Coaching e sport in collaborazione con Chiara Colombini, mental coach e trainer di ginnastica ritmica
Chiara Colombini, è una giovane mental coach, studia Scienze della Comunicazione all’Università di Torino oltre ad essere una talentuosa Tecnica di ginnastica ritmica.
Allena le tue potenzialità dentro e fuori dal campo
Allenare il corpo non basta. Mente e corpo devono per forza di cose viaggiare all’ unisono, più sono in equilibrio tra loro migliore sarà la performance sportiva. Un metal coach sportivo allena la mente proprio come un bravo allenatore o preparatore atletico allenano il corpo di uno sportivo, possiamo definirlo come un ricercatore di potenzialità ed un promotore del cambiamento; agisce lì dove ci sono delle paure, insicurezze, interferenze, mancanza di concentrazione o peggio di motivazione. Tempi e modalità d’intervento variano per ciascun individuo.
Perché affidarsi ad un mental coach?
Da oggi puoi andare O L T R E i tuoi limiti anche se non sei uno sportivo professionista. Per vincere la tua pigrizia potresti affidarti ad un mental coach sportivo per modificare il tuo stile di vita sedentario così da dare inizio al cambiamento anche dopo i 40 anni. Poche indicazioni: 1) alzati dal divano 2) spegni Netflix 3) silenzia i social. Lo sai che lo sport contribuisce alla tua felicità?
Intervista a Chiara Colombini: il ruolo del mental coach nello sport
Benvenuta Chiara, ti ringrazio immensamente per aver accettato il mio invito. Ci parli di te? Mi aiuteresti a capire chi è il mental coach?
Sono Chiara Colombini studentessa della facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università degli studi di Torino e Tecnica di Ginnastica Ritmica. Nel 2024 ho conseguito la qualifica da Mental Coach con CSEN, con l’obiettivo di riuscire a supportare al meglio gli atleti durante tutto il loro percorso sportivo. Non bisogna commettere l’errore di credere che il Mental Coach possa fare le veci di uno psicologo, nè che abbia la formula magica per garantire all’atleta la performance perfetta in gara; è piuttosto una figura che ha il compito di guidare lo sportivo a prendere consapevolezza di se stesso, aiutandolo a riporre maggiore fiducia nelle proprie potenzialità e sostenendolo nel delineamento degli obiettivi. È proprio su quest’ultimo punto il focus dell’attività di coaching: in primo luogo, il Coach aiuta il Coachee a definire i propri obiettivi, per poi andare a creare un percorso che non perda mai di vista la meta che l’atleta desidera raggiungere.
Durante le sessioni, le quali hanno mediamente cadenza settimanale e durano circa un’ora, attraverso il dialogo, il Coach accompagna il Coachee verso una maggior consapevolezza del proprio Io.
Oltre ad essere un trainer di ginnastica artistica sei anche una giovanissima mental coach, cosa lega queste due professioni?
Ho iniziato il mio percorso come trainer di ginnastica ritmica quando ero ancora una ginnasta; la mia principale motivazione è sempre stata quella di riuscire a trasmettere la mia passione per questo sport alle piccole atlete. Con il passare del tempo, iniziando a lavorare con ginnaste più grandi che affrontano competizioni di rilievo nazionale, mi sono resa conto di come sia spesso sottovalutato l’aspetto motivazionale, il quale si rivela essere in realtà fondamentale per assicurare all’atleta una preparazione a 360°.
Accade spesso che a seguito di un periodo di preparazione ben affrontato, la ginnasta arrivi in gara e riscontri difficoltà con la gestione delle emozioni, rischiando così di compromettere la performance.
Come si può evitare che questo accada?
Il coaching è sicuramente uno strumento importante.
Ciò che il Coachee scopre durante le sessioni non solo è uno strumento fondamentale per il raggiungimento della miglior performance in gara, ma può essere anche un grande elemento d’aiuto per ottenere una migliore qualità di allenamento in palestra.
