Blocchi energetici: cosa sono e come ritrovare il proprio equilibrio con Gianluca Fava
Ti è mai capitato di sentirti bloccato senza riuscire a capire esattamente perché?
Ci sono momenti in cui facciamo fatica a prendere una decisione, rimandiamo continuamente qualcosa che vorremmo realizzare, ripetiamo comportamenti che sappiamo non esserci utili oppure avvertiamo una distanza tra ciò che desideriamo e ciò che riusciamo concretamente a fare.
A volte il blocco sembra avere un’origine chiara. Altre volte, invece, è più difficile comprenderne la natura.
Nel linguaggio delle discipline olistiche, uno dei concetti utilizzati per interpretare queste situazioni è quello di “blocco energetico”.
Si tratta di una chiave di lettura secondo la quale corpo, emozioni, pensieri ed esperienza personale possono essere considerati parti interconnesse della persona. Quando questo equilibrio viene percepito come alterato, si parla di blocco o di disarmonia energetica.
È importante precisare che si tratta di una prospettiva propria dell’ambito olistico e non di una diagnosi medica o psicologica.
Ma cosa significa concretamente parlare di blocchi energetici? E soprattutto, come possono essere riconosciuti?
È proprio da queste domande che parte la conversazione con Gianluca Fava, che nel corso del suo percorso personale e professionale ha sviluppato una particolare attenzione verso il rapporto tra corpo, consapevolezza, emozioni e ricerca interiore.
Cosa sono i blocchi energetici?
Nel mondo olistico il concetto di energia viene utilizzato per descrivere una dimensione della persona che riguarda il suo equilibrio complessivo.
Secondo questa prospettiva, non siamo soltanto pensiero, comportamento o corpo fisico, ma un insieme di dimensioni che interagiscono continuamente tra loro.
Il termine “blocco energetico” viene quindi utilizzato per indicare una condizione nella quale questo equilibrio viene percepito come ostacolato o alterato.
È un concetto che può assumere significati differenti a seconda della disciplina di riferimento. Chakra, meridiani energetici e altre modalità di interpretazione appartengono infatti a tradizioni e approcci specifici e non devono essere sovrapposti alle categorie della medicina scientifica.
Per Gianluca Fava, però, il tema dei blocchi può essere osservato anche attraverso qualcosa di molto concreto: il modo in cui una persona vive la propria storia.
Esperienze passate, convinzioni consolidate e comportamenti ripetuti possono diventare schemi difficili da riconoscere e, soprattutto, da modificare.
Da qui nasce una distinzione che rappresenta uno dei punti centrali del suo approccio.
I tre blocchi: cicatrici, credenze limitanti e autosabotaggi
Quando si parla di blocchi, infatti, non sempre ci si riferisce a un’unica esperienza.
Nel percorso di Gianluca emergono tre dimensioni particolarmente significative: le cicatrici, le credenze limitanti e gli autosabotaggi.
Le cicatrici: quando il passato lascia una traccia
Una cicatrice non è necessariamente soltanto qualcosa che si vede.
Può rappresentare anche la traccia lasciata da un’esperienza che ha avuto un peso importante nella nostra storia.
Eventi, relazioni, perdite, conflitti o momenti difficili possono continuare a influenzare il modo in cui interpretiamo ciò che ci accade.
La questione diventa allora comprendere quanto di quelle esperienze continuiamo a portare con noi e quanto, invece, siamo ancora capaci di riconoscere ciò che appartiene al presente.
Le credenze limitanti: quando una convinzione diventa una certezza
“Non sono capace.”
“Non sono abbastanza.”
“Non posso farcela.”
“Questa cosa non fa per me.”
Sono frasi apparentemente semplici, ma possono trasformarsi nel tempo in vere e proprie convinzioni attraverso le quali interpretiamo noi stessi e le nostre possibilità.
Il problema non è soltanto ciò che pensiamo, ma il fatto che una convinzione ripetuta abbastanza a lungo può finire per orientare le nostre scelte.
