Chi sono i rifugiati?

Un rifugiato è prima di ogni cosa, un uomo o una donna che fuggono: da una guerra, da persecuzioni razziali, politiche, religiose, legate all’orientamento sessuale non ultimo da catastrofi climatiche, causa di desertificazioni e fame.

Si fugge da una situazione insostenibile per colpa di orrende persecuzioni razziali, legate all’appartenenza etnica, a faide interne, a soprusi e sevizie.

Si fugge da una famiglia opprimente, da un padre dispotico che ti obbliga a ad un matrimonio combinato.

Si fugge da un villaggio in cui sei diventato oggetto di vessazioni e ingiurie che non ti permettono più di vivere una vita dignitosa.

Si fugge, più semplicemente per fame, il tuo bestiame muore per la mancanza di cibo e la siccità rende inoperoso il tuo terreno agricolo.

Nessuno lascia la propria famiglia, la propria terra, il luogo in cui è nato con leggerezza, per di più non solo sei costretto a fuggire dalla tua casa, ma devi anche sopportare un lungo viaggio ricco d’insidie che ti può anche costare la vita. Nessuna spiegazione logica, riesce a sintetizzare meglio dei versi di Warsan Shire, il dramma di chi ha vissuto questa tremenda esperienza di vita:

A meno che casa tua non ti abbia detto
affretta il passo
lasciati i panni dietro
striscia nel deserto
sguazza negli oceani
annega
salvati
fatti fame
chiedi l’elemosina
dimentica la tua dignità
la tua sopravvivenza è più importante
Nessuno lascia casa sua se non quando essa diventa una voce sudaticcia
Che ti mormora nell’orecchio
Vattene,
scappatene da me adesso
non so cosa io sia diventata
ma so che qualsiasi altro posto
è più sicuro che qui.

Chi scappa ricerca disperatamente, un luogo dove sentirsi al sicuro, dove non si rischi la vita. Si sogna un paese che garantisca una vita migliore, o semplicemente la libertà e l’autodeterminazione inesistenti nel proprio paese d’origine. Si sognano, diritti e libertà alle quali noi abbiamo avuto libero accesso dal momento in cui siamo nati senza alcun merito ma per il semplice fatto di essere nati nel posto giusto. Si sognano quei beni materiali al cui noi non diamo più alcun valore perché ne siamo sazi.

Non si può fare finta di niente, bisogna andare incontro a questa sofferenza sociale: intercettarla, ascoltarla, ricercando soluzioni utili a respingere indifferenza. Quest’ultima non è solo apatia, che si fa atteggiamento e comportamento, verso tutto e tutti, è anche la supponenza di certa politica che immagina di sapere tutto, e che, confeziona facili soluzioni a problemi complessi. Non si può essere indifferenti a chi annega in mare oppure prova a scavalcare recinti spinati e ci resta impigliato. Per dirla in altre parole, sono semplicemente esseri umani, quelli che scappano, quelli che cercano disperatamente un futuro migliore. Semplicemente, gente senza un rifugio, in cerca di un rifugio: rifugiati.

Le basi giuridiche:

La condizione di rifugiato è definita dall’articolo 1A della Convenzione di Ginevra del 1951, un trattato delle Nazioni Unite firmato da 147 paesi.

 E’ considerato rifugiato colui: “che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra”. Dal punto di vista giuridico una persona alla quale viene riconosciuto lo status di rifugiato è colui che è impossibilitato a tornare nel proprio paese d’origine in quanto potrebbe essere vittima di persecuzioni. La Costituzione italiana garantisce il diritto di asilo, art.10 comma 3 della Costituzione, recita: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”.

Ci sono voluti oltre 40 anni per dare seguito a questi principi, tardivamente con la legge 39/1990, più nota come legge Martelli, i principi espressi prima dalla Costituzione Italia e poi dalla Convenzione di Ginevra hanno iniziato a prendere forma.

Cosa fare?

L’Italia è tra i primi paesi d’arrivo di rifugiati e migranti in Europa: nel 2022 ha registrato oltre 105.100 nuovi arrivi.

