Chi sono le Persone Altamente Sensibili? Insieme alla counselor Anna Maria Le Moli cerchiamo di capirne di più
I primi studi che riguardano le Persone Altamente Sensibili risalgono alla fine degli anni ’90. Il merito è di Elaine Aron, ricercatrice, psicoterapeuta e scrittrice statunitense. Il suo libro “Persone Altamente Sensibili” è stato tradotto in 14 lingue inoltre sui più importanti media di tutto il mondo sono apparsi articoli e servizi televisivi sull’alta sensibilità. Le scoperte di Elaine Aron, sono state l’inizio di una piccola rivoluzione tanto che dagli Stati Uniti all’Europa, oggi si organizzano riunioni, seminari, corsi dedicati alle “Persone Altamente Sensibili”.
Ti hanno mai detto che sei troppo sensibile?
Per molto tempo la sensibilità erroneamente è stata scambiata come un segno di debolezza. Ti sei mai sentita dire sei una persona troppo sensibile? Quasi certamente il tono accusatorio di chi stava dall’altra parte ti ha ferito, ti ha fatto sentire scomoda, inadeguata. Se hai vissuto questo tipo di esperienza in prima persona oppure tramite le persone a te più vicine significa che non sei qui per puro caso. In collaborazione della Dott.ssa Anna Maria Le Moli parleremo di P.A.S. : Persone Altamente Sensibili.
Partiamo da un presupposto: nessuno dovrebbe giudicare la nostra sensibilità o la modalità attraverso la quale siamo soliti esprimerla. Purtroppo, anche se tanti passi in avanti sono stati compiuti ancora oggi registriamo pregiudizi e falsi miti che non permettono alle persone altamente sensibili di vivere felicemente. Eppure essere una persona altamente sensibile, non significa avere una condizione patologica.
La dottoressa Aron ha evidenziato che le persone altamente sensibili condividono una predisposizione genetica e ha riscontrato che circa il 20% della popolazione manifesta un tratto PAS. Le ultime ricerche innalzano questa percentuale al 30%. Insomma i dati parlano chiaro, questo tratto del temperamento porta la persona altamente sensibile ad elaborare maggiormente gli stimoli interni ed esterni. Le persone sensibili sono capaci di leggere tra le righe, di interpretare i messaggi nascosti, di essere più empatiche ma rischiano anche di soffrire di più se non sono consapevoli della loro condizione oppure se all’interno delle loro relazioni non scatta quella linea di comprensione ed empatia reciproca.
Secondo la dottoressa Elaine Aron, massima studiosa di questo tratto: “il talento più grande delle persone sensibili è trovare la propria vocazione e mostrarla”.
Anna Maria Le Moli, Counselor Relazionale: tutto quello che c’è da sapere sulle Persone Altamente Sensibili
Buongiorno Anna Maria, partiamo dall’inizio. Ho letto sul tuo Blog che anche tu sei una Persona Altamente Sensibile. Quanto è stato importante riconoscere la tua alta sensibilità?
Buongiorno a te Francesco, grazie per questa domanda. Ritengo che la risposta che ne seguirà, possa essere utile per molte persone alle prese con il proprio sentirsi molto sensibili, ma spesso fuori posto.
Direi che fino a quando non ho scoperto di essere una persona altamente sensibile, ho vissuto cercando costantemente di adeguare il mio modo di sentire a quello degli altri, considerando erroneamente il mio modo sbagliato, diverso, troppo sottile. Infatti, da perfetta P.A.S., percepivo il mondo in maniera ampliata e, dal momento che non avevo ancora compreso come poter esprimere la traboccante sensibilità che mi caratterizzava, mi sentivo inadeguata e tendevo a mettermi costantemente in discussione. Questo accadeva perché ciò che io percepivo dall’ambiente circostante era il più delle volte differente, più ricco, più denso di particolari ed emozioni rispetto a come lo avvertivano le altre persone, ma io ero convinta che tutti sentissero come me.
