccupazioni di prima, perché questa fase porta con sé tantissimi aspetti positivi che spesso si dimenticano. Guardando alla protagonista del libro, ho ritrovato una donna consapevole, che non si sente affatto “arrivata a fine corsa”, ma che si riprende la propria vita con leggerezza, maturità e un pizzico di sana spensieratezza.

 

Il libro si conclude idealmente con l’idea che a cinquant’anni la vita possa essere riscritta con una nuova penna. Patrizia, quale sarà adesso il prossimo capitolo della tua storia? Hai già un nuovo progetto, un nuovo libro o un nuovo obiettivo che vuoi raccontarci?

Sì, sto già lavorando al mio prossimo libro! Anche questo sarà una sorta di autofiction, cioè prendo spunto dalla mia vita reale per poi ricamarci sopra con la fantasia, l’immaginazione e la mia impeccabile autoironia. L’idea è nata durante una recente crociera. Mi sono accorta di quanto la tecnologia, i social, l’intelligenza artificiale e le notifiche ci stanno allontanando dal contatto umano, persino a bordo bisognava fare tutto tramite cellulare, schermi e chat, al punto che non ci si parlava quasi più! Così ho pensato di scriverci una storia, sempre con la mia vena ironica. Io e una mia amica (una delle tre storiche del libro precedente, Rebecca, la più timida e paurosa, a cui capitano sempre le cose più strane) decidiamo di fare questo viaggio proprio per staccare la spina e disintossicarsi dai telefoni, ma a bordo ci capiterà di tutto… Non vi svelo di più, se non che incontreremo personaggi davvero particolari! Il mio prossimo obiettivo è proprio questo: far ridere e riflettere su come stiamo vivendo le nostre relazioni nell’era digitale.

 

 

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