Con un totale di meno di 44mila richiedenti asilo, l’Italia è l’ultima dei 4 grandi paesi UE. Al primo posto si trova la Germania, con un totale di 116mila, al secondo la Francia con poco meno di 83mila e al terzo la Spagna con circa 74mila. ( Eurostat pubblicati: lunedì 14 Novembre 2022).

I numeri elencati sopra ci permettono di quantificare il fenomeno sociale, ma alla fine la domanda resta – Cosa c’è da fare? –  Ebbene, inutile negarlo il problema dei rifugiati si sovrappone a quello degli sbarchi dei profughi è dei cosiddetti migranti economici.

Un primo passo da compiere a livello europeo, è la modifica degli accordi di Dublino, i rifugiati sono costretti a chiedere il riconoscimento del loro status in automatico al primo paese d’approdo. Ciò contrasta e non tiene in considerazione del fatto che molti richiedenti asilo hanno come scopo quello di ricongiungersi con i propri familiari che non sempre sono presenti nel primo paese d’acceso. Allo stesso tempo sarebbe il caso di favorire un’equa distribuzione dei migranti tra i paesi UE, fornendo i dovuti incentivi economici a chi ne accoglie di più, impedendo ad alcuni Stati la possibilità di esercitare ostruzionismi o veti per poi di fatto impedire la redistribuzione.

Allo stesso tempo, sarebbe il caso di approntare un vero e proprio Piano Marshall investendo ingenti risorse, per finanziare lo sviluppo dei paesi di partenza, dall’Afghanistan alla Siria, passando per la Libia, paese dilaniato dalla guerra civile le cui coste sono fuori controllo e sono diventate il principale punto di partenza degli sbarchi nel Mediterraneo.

A livello locale, sarebbe necessario accelerare l’esame delle pratiche, e allo stesso tempo, supportare i Comuni a strutturare una rete capace di rispondere alle primissime esigenze dei rifugiati: dall’accoglienza, al riconoscimento, alla possibilità di seguire corsi di lingua e laboratori professionalizzanti.

Per fare tutto ciò, ci vuole un impegno dei governi e delle istituzioni nazionali, è necessario coinvolgere sindaci e cittadini, bisogna avere il coraggio di spiegarlo alla gente, la questione dei profughi e degli immigrati non è più una problematica emergenziale, è un dato strutturale del mondo globale.

Non ultima per ordine d’importanza, ci sarebbe la possibilità d’aprire le porte dell’Europa a tutti i rifugiati che sono ingiustamente detenuti in Libia oppure che non hanno la possibilità di superare la frontiera turca o siriana.

Una soluzione fattibile, sarebbe quella di esaminare le pratiche dei rifugiati nei paesi sopra citati, così facendo si darebbe loro la possibilità di avere una via d’accesso legale in Europa evitando di affidare i loro risparmi e la propria sorte ai trafficanti. Nel caso dei rifugiati, il loro diritto all’accoglienza, dovrebbe essere più facilmente riconosciuto ed agevolato essendo portatori di una condizione specifica, che li rende meritevoli di una considerazione speciale.

Come specifica, il sociologo, Stefano Allievi: “Potrà sembrare fastidioso a certe orecchie, ma il rifugiato è un testimone: e, talvolta, porta con sé il destino, la coscienza e il desiderio di riscatto di un intero paese”. (Tutto quello che non vi hanno mai detto sull’immigrazione, Stefano Allievi, Editore Laterza).

Non dimentichiamo ad esempio la storia di Sandro Pertini, uno dei più amati Presidenti della Repubblica italiana, perseguitato dal fascismo fu esule in Francia, da lì ebbe l’opportunità di costruire le basi per il suo ritorno in Italia e la storia che ne seguì.

Le società sono in movimento, ed i cambiamenti devono essere introiettati, ci vuole tempo, ma è compito nostro guardare al futuro, anticipare i tempi, e rendere l’incontro tra i popoli più accessibile abbattendo inutili steccati che non impediscono i processi migratori ma li rendono solo più articolati e tragici.

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Francesco Sassano

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