L’auto-dialogo ci aiuta ad affrontare le avversità

Quando sei in auto e un centauro ti supera a destra, oppure quando sei al mare ed i tuoi vicini di ombrellone sono un tantino molesti, o quando per sbaglio metti la mano sulla caffettiera ancora bollente, ti sei accorto del chiacchiericcio che si crea nella tua testa? Forse ti sei detto che quel tizio in moto è un vero matto, o che quei signori accanto alla tua sedia a sdraio erano dei grandissimi maleducati e ti sei lasciato andare ad una serie di maledizioni mai verbalizzate. Questa è la piccola parte dei dialoghi interiori di cui siamo coscienti, il restante avviene nel nostro inconscio. Ogni giorno nella nostra testa produciamo un auto-dialogo incosciente e poco funzionale. Siamo molto autocritici con noi stessi, pessimisti e impauriti più di quanto i pensieri consci ci facciano credere.  Marco Aurelio, imperatore filosofo, aveva intuito di quanto i nostri pensieri non sono tanto condizionati dagli eventi ma dal modo in cui noi li rappresentiamo nella nostra mente. Nella sua opera Colloqui con sé stesso fornisce ai suoi lettori, una serie di esercizi spirituali finalizzati all’autoterapia, all’autodisciplina. Nell’opera suddetta, dedica il sesto capitolo alla Consapevolezza, in cui invita a non divagare con la mente cercando di acquisire maggiore consapevolezza su chi siamo. Mi riaggancio alle parole di Marco Aurelio, quando scrive: “Guarda dentro le cose: non ti sfugga di nessuna né la qualità specifica né il valore”.  Quanti di noi praticano autoconsapevolezza come filosofia di vita? Certo non possiamo dire di vivere all’interno della società dell’auto-dialogo, confusi dai social media, indaffarati e concentrati a raggiungere il nostro interesse personale. Ci muoviamo come sciami privi di una consapevolezza personale e collettiva, ci uniamo e disgreghiamo a seconda dell’emotività del momento. C’è poco spazio per auto-dialogo interiore, infondo, la società dei consumi ci invita a consumare compulsivamente, ad essere e agire superficialmente.

Qual è la nostra reazione alle avversità?

Non esiste un modo universale per concepire le avversità, ognuno di noi soffre a modo suo a seconda della percezione personale che ha dell’evento.

Non tutte le avversità sono uguali ciò che può far soffrire me non è detto che faccia soffrire te.  Perdere il lavoro a 30 anni è diverso da perderlo a quasi 60 anni ad un passo dall’agognata pensione. Il dolore è una percezione soggettiva. Ci sono quattro elementi utili a considerare il dolore: intensità, durata, il pronostico e l’impatto. L’intensità della sofferenza dipende dal vincolo che ci lega all’origine del dolore. Soffriamo con maggiore intensità quando l’origine del dolore è un nostro caro o una persona più prossima alla nostra sfera affettiva. Un altro parametro del dolore è la durata. Ci sono dolori brevi ed altri più intensi. La sofferenza mette in gioco un’altra dimensione quella del pronostico, il dolore causato da un particolare evento può avere una previsione positiva o negativa, cioè si può intuire che migliori, peggiori oppure non riuscire a immaginare come si evolverà. Ultimo parametro è dato dall’impatto che una sofferenza ha sulla nostra vita.

Come ci può aiutare l’auto-dialogo

Ora che sappiamo qualcosa in più sul dolore e l’avversità cerchiamo di capire quando auto-dialogo può esserci utile a reagire alle avversità.

Secondo la psicologia cognitiva, non è la situazione in sé a determinare ciò che tu senti ma è il modo in cui tu interpreti la situazione a fare la differenza.

Il linguaggio ha una funzione importante, seconda l’esperta del linguaggio Judit Butler, la parola non è estranea al nostro corpo. Quando diciamo ad esempio dentro di noi “Posso farcela” o “Non importa ciò che faccio, tanto non servirà a nulla” i pensieri che produciamo influenzeranno le nostre emozioni ed il nostro comportamento. Quindi è evidente, che, ognuno di noi ha un margine, grande o piccolo per plasmare la realtà, essere consapevoli di ciò e curare la qualità del linguaggio che utilizziamo con noi stessi (dialogo interiore) e con gli altri è un fattore determinate ed influisce sul risultato finale della nostra azione.

Presenza e auto-dialogo

Ci sono molti modi per sfuggire alle avversità della vita la più comune è rappresentata dall’autoinganno ossia tutte le volte che non viviamo il presente e sfuggiamo alle nostre responsabilità. Ti è mai capitato di dire: “Non potevo fare di più” o “C’è gente che sta peggio di me” oppure la più classica delle frasi “Qualsiasi cosa faccia, non servirà a nulla”. Ebbene, ce ne sono molte altre ancora di frasi simili, tutte trappole mentali che non aiutano ad affrontare il problema, semplicemente lo rinviamo lasciando che sia il caso a decidere per te.

Perché utilizzare auto-dialogo per affrontare le avversità?

Secondo il padre della psicologia comportamentista, John Watson, ci sono delle strategie che possiamo mettere sul campo per affrontare le avversità

Per lui ci sono essenzialmente quatto elementi: il primo è relativo al modo in cui interpreti il problema, all’attribuzione di significato che gli assegni, il secondo alla percezione che hai di controllo sull’avversità, nel senso sei più convito di farcela oppure no, il terzo considera come valuti l’evoluzione dell’evento, e, in ultimo, il quarto analizza la carica emozionale che sei in grado di fornire in termini di intensità e volontà di risposta al problema.

In base a questi parametri, Watson elenca cinque tipologie di reazione: lo spirito di lotta, negazione dell’avversità, fatalismo, impotenza nell’affrontare la situazione, eccessiva ansia. Tu in quale tipologia di reazione ti riconosci?

Per imparare a gestire le avversità è necessario insegnare ai nostri bambini a descrivere interiormente il loro stato emozionale, c’è chi lo fa appuntando su carta le emozioni del momento, chi invece utilizza la meditazione, o chi preferisce passeggiare in riva al mare o in montagna per rimpossessarsi del proprio sé e dei suoi significati più intimi. Non esiste una tecnica uguale per tutti, ognuno a mio avviso deve sperimentare quella più adatta alla sua essenza.

Certo si è che ascoltarsi equivale a conoscersi: è necessario approfondire dentro noi stessi la relazione pensiero-emozione- comportamento.

Per vivere intensamente, come scrive Tomàs Navarro è necessario:“Trasformate le avversità in sfide, e sentirete sorgere in voi lo spirito di lotta che vi serve per superarla. Quando la vita vi colpisce duramente, valutate i danni fisici, psicologici, affettivi e sociali, e poi tornate all’attacco più forti, più saggi e con più strumenti”.

Il mio invito è quello di non sottrarsi alla vita, sei tu a scegliere come vivere, non limitarti a sopravvivere, sviluppa e favorisci il tuo auto-dialogo preparati ad essere forte per accogliere le avversità della vita.

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Francesco Sassano

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