Auto-dialogo, silenzio e cura di sè

Molte volte i nostri pensieri sono fermi a categorie di pensiero rigide, e come se all’interno della nostra testa ci fosse un cassetto con dentro delle istruzioni ben precise, che indirizzano il nostro punto di vista. Il più delle volte, siamo coscienti del fatto che quel modo di pensare è estremamente nocivo, ansiogeno e produce cattivi pensieri ma troppe volte automaticamente estraiamo dal quel cassetto sempre le solite convinzioni. Non riusciamo a pensare in modo alternativo, è forse questo il nostro più grande limite quando viviamo situazioni difficili o di crisi interiore. Forse non te ne sei ancora reso conto, ma la vita è sempre più un insieme di attimi che non ritornano. Metti al centro te stesso, prova a riformulare le domande che ti perseguitano da anni, è tuo compito fornire una nuova chiave interpretativa ai tuoi pensieri. Non rischiare di perdere ancora altro tempo. Permetti al tempo di essere tuo alleato. In che modo? Auto-dialogo, è uno strumento utile ed a basso costo, ognuno di noi ha la possibilità di ritagliarsi un istante da dedicare alla cura ed ascolto delle tante voci che affollano il nostro Io.

Adesso, però, cerchiamo di smontare i pensieri categorici, quelli che non ci permettono di vedere oltre.

Vi faccio un esempio pratico, un mio amico dopo un lungo matrimonio è stato letteralmente abbandonato dalla sua ex moglie. Non a tutto si può dare una spiegazione, le motivazioni sono infinite. Per oltre un anno, lui continuava a ripetersi: “Le donne sono tutte uguali”. Questa sua affermazione era il segno della sua sofferenza più profonda e della sua incapacità ad aprirsi a nuove relazioni. Un bel giorno, mentre eravamo a bere una birra, aprì la conversazione continuando a ripetere in modo ossessivo: “Tanto, le donne sono tutte uguali!”. Ascoltai, questa esclamazione, per l’ennesima volta ed a quel punto proposi un semplice gioco. Lo invitai a scrivere su carta, questa frase, e lui dall’altra parte stupito dalla mia provocazione, accettò ben volentieri, incuriosito dalla mia proposta mi disse: “Che significa?”. Dopo aver scritto la frase incriminata, gli suggerii di sostituire il punto esclamativo con il punto interrogativo. La frase magicamente, prese un’altra forma “Le donne sono tutte uguali?”. Il mio amico a quel punto iniziò a leggere ad alta volte e pensandoci bene mi rispose: “Certo, che no. A pensarci bene ogni donna è diversa nel bene e nel male”. Aggiungere un punto interrogativo alla fine della frase a volte come nel caso sopra citato può permetterci di affrontare un auto-dialogo utile a rimettere in discussione le nostre categorie.

Tomas Navarro, noto psicologo e romanziere, utilizza questa tecnica con i suoi pazienti, e la descrive in questo modo: “Il punto interrogativo che aggiungiamo alla nostra affermazione o deduzione ci fornisce la prospettiva necessaria per poter riconsiderare la frase categorica appena formulata, quella sentenza da alto tribunale, quel dogma affrettato che ci è venuto in mente senza chiederci il permesso e che, se ci riflettiamo bene, non ha alcun senso”.

Attraverso auto-dialogo, abbiamo la possibilità di rimettere in discussione qualcosa che fino ad un attimo prima rappresentava nella nostra testa il vero assoluto. Sembra banale ma a volte basta un punto interrogativo per riappropriarci delle nostre emozioni. Cosa ti muove quel messaggio rilassante, attraente o repellente? Perché ti suscita questa o quell’emozione?  Non esiste una risposta vera per tutti, ognuno ha la sua risposta ed a certe domande puoi risponderci solo tu.

Condividi questa semplice tecnica con chi hai accanto a te, con chi è in difficoltà, con i tuoi figli o nipoti, con i tuoi colleghi di lavoro. Siamo i primi responsabili dei nostri pensieri che il più delle volte si traducono in azioni.

Ricordati, siamo quello che pensiamo, come esseri umani abbiamo una caratteristica comune, cerchiamo prove utili a confermare le nostre regole e finiamo per realizzare deduzioni a partire da queste prove.

Come ho provato a spiegarti, cerchiamo il più delle volte inconsciamente di confermare le nostre regole mentali. Aggiungere ad una frase assertiva, un punto interrogativo, significa rimettere in discussione le nostre generalizzazioni.  Come ha scritto Simone Weil: “L’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità”. Prova a dedicare più attenzione alle tue emozioni. Quanto tempo dedichi alla tua fioritura personale durante la giornata? Quanto tempo è destinato alla tua saggezza?
L’esame di coscienza può diventare uno strumento fondamentale per comprendere i fini e le cause delle tue azioni, e capire a che punto sei nel tuo cammino. Un GPS fondamentale per avere sempre chiara la rotta del tuo cammino, mentre il resto del mondo viaggia ad un ritmo impazzito. Il filosofo, Byung-Chul Han, non a caso scrive: “Il silenzio fa ascoltare, va di pari passo con una particolare ricettività, con un’attenzione profonda e contemplativa. L’odierna coazione a comunicare fa invece sí che non riusciamo piú a chiudere né gli occhi, né la bocca – dissacra la vita”.

Riappropriati del tuo tempo contemplativo: ascolta te stesso.

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Francesco Sassano

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