Capire è meglio che giudicare

Tante volte partiamo dalla nostra esperienza per giudicare fatti e situazioni. A volte solo dopo ci rendiamo conto, che, la nostra prospettiva non ci ha permesso di esprimere un parere equilibrato. Dispensiamo consigli a partire dal nostro contesto, giudichiamo tutto è tutti, dimenticando che tutto è relativo. Quello che vale per Francesco non vale per Tonino. Ciò che aveva un valore quando eri più giovane, oggi non ha più alcun senso.

Non esistono vite perfette, esistono tanti punti di vista, il segreto è nel giusto equilibrio. Capire, è meglio che giudicare, significa proprio questo, avere l’equilibrio di non inciampare in facili giudizi ma di tenere sempre in considerazione il contesto.

Se ci pensi bene, sta a Noi, come guardare le persone, da quale prospettiva leggere quel tale comportamento, quel modo di essere così lontano dal nostro, quello stile di vita che proprio non riusciamo a comprendere.

Spesso, rischiamo di essere ostaggi, di una specie di inganno percettivo e di conseguenza vediamo solo ciò che vogliamo vedere, e mi riferisco a quando siamo alla ricerca sempre dell’errore, del negativo, della famosa macchiolina bianca utile a condannare l’Altro.

Non sempre cerchiamo di allargare il nostro campo percettivo, di allungare lo sguardo, di cambiare prospettiva, mettendo da parte il pregiudizio e la pretesa di vedere sempre e solo quello che vorresti.  Tomás Navarro, noto romanziere e psicoterapeuta, sostiene: “Il problema è che giudichiamo invece di osservare. Per capire una persona, una vita, un desiderio, una paura, devi conoscere il contesto, perché spiega la realtà di quella persona”.

E come dargli torto, il contesto, per noi sociologi è fondamentale perché determina in parte il risultato finale. Per pigrizia o pressapochismo rischiamo di giudicare le persone ed i fenomeni sociali secondo schemi e pregiudizi, senza, fare quello sforzo necessario ad individuare le cause più recondite.

Chi pratica giardinaggio sa bene, che, il destino di una pianta dipende da vari fattori: terreno, clima ed il sapersene prendere cura.

Ci sono piante che germogliano solo in certe situazioni climatiche, e mal s’adattano in certi contesti ambientali.

Anche noi siamo influenzati dal contesto sociale d’inserimento, ma a differenza delle piante e degli alberi non abbiamo radici. Siamo i padroni del nostro destino: possiamo passare da un contesto all’altro.

A volte nella vita, il passaggio da un contesto all’altro può essere traumatico. Cambiare lavoro, casa, partner: ci demotiva, ci sconvolge, ci rende tristi. Abbiamo due possibilità: piangerci addosso o adattarci.

Il passare del tempo modifica il contesto. Il tuo corpo si modifica con il tempo, perdi delle capacità fisiche ma ne acquisisci delle nuove. Avrai meno forza fisica ma forse sarai più saggio rispetto al passato. Oramai avrai capito quello che voglio dire, il contesto valido per te non può essere valido per un altro. Non puoi conoscere il contesto di un’altra persona senza averlo vissuto in prima persona. Alcune cose, le puoi solo immaginare, ma non potrai capire cosa significa salire su una carretta del mare per approdare su una sponda del Mediterraneo se non ci hai provato anche tu. Non potrai capire, Francesco che si sveglia alle cinque del mattino per lavorare nei campi, se non ci hai provato anche tu. Nessuno saprà quanto soffri, nessuno saprà dirti cosa devi fare, nessuno saprà darti i giusti consigli fino a quando non avrà vissuto ciò che vivi tu.

Ignoranza, è fonte di tensioni, ansie e paura e anche di facili giudizi. Invece, quando indossi gli occhiali dell’altro, senza la superbia di sapere e di essere perfetti riesci ad ottenere molto di più da te stesso e dall’Altro. C’è scambio puro, c’è conoscenza pura, si costruisce una relazione pura.

Il problema maggiore di questi tempi è che cerchiamo di controllare invece di adattarci, così sprechiamo solo tante energie che invece andrebbero utilizzate per affrontare le situazioni diverse che ogni giorno ci aspettano al di fuori del nostro contesto.

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Francesco Sassano

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