Nel momento in cui, attraverso le mie ricerche e i miei studi, scoprii l’esistenza del tratto dell’alta sensibilità, è stata una grande emozione! Molte cose hanno acquisito un significato diverso e mi sono sentita a dir poco euforica, è stato un momento molto bello e intenso. Potrei definirla una nuova nascita!
Da quel momento compresi che la mia sensibilità, che da sempre avevo vissuto come un peso, una limitazione, poteva invece avere una connotazione a dir poco speciale. Se solo avessi lavorato adeguatamente su di me per darle il giusto spazio e il giusto ascolto.
Sì, perché, se da un lato l’alta sensibilità richiede il ri-conoscere, il conoscere e il sapersi prendere cura delle proprie fragilità, allo stesso tempo significa scoprire di possedere straordinari punti di forza.
Punti di forza che, nel mio caso, grazie al lavoro intrapreso su me stessa, con il tempo, ho saputo canalizzare nella professione che ora svolgo con grande amore e passione.
Tra l’altro, l’aver scoperto l’alta sensibilità, ma soprattutto averne acquisito gli strumenti per ri-conoscerla e gestirla nella quotidianità, mi ha consentito di aiutare altre Persone Altamente Sensibili come me a migliorare la propria qualità di vita. Proponendo loro strumenti utili vivere al meglio la quotidianità.
È per questo motivo che, come Counselor esperta nel tratto di alta sensibilità, sono inserita da più di 5 anni nella lista internazionale di esperti accreditati dalla Dott.ssa Elaine Aron.
Tuttavia, questo non significa che il mio lavoro di consulenza sia rivolto esclusivamente alle persone altamente sensibili. Tutt’altro!
Come sai il mio Blog si occupa principalmente di tematiche sociologiche. Leggendo la tua biografia, ho scoperto che sei anche una sociologa. Da qui sorge spontanea la domanda: quanto è faticoso essere una Persona Altamente Sensibile all’interno della nostra società?
Sì, è così, ho scelto la Sociologia perché ritengo sia una scienza che apra la mente. Ho costruito il mio percorso di studi rivolgendo uno sguardo più attento all’Antropologia culturale, alla Psicologia Sociale e in particolar modo all’Antropologia Critica. Dopo il percorso universitario mi sono perlopiù appassionata allo studio dell’animo umano, allo studio sul simbolismo e alla ricerca nell’ambito dell’evoluzione spirituale. In quel periodo della mia vita caratterizzato dalla sete di ricerca sono stata anche molto fortunata e facilitata, grazie a incontri preziosi ed estremamente importanti e formativi avuti con persone eccezionali, le quali mi hanno trasferito le loro vaste e profonde conoscenze. A dir la verità, sul momento non sono stata in grado di comprenderne la vastità e l’importanza, ma con il tempo ne ho compreso il pregio e, dunque, parte di ciò che ho imparato l’ho messa al servizio e a favore del mio lavoro e dei miei Clienti.
Ritornando però alla domanda che mi hai posto, che dire… essere altamente sensibili nella società contemporanea è a dir poco complesso. Bisogna trovare la chiave giusta per interpretare al meglio la realtà che ci circonda. Intendo dire che in questa contemporaneità performante, che fa leva sulle paure, sul senso di inadeguatezza, bisogni indotti, sentimenti liquidi, stereotipi assurdi, modelli impossibili, perdita di punti di riferimento e certezze; un altamente sensibile se non entra in armonia con il proprio tratto e decodifica le proprie necessità e bisogni può senz’altro riscontrare parecchie difficoltà.
Soffermiamoci, ad esempio, sulla costante richiesta di performance a cui in molti ambienti si è sottoposti (scuola, lavoro), questo per un altamente sensibile si traduce senz’altro in una fonte di ansia. Perché? Ad esempio, per la natura del loro tratto di personalità, le PAS non amano affatto la competizione, piuttosto, la loro indole le induce ad una serena e rispettosa collaborazione. Solo questo aspetto, a mio parere, potrebbe essere sufficiente per far intendere come una PAS in alcuni contesti si possa sentire un pesce fuor d’acqua e possa essere posta a forte stress in quanto deve forzatamente adeguarsi a qualcosa che sente molto lontano da sé.