Se penso di non essere capace, potrei evitare di mettermi alla prova. Evitando di provarci, non avrò la possibilità di scoprire se quella convinzione fosse realmente fondata.
E così il pensiero iniziale trova una conferma nel comportamento.
Gli autosabotaggi: quando diventiamo noi stessi l’ostacolo
L’autosabotaggio rappresenta forse una delle forme più complesse di blocco.
Desideriamo qualcosa, ma contemporaneamente mettiamo in atto comportamenti che ci allontanano da quell’obiettivo.
Rimandiamo, troviamo giustificazioni, ci fermiamo prima di iniziare oppure scegliamo continuamente situazioni che confermano l’idea che non possiamo riuscire.
Si crea così un circuito:
credenza → comportamento → risultato → conferma della credenza.
Interrompere questo meccanismo richiede prima di tutto la capacità di riconoscerlo.
Ed è proprio qui che il tema dei blocchi energetici incontra una questione più ampia: quante volte continuiamo a vivere dentro schemi che non abbiamo mai realmente scelto?
Un percorso personale che cambia direzione
Per comprendere il punto di vista di Gianluca Fava è utile conoscere anche il percorso che lo ha portato fin qui.
Gianluca Fava nasce a Napoli il 25 maggio 1972.
Dopo gli studi classici sceglie il percorso giuridico e consegue la laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, specializzandosi con lode in diritto e procedura penale.
Dal novembre 2000 al settembre 2025 esercita la professione forense nel Foro di Napoli, occupandosi prevalentemente di diritto penale.
La sua storia professionale, però, a un certo punto comincia ad affiancarsi a una ricerca personale destinata a modificare profondamente la direzione del suo percorso.
A partire dal 2015 Gianluca intraprende infatti un cammino nel campo della crescita personale, avvicinandosi alla bioenergetica, al counseling, allo yoga, all’Ayurveda, alla kinesiologia emozionale e ad altre discipline olistiche.
Non si tratta soltanto di acquisire nuove competenze, ma di attraversare un percorso personale che lo porta progressivamente a interrogarsi sul rapporto tra corpo, emozioni, consapevolezza e percezione di sé.
Il 7 ottobre 2024 consegue l’attestato di operatore olistico ai sensi della Legge 4/2013 e, dal 1° ottobre 2025, sceglie di dedicarsi esclusivamente a questa nuova attività.
Nel suo lavoro si concentra in particolare sul massaggio vibrazionale dell’aura e sulla riarmonizzazione delle energie e dei chakra.
Un elemento significativo della sua storia riguarda inoltre la cecità totale, presente dall’età di quattro anni. Una condizione che ha contribuito a sviluppare un rapporto particolare con la percezione e con gli altri sensi, dando un significato ancora più concreto, nel suo percorso, alla parola “sentire”.
Gianluca Fava e i blocchi energetici: comprendere ciò che ci impedisce di andare avanti
Il passaggio dal diritto al mondo olistico non racconta soltanto un cambiamento professionale.
Racconta soprattutto un percorso di ricerca personale che, nel tempo, ha portato Gianluca a trasformare ciò che aveva iniziato come ricerca interiore in una nuova direzione professionale.
Per comprendere meglio il suo approccio, gli abbiamo rivolto sei domande.

Chi è Gianluca Fava oggi? Da dove nasce il tuo percorso personale e professionale e quali sono state le esperienze che ti hanno portato, nel tempo, dal mondo del diritto alla ricerca interiore e alle discipline olistiche?
Grazie per la domanda.
Gianluca Fava adesso è un cinquantaquattrenne Napoletano sposato e padre di uno splendido figlio.
Inoltre, sono una persona sicuramente più consapevole dei propri punti di forza, dei propri “nervi” ancora scoperti e su cosa deve ancora lavorare molto.
