“Catturando raggi di vento e soffi di sole” di Isabella Lanzafame è molto più di un semplice viaggio in Laguna

 

 

 

Isabella e Adam, hanno compiuto un vero e proprio viaggio epico

 

Isabella ha scelto di uscire dalla sua comfort zone per lasciarsi trasportare dal vento della vita e dai soffi di sole. Per farlo ha deciso di spegnere i motori, sudare e vogare, preferire le mappe geografiche a google maps, perdersi e fermarsi, sorridere e arrangiarsi, ringraziare Dio per l’aiuto di uno sconosciuto, maledire un’onda alta causata dal motoscafo di un balordo, abbandonarsi alla musicalità notturna della natura o più semplicemente stupirsi ancora per la bellezza della vita.

 

Isabella Lanzafame, ci racconta “Catturando raggi di vento e soffi di sole”

 

Ciao Isabella, ti ringrazio per aver accettato il mio invito.  Partiamo subito con la prima domanda. In una delle prime pagine di “Catturando raggi di vento e soffi di sole” scrivi: “Non trovare una strada, una passione attinente a quel che si è, è qualcosa di drammatico e porta a un’involuzione dell’essere stesso”. Ci racconti da dove nasce la tua passione per la barca a vela e remi? Quanto è stato importante per la tua evoluzione personale intercettare ma soprattutto viverti le tue passioni?

Credo che molto spesso non ci ascoltiamo e di conseguenza non ci conosciamo a fondo. Secondo la teoria delle intelligenze multiple di Gardner, ognuno di noi può sviluppare una peculiare attitudine che può essere di tipo linguistica, matematica, motoria, musicale, eccetera e che varia, da individuo a individuo in base alla predisposizione personale e all’esperienza. Quella che è successivamente divenuta la mia passione, è nata da un evento fortuito: da un annuncio di una piccola imbarcazione in vendita, visto per caso. Forse, il lato di me del quale ero più all’oscuro, mi ha spinto ad interessarmene e ad acquistarla. Da quel momento si sono susseguiti una serie di eventi che mi hanno portato a mutare come persona. Ho cominciato prima per mezzo di piccole esplorazioni, che poi si sono allungate in termini di durata e di distanze percorse, a vedere un territorio che da sempre avevo avuto davanti agli occhi e che non conoscevo assolutamente. I miei orizzonti si sono ampliati in termini di aspetti non solo sportivi, ma anche culturali, storici e naturalistici da poter conoscere e approfondire. La ragazza che definisco come “una foglia sospinta dal vento”, che non sa dove incanalare le proprie energie, è diventata una donna sicura, che anche se tutt’ora in viaggio in barca ogni volta che può, è metaforicamente parlando, “approdata” sulla consapevolezza di sé.

 

In “Catturando raggi di vento e soffi di sole”, ci racconti una serie di episodi della tua vita difficili da gestire. Sentirsi dire: “Sei un essere inutile” non deve essere stato facile. Dove hai trovato la forza per reagire? Cosa ti senti di dire a chi vive oggi una situazione di vita simile o uguale a quella da te vissuta? 

La forza per reagire me l’ha data mio figlio. Il fatto che la sua fragilità sarà sempre maggiore della mia, mi spinge a dovermene prendere cura e a non permettermi di adagiarmi nello sconforto. In certi momenti di maggior debolezza interiore, certe parole scalfiscono e feriscono più di altre, dette in altri momenti. Io all’epoca dei fatti ero reduce dalla situazione per me molto provante, relativa al suo prolungato ricovero ospedaliero. Quindi a quelle parole avevo creduto. Oggi mi sento di dire ciò che una persona ha detto a me qualche tempo fa e che ritengo un ottimo consiglio: “Non puoi affrontare gli altri, se prima non parti da te e non ti costruisci come persona”.

 

Un bel giorno hai deciso di acquistare un sàndalo, nome di battesimo: Camoma. Da quel momento la tua vita e quella di Adam, è cambiata?

Camoma: in dialetto veneziano significa lentezza, sonnolenza, calma. All’inizio quel nome per la barca, non mi piaceva affatto, in quanto avrei desiderato qualcosa di più intrepido come appellativo. Quando si dice un nome un destino! Per anni abbiamo corso molto, tra impegni miei lavorativi, visite mediche per mio figlio, accertamenti in più città, o percorsi riabilitativi… In tutto questa frenesia, grazie al nostro sandolo, abbiamo trovato un equilibrio e conseguito diversi momenti di pace interiore. Siamo entrati in contatto con tantissime persone, legate come noi al mondo della voga e della vela al terzo, le quali hanno preso a ben volere mio figlio. Per me queste relazioni sono importantissime, perché lui ha una chiusura verso il prossimo che lo porta a non comunicare e grazie a esse si sente comunque accettato per com’è. Inoltre, tra una marea di piccoli gesti quotidiani che compie con difficoltà, è sorprendente come invece riesca a stare in equilibrio su questa tipologia di barca molto ballerina e a vogare per ore con efficacia. Probabilmente, tornando al discorso delle intelligenze multiple, in lui è innata questa predisposizione. L’averlo scoperto fortuitamente, ha fatto sì che la sua non fosse una vita dove prevalgono esperienze frustranti o insuccessi.

 

Adam, oltre ad essere tuo figlio è anche un ragazzo speciale. Quanto la Luguna, il sàndalo ed il contatto diretto con la Natura influiscono sul stato d’animo?