Ci puoi descrivere le principali caratteristiche di una Persona Altamente Sensibile?
Ebbene, come dicevo, le PAS, nascendo con un sistema sensoriale molto più sottile percepiscono l’ambiente in modo più particolareggiato, ma il loro essere particolarmente sensibili è da intendere non come reazione all’ambiente circostante, ma a causa di un più profondo e innato processo cognitivo degli stimoli fisici, emotivi, sociali e di una rilevante sensibilità del sistema nervoso centrale.
Poiché esse sono particolarmente e naturalmente empatiche, cercano sempre di comprendere o aiutare gli altri, ma se non imparano a conoscere e gestire le proprie emozioni, individuare i propri bisogni e i propri confini, rischiano di essere troppo coinvolte emotivamente e ad entrare in uno stato di malessere.
Le PAS hanno la grande capacità di riflessione e introspezione e posseggono una spiccata intuizione per stimoli sottili o nascosti, inoltre, sono grandi osservatrici e attivano processi cognitivi più approfonditi riuscendo a percepire considerazioni profonde anche da piccoli dettagli. Non è affatto secondario che esse percepiscano in anticipo un pericolo o un’opportunità che gli altri non vedono.
Purtroppo, a causa dell’eccessivo impatto che gli stimoli esterni hanno su di loro, tendono ad affaticarsi di più e ad avere dei tempi di recupero più lunghi. Ecco perché hanno il bisogno di ritirarsi in attività solitarie per schermarsi e ricaricarsi dall’intensità emotiva.
In conclusione, essere altamente sensibili ha senz’altro dei vantaggi, ma anche degli svantaggi, per questo è importante imparare a conoscerla e gestirla nel migliore dei modi, solo così essa consentirà di vivere la realtà da una prospettiva più ampia.
Fortunatamente, grazie al lungo lavoro di ricerca portato avanti dalla dottoressa Aron, si è giunti a comprendere e ad evidenziare quali siano i giusti strumenti da adottare per “proteggere e facilitare” non solo le PAS, ma anche chi vive accanto a loro, permettendo ad entrambi una migliore qualità della vita.
Indubbiamente, si tratta di un traguardo di sicuro valore, poiché, come dicevo, se l’alta sensibilità non viene individuata e gestita adeguatamente, può dar luogo ad uno stato di stress continuativo con evidenti ricadute sullo stato di salute.
Qualora una mia lettrice o un mio lettore dovessero riconoscersi all’interno della tua descrizione: quali sono i passi da fare? Esiste, un metodo scientifico per determinare se rientra nella categoria PAS?
Il test elaborato dalla dottoressa Aron è un test di autovalutazione, non diagnostico, dal momento che l’alta sensibilità non è una patologia, ma un tratto genetico di personalità. Il test è strumento indubbiamente utile che aiuta a capire se si rientra o meno nel tratto, ma non sostituisce un esperto in alta sensibilità in grado di far luce su ulteriori utili aspetti attraverso domande mirate. Sul mio sito è possibile richiederlo.
“Sentiamo così intensamente. È parte del motivo per il quale noi processiamo tutto così profondamente, siamo più motivati a pensare a questi aspetti dalle nostre forti sensazioni di curiosità, paura, gioia, rabbia o altro. Ma questa intensità può diventare sovrastante, specialmente quando abbiamo emozioni negative. Questo è il motivo per cui abbiamo bisogno di imparare strategie per regolare la nostra emotività”. Queste sono le parole di Elaine Aron, la psicologa e ricercatrice che per prima ha compiuto ricerche sull’alta sensibilità. Ci potresti descrivere quali sono le strategie per regolare l’emotività di un PAS? Ci sono degli esercizi che puoi suggerirci?