Certo, la crescita personale è un percorso infinito; ma, a mio sommesso avviso, è fondamentale per vivere meglio e ciò vale ovviamente per tutti: spesso viviamo con un estraneo, che siamo noi stessi.
Mi sono avvicinato al mondo olistico per caso; l’ho trovato immediatamente molto utile e, da avvocato penalista del Foro di Napoli dal 2000 al 2025, mi ha anche aiutato a comprendere; ascoltare; non giudicare e accettare di più e meglio, in virtù di un’empatia sempre maggiore, anche i clienti.
Quest’ultimo aspetto mi è stato possibile, perché ho imparato e sto imparando sempre più ad accettare prima di tutto me stesso ed anche la mia condizione di cieco totale dall’età di quattro anni.
Nell’ottobre 2024 ho conseguito l’attestato di operatore olistico ex lege 4/2013 e dal 1 ottobre 2025 ho scelto di farne la mia unica professione senza abbandonare mai, ovviamente, la mia crescita personale: aiutare gli altri a vivere meglio, è secondo me più importante di aiutarli a tutelare i propri interessi.
Che cosa significa concretamente essere un operatore olistico? Qual è il ruolo che svolgi nel rapporto con la persona e quali sono, invece, i confini rispetto alle professioni sanitarie e psicologiche?
Questa è una domanda fondamentale veramente, grazie di cuore.
Quante volte non ci sentiamo amati; ascoltati; sembriamo invisibili agli altri; sentiamo di non aver il diritto di esistere; non riusciamo a piangere liberamente; a gioire liberamente; reprimiamo la nostra rabbia; nascondiamo per forza le nostre paure… Ecco, un operatore olistico ai sensi della legge quattro del 2013, aiuta le persone a risolvere (tecnicamente defondere) queste disarmonie energetiche.
Le disarmonie energetiche, infatti, se sminuite, sottovalutate e/o trascurate, possono sfociare in veri e propri disagi psicologici e/o malattie.
Per questo motivo, quindi, un operatore olistico non può e non deve sostituirsi a Medici e/o psicologi in nessun modo e per nessun motivo; ma, spesso, può affiancarli per fare una vera prevenzione. Egli, infatti, non può prescrivere e/o somministrare farmaci; non può eseguire ovviamente interventi chirurgici; riabilitazione fisica e tanto altro ancora: se facesse ciò, commetterebbe il reato di esercizio abusivo di una professione.
Entriamo nel cuore del tema: che cosa sono, secondo il tuo approccio, i blocchi energetici? Come si manifestano e in che modo una persona può iniziare a riconoscerli?
Preferisco partire dalla fine: riconoscerli è molto difficile, perché spesso sono confusi con tratti caratteriali; infatti, spesso una persona viene definita irascibile; molto triste; paurosa; chiusa… In realtà quelli potrebbero essere dei blocchi energetici.
Un operatore olistico ai sensi della legge quattro 2013, tra l’altro, deve fare proprio questo: aiutare il cliente (non paziente) a riconoscere le proprie emozioni, a manifestarle liberamente e anche a gestirne gli eventuali eccessi. Le energie scorrono nel nostro corpo fluidamente, armonicamente e pulite; ma se non lo fanno e ristagnano, si creano i blocchi energetici.
Nel tuo lavoro parli di cicatrici, credenze limitanti e autosabotaggi. Che rapporto esiste tra queste tre dimensioni e quanto possono incidere sul modo in cui una persona vive le proprie scelte, le relazioni e la quotidianità?
Essi sono di tre tipi: cicatrici; credenze limitanti; autosabotaggi.
Le prime sono tutti quei “ricordi” che ci lascia un incidente, una caduta, un intervento chirurgico… In quel punto del corpo, infatti, le energie che fluiscono armonicamente e fluidamente in canali chiamati meridiani, si bloccano e creano dei malesseri alla persona. L’operatore olistico con tecniche assolutamente naturali, ne ripristina il flusso. Le seconde, sono tutti quei pensieri che, le varie agenzie sociali come scuola, famiglia, chiesa… Ci hanno imposto e hanno finito per condizionarci definitivamente.
