Crescere bambini felici

Tutti abbiamo riflettuto almeno una volta su cosa significhi essere genitori e sul metodo giusto da intraprendere per crescere bambini felici.

C’è chi si affida ai consigli di amici e parenti, chi prova ad informarsi tramite internet o riviste specializzate, per ricevere un consiglio o un sostegno.

Da dove prendiamo le nostre idee sul “modo giusto” di essere genitori?

In ogni Paese ci sono una serie di idee acquisite, e date per buone da sempre, che riguardano il modo di crescere i figli, la professoressa di sviluppo umano Sara Harkness, dell’Università del Connecticut, le chiama etnoteorie genitoriali. In sostanza all’interno di ogni società ci sono una serie di regole non scritte date per giuste, che, influenzano il modo di essere genitore.

Esaminare i propri automatismi

Viviamo all’interno di una società altamente competitiva di conseguenza molti genitori sono esageratamente competitivi con loro stessi e con gli altri genitori anche se ne sono totalmente inconsapevoli.

Quante volte ascoltiamo, frasi del tipo: “Mio figlio Luca ha raggiunto ottimi risultati scolastici, allo stesso tempo pratica più discipline sportive e da poco ha iniziato anche un corso di chitarra. Cosa mi dici del tuo Alfredo? Come vanno le cose?”. Ci sentiamo sotto pressione, dobbiamo riuscire ad ottenere risultati, allo stesso modo pretendiamo che i nostri figli riescano a dare soddisfazione alla nostra idea di come dovrebbe essere un bravo bambino.

Il dato ed il conseguente risultato, finisce per diventare il parametro scientifico che certifica la nostra buona metodologia educativa. Ne siamo sicuri?  Funziona, proprio così.  I livelli di stress sono altissimi, ci sentiamo giudicati dagli altri e dai noi stessi. In parte è colpa della società dei consumi, in parte è anche colpa della nostra incapacità di guardarci dentro.

L’altro ieri, mi chiedevo: “Cosa accadrebbe se alcune delle “risposte” che abbiamo su come crescere i nostri figli – le nostre regole genitoriali – fossero imperfette?”

Guardare il mondo con delle lenti diverse dalle solite, sarebbe un primo passo, in quanto potremmo scoprire che il nostro punto d’osservazione è condizionato dai nostri automatismi.

Il momento migliore per compiere questa riflessione è quando viviamo insieme ai nostri figli situazioni di stress potenzialmente esplosive.

In quel preciso istante, ci affidiamo ai cosiddetti “automatismi”, che rappresentano le azioni che compiamo e le reazioni che abbiamo quando siamo troppo stanchi per fare la scelta migliore. La maggior parte degli automatismi li abbiamo ereditati dai nostri genitori. Sono radicati e programmati in noi allo stesso modo di una scheda madre in un computer.

Riconoscere i nostri automatismi

Purtroppo quando ci affidiamo ai nostri automatismi, molte volte rischiamo di dare il peggio di noi stessi. Non facciamo altro che riprodurre un “film già visto”: diciamo cose che non vorremmo dire, agiamo e reagiamo usando metodi dei quali potremmo pentirci, rischiamo di sentirci male dentro perché vorremmo ottenere in modo totalmente diverso dei riscontri positivi dai nostri figli.

Ecco perché è così importante osservare i propri automatismi, studiarli e comprenderli. Cosa non vi piace del modo in cui agite e reagite con i vostri figli? Cosa vi piace? Il vostro modo di agire è una ripetizione del modo in cui voi siete stati educati? Sarebbe il caso di cambiare? Solo dopo aver capito quali sono le vostre inclinazioni naturali – i vostri automatismi – come genitori, potrete decidere come volete cambiarli per migliorare.

Jessica Alexander, autrice del “Il metodo danese per crescere bambini felici” riassume nel migliore dei modi il concetto, con le seguenti parole: “Solo aumentando la consapevolezza di sé e agendo e reagendo in modo cosciente compiamo i primi passi verso un importante cambiamento di vita.

È così che diventiamo genitori migliori – e persone migliori. Ed è così che lasciamo in eredità il benessere da trasmettere alle generazioni future. C’è forse un regalo più grande, che potete fare ai vostri figli e ai figli dei vostri figli, che aiutarli a crescere per divenire adulti più felici, più sicuri e più resilienti? Noi pensiamo di no. E speriamo che anche voi siate d’accordo”.

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Francesco Sassano

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