Camminare, al giorno d’oggi è un gesto sovversivo

Homo sapiens, ha sempre camminato. I nostri antenati erano capaci di macinare numerosi chilometri a piedi. Il bipedalismo, ovvero la capacità di camminare su due gambe, ci ha portato ad essere quello che siamo oggi.

Anch’io cammino molto. Ho camminato nei boschi. Ho camminato in lungo e largo per la mia città. Ho camminato per fuggire alla noia. Ho camminato per scappare dalla mia inquietudine. Ho camminato per la gioia di raggiungere una gioia inaspettata. Ogni passeggiata è diversa dalle altre, ogni cammino mi permette di sintonizzarmi con il mio silenzio interiore.

Qualcuno mi ha chiesto: perché bisogna camminare se si fa prima in macchina? Partiamo dal presupposto che oggi camminare è un gesto sovversivo. Se ci pensi bene si usa l’auto per andare ovunque. Non solo per il necessario ma anche per andare a comprare il pane a due passi da casa. Trovo la cosa alquanto inutile. Una brutta abitudine. Sempre più spesso mi capita di scontrarmi con l’opinione comune di chi anche quando è in vacanza pensa che raggiungere un luogo in un’ora invece di tre significhi un risparmio di tempo. Se questa considerazione da un punto di vista matematico è corretta non lo è per chi è interessato a fare un’esperienza più coinvolgente, più totale. Mi spiego meglio, se ad esempio decidi di raggiungere la cima di una montagna con l’auto ti perdi tutto il resto: gli alberi, i laghi, il profumo degli alberi. Al contrario se percorri a piedi i sentieri che conducono alla vetta, è vero che impiegheresti un tempo maggiore ma sicuramente tornerai a casa con un’esperienza più emozionante.

Tutto questo per dire che per fare conoscenza delle cose richiede tempo. La vita dura di più quando cammini, quando ne fai esperienza diretta, quando scopri e osservi il senso di ciò che ti circonda. Quando scegli di camminare, scegli di dilatare il tempo. Quando scegli di camminare, ti dai la possibilità di assaporare ogni istante, luogo e persona che incontrerai lungo il tuo cammino.

Per ultimo, se ci pensi bene, imparare a camminare è stata una delle cose più pericolose che abbiamo imparato a fare da piccoli. Inciampare, evitare gli spigoli, scoprire le cose, superare l’insicurezza dei primi passi fino al saper mantenere l’equilibrio evitando di cadere. Sono momenti importanti, decisivi e di passaggio per ogni infante. Oggi che siamo adulti, camminare non è più l’esercizio del trovare equilibrio inteso dello stare in piedi su due gambe ma si può trasformare nella pratica quotidiana di ricerca e stabilità interiore che può mancare in alcuni momenti del nostro cammino di vita.

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