Gli autosabotaggi sono tutte le azioni che mettiamo in essere e che, inconsapevolmente, però ci fanno dar ragione alle credenze limitanti: più persone ci dicono “quel lavoro non fa per te”: credenza limitante. Noi lo facciamo ugualmente, ma facciamo in modo da farlo male; fare sempre tardi; mostrarci intolleranti con colleghi e superiori… Autosabotaggi. In quel modo possiamo dire a noi stessi: “me l’avevano detto che questo lavoro non facesse per me”.
Una volta riconosciuto un possibile blocco, come si sviluppa concretamente il lavoro su di sé? Quali strumenti utilizzi e quale ruolo hanno il corpo, l’ascolto, la consapevolezza, il massaggio vibrazionale dell’aura e il lavoro sui chakra?
Il cliente riconosce già che qualcosa non va, quando invece di affermare “va tutto bene, io sto benissimo”, si decide di chiedere aiuto: l’aiuto va sempre chiesto e mai “imposto”. Il professionista deve accogliere il cliente; ascoltarlo attivamente senza alcun giudizio; se ritiene di non dover rinviare ad altri colleghi o professionisti, illustra quello che potrebbe fare ed in che modo. L’illustrazione deve essere precisa e dettagliata, oltre che per iscritto: consenso informato. Il cliente deve leggerlo attentamente e firmarlo. Il professionista deve conservarlo per almeno un anno. Ci sono vari tipi di operatori olistici e, quindi, diverse tecniche. Io, in particolare, per ora mi occupo prevalentemente di massaggio vibrazionale dell’aura e riarmonizzazione delle energie e dei chakra. Gli strumenti che uso sono prevalentemente le mie mani, la mia voce, cristalli ed altri. Io lavoro in presenza al mio studio, online, a distanza e, eccezionalmente, anche a domicilio del cliente.
Dopo una lunga esperienza nel diritto e la scelta di dedicarti completamente al mondo olistico, quali sono oggi i tuoi progetti e verso quali nuovi percorsi professionali e personali senti di voler andare?
Bella questa! Ho imparato attraverso quello che, per dirla con Vogler, è stato il mio personale viaggio dell’eroe che descrivo dettagliatamente nella mia autobiografia “Una vita con Gianluca” edita da “Il Papavero”, il futuro spesso si può immaginare ma non prevedere e ciò, soprattutto, quando si sceglie di seguire quello che suggerisce l’anima. Io, in ogni caso, sento di aver abbandonato completamente e definitivamente il mondo del diritto; ma, al contempo, di voler approfondire sempre di più il mondo olistico per aiutare sempre più e sempre meglio le persone a ritrovare quella che io definisco la luce.
Quando sentiamo di essere bloccati
Il concetto di blocco energetico appartiene a una specifica prospettiva del mondo olistico e può essere interpretato in modi differenti.
Nel percorso di Gianluca Fava diventa però anche una chiave per osservare il rapporto tra ciò che abbiamo vissuto, ciò che pensiamo di noi stessi e il modo in cui ci comportiamo.
Ed è forse questo l’aspetto più interessante della questione.
Perché dietro una convinzione, un comportamento ripetuto o una difficoltà che continuiamo a portarci dietro può esserci una storia che merita di essere osservata con maggiore attenzione.
Non necessariamente per trovare subito una soluzione.
A volte il primo passo non è cambiare.
È fermarsi e osservare.
Capire quali pensieri ci appartengono davvero, quali abbiamo ereditato, quali comportamenti continuiamo a ripetere e, soprattutto, quali parti della nostra storia stanno ancora influenzando il modo in cui guardiamo al presente.
È da questa attenzione verso ciò che accade dentro di noi che, nel percorso di Gianluca, prende forma il lavoro sui blocchi energetici.