Il prezzo più alto dell’altra sensibilità è la possibilità che il proprio sistema nervoso si sovraccarichi. Una condizione che fortunatamente non è irreversibile, basta trovare il modo di riposare seguendo i propri ritmi e subito dopo ci si riprende bene. Ecco perché, come già detto, conoscere il funzionamento del proprio sistema nervoso in quanto PAS è fondamentale per vivere bene. Poi esistono una serie di tecniche ad hoc in base alle necessità del singolo, che spaziano dalla Floriterapia, alla Mindfullness, al Respiro Consapevole e molto altro, ma ri-conoscere e conoscere a fondo la propria alta sensibilità è senz’altro il primo passo.
Come la stessa dott.ssa Aron suggerisce, è fondamentale la conoscenza di sé, cioè, comprendere a fondo che cosa significhi essere una PAS e come questo tratto si colleghi agli altri aspetti della propria personalità. Allo stesso tempo è necessario diventare coscienti di quanto l’atteggiamento negativo della società abbia inciso sulla personale condizione.
Altrettanto utile, è conoscere la sensibilità del proprio corpo e far sì che diventi un proprio alleato. È anche necessario ricontestualizzare il proprio passato alla luce della acquisita consapevolezza di essere altamente sensibili e in ultimo, bisogna imparare a comprendere come sentirsi bene nel mondo e quando è necessario per il proprio sistema nervoso a prendersi delle pause.
Che poi, sintetizzando una frase della Aron, è proprio tutto quello che propongo nei miei percorsi individuali: “Comprendere meglio se stessi e imparare a rimanere in equilibrio nel mondo odierno, che non è così sensibile.” Elaine Aron
C’è ancora molta confusione in Italia, tra la figura del counselor e quella dello psicologo. Ci puoi descrivere le differenze?
Rispondo a questa domanda, parlando di quello che riguarda il mio lavoro, non mi piace parlare del Counseling partendo da ciò che non è, piuttosto da ciò che è e fa un Counselor.
Il Counseling, in quanto attività di promozione del benessere, è la prima azione salutogenica. Intendendo la salute, non solo come assenza di malattia, ma in quanto salute sociale.
Per descrivere con maggior precisione il Counseling e il Counselor riporto quanto pubblicato sul sito dell’associazione di categoria A.N.Co.Re alla quale appartengo:
“Il Counseling Relazionale è una attività professionale finalizzata al miglioramento del benessere relazionale delle persone e conseguentemente ad una loro più elevata qualità di vita, attraverso lo sviluppo di una maggiore consapevolezza interpersonale e di risorse e abilità comunicativo-relazionali. Tali competenze consentono di gestire in modo efficace la comunicazione interpersonale e i conflitti relazionali. Il Counseling Relazionale si esplica attraverso un rapporto interattivo fra Counselor e Cliente.
Chi è il Counselor Relazionale: È un professionista esperto nell’analisi, prevenzione e risoluzione delle problematiche comunicativo-relazionali, egli dispone di conoscenze teorico/pratiche, di metodologie olistiche e competenze multidisciplinari inerenti la dimensione interpersonale e i fattori e processi ad essa correlati. Il Counselor ha una concezione olistica dell’essere umano e riconosce l’interdipendenza sistemica tra le molteplici dimensioni che lo costituiscono e che ne caratterizzano l’agire interpersonale.
Ambiti di applicazione e attività del Counseling: Le situazioni e i problemi di cui il Counseling Relazionale si occupa possono riguardare realtà sociali diverse quali la coppia, le relazioni amicali, i gruppi, i contesti familiari, sociali, organizzativi ed aziendali.
La sfera di applicazione del Counseling Relazionale è tuttavia circoscritta esclusivamente a quei problemi e persone che rientrano nell’ambito della “normalità” evitando nella maniera più assoluta di trattare problemi o persone che possano ricondursi all’ambito della patologia, intesa sia in senso medico che psicologico-psichiatrico.”