La ginnasta ha la possibilità di scoprire quali potenzialità siano più o meno sviluppate in lei e come queste possano essere sfruttate al fine di ottenere una buona prestazione. Non solo, ha la possibilità di conoscere meglio le proprie emozioni, lasciandole fluire durante le sessioni ed imparando come poterle gestire al meglio in una situazione di stress.
Insomma, il lavoro che viene fatto durante gli allenamenti è strettamente correlato a quello che avviene in sessione: il Coach e il Trainer devono instaurare un rapporto di fiducia e completa collaborazione al fine da garantire all’atleta una preparazione completa.
Quali sono i principali benefici del coaching mentale nel settore sportivo?
I principali benefici del coaching in ambito sportivo sono naturalmente connessi alla motivazione e al miglioramento delle prestazioni di gara. Il lavoro svolto durante le sessioni ha lo scopo di sostenere l’atleta nel corso di tutto il suo percorso di preparazione sportiva, dandogli l’opportunità di riflettere su aspetti di sè e del suo rapporto con lo sport a cui magari non aveva pensato prima di quel momento.
Ottenere una maggior consapevolezza della propria persona, delle emozioni e dei pensieri è il punto cruciale del percorso: è in questo modo che l’atleta ha la possibilità approfondire la conoscenza della propria interiorità, imparando a relazionarsi con se stesso e migliorando lo spirito con cui si approccia all’allenamento e alla competizione.
Inoltre, il Coaching è fondamentale sul piano motivazionale: un atleta estremamente motivato visualizza e mantiene chiaro nella mente il proprio obiettivo, lavorando assiduamente per raggiungerlo ma con la possibilità di non accusare eccessivamente la stanchezza che spesso è uno dei principali motivi per cui si decide di ‘mollare la presa’.
Quali sono le sfide più comuni che le tue ginnaste affrontano e come le aiuti a superarle?
La sfida più comune per le mie ginnaste è sicuramente quella di imparare a gestire l’ansia prima della gara. Ognuna di loro reagisce a questo in modi diversi, motivo per cui vi è ogni volta bisogno di fornire un supporto differente.
La gestione dell’ansia, ma più in generale di tutte le emozioni che si provano prima di entrare in pedana, è un lavoro che in apparenza può sembrare semplice; in realtà è esattamente l’opposto.
In primis, affinché si possa gestire, è necessario conoscere davvero l’emozione o lo stato d’animo e, dunque, conoscersi.
Ecco che si torna sempre sullo stesso punto: alla base del percorso di Coaching vi è l’Atleta in quanto Persona. Una persona che ha la necessità di imparare a percepire se stessa al fine di giungere al momento di massima tensione con tutti gli strumenti necessari per poter gestire al meglio la situazione; una ginnasta consapevole avrà quindi la possibilità di liberare la mente da tutti i pensieri negativi e le preoccupazioni che potrebbero ‘rubare’ energie alla prestazione.
In che modo un mental coach può migliorare la performance sportiva?
Il mental coach utilizza le proprie conoscenze per accompagnare lo sportivo in un percorso di consapevolezza volto alla felicità.
Durante le sessioni può porre domande al Coachee, ma è molto più probabile che lasci che sia l’atleta a parlare; il Coach lo ascolta, lo osserva e cerca di aiutarlo ad individuare gli obiettivi e le migliori strategie per raggiungerli.
Durante il suo lavoro può avvalersi anche del supporto di test scritti, fondamentali sia per il Coach al fine di comprendere meglio come si sente colui che ha di fronte, ma importantissimi anche per il Coachee, il quale in questo modo ha la possibilità di mettere effettivamente nero su bianco i propri pensieri.
Insomma, si può dire che il mental coach sia una figura di sostegno che però non si sostituirà mai all’Atleta; si limita a gettare semi, lasciando che sia il giovane a farli germogliare e fiorire.