Come conseguenza di quanto detto, il suo stato d’animo ne trae beneficio, poiché sente rafforzata la sua autostima. L’acqua inoltre probabilmente lo calma e lo rasserena. Inoltre nei momenti durante i quali siamo totalmente da soli io e lui, lontani da tutti, come nel viaggio di cui narro, diviene più presente e esce dal suo mondo che lo porta a essere talvolta assorto e distante. Io credo che il fatto che io stessa magari possa aver bisogno del suo aiuto per compiere qualche manovra, o il vivere certe esperienze talvolta al di fuori di schemi confortevoli, lo spronino ad uscire dal suo guscio, che in altri momenti resterebbe ermetico anche per me.

 

I momenti difficili uniscono o dividono. Possiamo dire che la pandemia ha accelerato il vostro cambiamento?

Sì, ha comportato per me inizialmente delle scelte difficili da attuare, che potevano mettere in pericolo il mio lavoro e il mio essere aderente alle leggi, per scongiurare una regressione in mio figlio. Fortunatamente poi le cose si sono canalizzate nel verso più giusto per noi. Stranamente ho scoperto come fossimo più preparati all’isolamento rispetto a molti. Ho provato dispiacere nel vedere molte persone cadere in depressione a causa di esso. Per noi è una condizione che sperimentiamo da molti anni e credo che continuerà in futuro. Conosciamo tantissime persone, fortunatamente proprio grazie alla voga e alla vela e riusciamo a fare una gran quantità di attività sociali ad esse collegate. Ma mio figlio Adam non è ricercato dai coetanei: durante la settimana, dopo scuola, i suoi percorsi di integrazione e di socializzazione devono essere strutturati e costruiti. Per questo durante la pandemia, nel libro affermo che siamo “un po’ più vicini agli altri”.

 

Qual è il ricordo più bello del vostro viaggio?

Sicuramente mi è rimasta nel cuore la nottata passata in barca, quando approdiamo accanto ad un casone per essere riparati in caso di mal tempo. Vi giungiamo a notte fonda e nel buio totale, dopo aver ormeggiato, ci accorgiamo che sotto di noi l’acqua si fa fluorescente a causa del plancton, mentre sopra, il cielo si rischiara e cominciano a brillare miliardi di stelle. Anche se, tutte le persone incrociate nel nostro viaggio ci hanno lasciato splendidi ricordi.

 

“Per quanto continui a scriverlo, o a dirlo, mio figlio… non è mio. Mi è capitato perché doveva essere così, perché senza di lui qualcosa in me era incompleto”. La frase sopra accennata è una delle riflessioni più profonde che regali ai tuoi lettori. Gentilmente, ci racconti il percorso che ti ha permesso di pensare e scrivere questa frase d’amore nei confronti di Adam?

 

Prima che nascesse, non avevo nessuna cognizione sulla condizione di una persona disabile. Penso che la si possa comprendere a pieno solo se per un caso fortuito capiti nel proprio percorso. Per questo non mi condanno e non condanno chi semplicemente non ci pensa. Comporta un percorso difficile che inizia con l’accettazione: come maestra elementare mi è capitato molte volte di incrociare genitori che non vogliono prendere atto della diversità dei propri figli per lungo tempo, come se così potessero eluderla, insabbiarla, perché è una cosa molto dolorosa. Dopo averla riconosciuta seguono anni di riabilitazione, di integrazione, di recupero. Tante volte i progressi sono minimi o di colpo, senza un apparente motivo, ci sono delle regressioni. Tutto ciò può essere estremamente svilente, in rapporto agli sforzi e ai sacrifici che si fanno.

Io continuando a cercare di fornire ogni strumento possibile a mio figlio affinché possa migliorare, ho deciso di non cadere nel vortice della frustrazione se non conseguiamo tutto ciò che vorrei per lui. Ho imparato ad accogliere quella che è la sua essenza. Il suo modo di essere mi ha reso possibile essere a mia volta una persona diversa. Talvolta mi domando se non fosse nato come sarebbe la mia vita: sicuramente molto più vuota e molto più sola.

 

Hai in programma un nuovo viaggio?

Dopo di questo viaggio, siamo tornati svariate volte a percorrere la Litoranea fino a Grado, Aquileia, Marano, il Parco della Stella, sia da soli che in flotta con altre barche. Due anni fa. partendo da Venezia abbiamo raggiunto Casier navigando lungo il Sile e l’anno scorso, percorrendo il Po siamo giunti fino a Punta Maistra. Portando la nostra sanpierota (altra piccola barca di legno che possediamo) con il carrello fino a Trieste, abbiamo partecipato per due anni alla Barcolana Classic. Nel tempo libero continuiamo a fare veleggiate anche di un giorno, per ammirare le varie isole della nostra splendida Laguna o ci addentriamo a remi per i rii della città, o ancora prendiamo parte a qualche regata di vela al terzo. Sicuramente continueremo a fare queste e molte altre cose…

 

Hai in programma di scrivere un nuovo libro? Sono previste delle presentazioni del tuo libro, in giro per l’Italia? Ultima domanda, dove e come ti vedi tra 10 anni?

Tra dieci anni… Più che altro è un desiderio: continuare ad avere la salute, il fisico e l’entusiasmo per continuare a fare io e Adam, le cose che ci fanno star bene.

Tabella dei Contenuti