Personalmente, amo definire il Counseling con una metafora: “Il Counseling è un viaggio di esplorazione dentro di sé e intorno a sé, la cui meta è la comprensione e la crescita individuale, ma l’intento è il vivere in armonia con sé stessi e con chi ci sta accanto.” AnnaMariaLeMoli
In sostanza, il Counselor, può essere di aiuto in vari ambiti e momenti della vita, ad esempio, quando si hanno difficoltà relazionali e di comunicazione in coppia, in famiglia o sul lavoro, oppure, quando la vita pone di fronte ad un momento difficile, come una separazione, un lutto o qualsiasi cambiamento radicale. Quando si sente il bisogno di sostegno e momenti di conforto e di confronto per prendere decisioni complesse che riguardano la sfera privata, lavorativa o di studio. Quando si ha bisogno di sostegno e confronto per svolgere al meglio il proprio ruolo genitoriale. Quando si desidera migliorare la propria vita. Insomma, in ogni momento di difficoltà esistenziale il Counselor può rivelarsi un punto di riferimento importante che sostiene e aiuta ad attraversare momenti difficili, ma soprattutto ti guida nel trovare e mettere in atto preziose risorse dentro di te. Questo ovviamente riguarda tutti non solo le PAS.
Solitamente, chi si rivolge a me arriva al primo incontro confuso, dubbioso e si rende conto di essere sopraggiunto a un limite, oltre il quale sa che da solo non può farcela a uscire dalla “buca” nella quale ha la sensazione di trovarsi.
Rendersi conto di aver bisogno di aiuto è indubbiamente un primo passo molto importante e metterlo in atto è fondamentale, ma è attraverso l’ascolto empatico, il non giudizio, il metodo integrato e soprattutto grazie a una preziosa relazione di grande fiducia che si creerà tra noi, che la persona che sceglierà di lavorare con me, riuscirà a sbloccarsi, a superare insicurezze e confusione e più di ogni altra cosa, a sentirsi più serena, a realizzarsi e a rientrare nel flusso della vita.
Anna Maria, lavori come Counselor Professionista in presenza su Roma, ma anche On Line? Oltre alla relazione one to one offri anche una serie di corsi. Ci puoi descrivere la tua proposta di consulenza dedicata alla persona e ad i gruppi?
Si Francesco, le sessioni one to one possono essere sia presenziali che online. Da poco collaboro con HSP Italia conducendo gruppi di Dialoghi Sensibili. Si tratta di gruppi rivolti a persone altamente sensibili che desiderano confrontarsi e incontrarsi con persone affini, per parlare di ciò che più gli sta a cuore. Entrando sul mio sito si possono trovare le date degli appuntamenti. Inoltre, per tutti, altamente sensibili e non, organizzo percorsi di gruppo o individuali di Mindfullness e di Tarologia Evolutiva. In ultimo, in qualità di Floriterapeuta, effettuo consulenze individuali.
Prima di salutarci, ci puoi raccontare quali sono i tuoi progetti futuri? Siccome, all’interno del mio blog recensisco libri e presento autori emergenti. Ti faccio una domanda di rito: hai mai pensato di scrivere e pubblicare un tuo libro? Se, sì per caso nel prossimo futuro hai intenzione di scrivere un saggio dedicato alle Persone Altamente Sensibili?
È senz’altro una idea che coltivo da un po’ di tempo e mi piacerebbe veramente realizzarla. In realtà i progetti potrebbero essere due uno dedicato all’alta sensibilità e l’altro riguardante uno strumento di introspezione che amo tantissimo, che è la Tarologia Evolutiva. Ad oggi, però, pur essendo autrice per la rivista “l’Eterno Ulisse” non ho mai dedicato il giusto tempo a questi progetti editoriali e dunque per il momento rimangono nel cassetto. Forse per poco? … Chissà!