La sessione di coaching diventa un ‘safe-place’ per lo sportivo, il quale giunge con il tempo a sentire di potersi esprimere in completa libertà, senza il timore di poter essere giudicato.
È assolutamente fondamentale però distinguere nettamente la figura del Coach da quella di altri professionisti: egli non è uno psicologo né uno psicoterapeuta! Nel momento in cui il coach si dovesse rendere conto di non essere la figura professionale adatta alle esigenze dell’atleta è immediatamente tenuto a terminare le sessioni, eventualmente consigliando al Coachee di rivolgersi ad un professionista differente.
Puoi raccontarmi un’esperienza particolarmente significativa da quando sei diventato mental coach?
Mi piace pensare che non ci siano esperienze più significative di altre; ogni ginnasta è unica e il lavoro da fare in sessione cambia ogni volta. È questo l’aspetto che più mi piace di questo lavoro; ogni persona ha obiettivi diversi e di conseguenza sono differenti anche le sfide che il Coach aiuta ad affrontare.
Certo è che è una grande soddisfazione vedere una persona solitamente riservata aprirsi durante la sessione; è il segno che il coaching può essere un supporto utile per tutti e non esclusivamente in ambito sportivo.
Quando un ragazzo/a fa sport, cosa deve fare un genitore? Che tipo di aspettativa deve avere?
Il ruolo del genitore di uno sportivo è fondamentale. Egli può essere il suo più grande sostenitore, ma può anche diventare il suo peggior nemico.
I genitori devono sostenere il proprio figlio, gioire dei suoi risultati e consolarlo dopo una sconfitta, ma non devono mai e sottolineo mai, far pesare le loro aspettative su di lui. Un bambino che decide di approcciarsi ad uno sport, qualunque esso sia, lo fa per divertimento; quando il livello aumenta e con esso anche il carico degli allenamenti, allora lo fa per passione.
Non esiste nulla di più bello di un giovane appassionato di quello che fa, dunque credo che un genitore che desidera la felicità del proprio figlio non debba far altro che sostenerlo nel suo percorso, spronandolo quando ve ne sarà la necessità.
Dal punto di vista di Trainer invece posso affermare l’importanza di supportare il giovane nei momenti di difficoltà; solo in questo modo egli può imparare a non arrendersi immediatamente.
Non è raro che appena l’impegno viene incrementato molti decidano di smettere di allenarsi; se al bambino quello sport piace, è molto importante che vi sia una figura di riferimento che dimostra lui di essere presente e di poterlo sostenere anche quando le cose appaiono più difficili del solito.
Quando questo bambino sarà un adolescente e poi un adulto appassionato, sono certa che ripensando a quei momenti ringrazierà i propri genitori per non avergli permesso di abbandonare tutto solo per il timore della fatica.
Tutti gli sforzi verranno ripagati, prima o poi; nel frattempo sapere di avere delle figure su cui poter contare è una sicurezza indescrivibile per il giovane atleta che decide di intraprendere un percorso simile.
Come si lavora sugli errori e sulle critiche, c’è una tecnica? Ci puoi illustrare un caso specifico?
No, non c’è una tecnica univoca per lavorare sugli errori e sulle critiche. Ogni persona ha una percezione differente di ciò, motivo per cui vi è necessità di utilizzare approcci differenti per ogni caso.
C’è la ginnasta più resiliente che reagisce positivamente all’errore, ma vi è anche la ginnasta che interpreta le correzioni come vere e proprie critiche personali; in questo secondo caso il lavoro si dimostra più complesso poichè attraverso questa convizione la motivazione dell’atleta è altalenante e la fiducia nelle proprie potenzialità rischia di diminuire facilmente.
In casi simili è necessario compiere un lungo lavoro di destrutturazione per poi andare successivamente a restituire al Coachee consapevolezza e fiducia in se stesso.
Il percorso non è semplice né lineare, le emozioni che fluiranno saranno molte e ci saranno sessioni in cui all’apparenza sembrerà tutto perduto; ma l’importante è tenere a mente che non sarà mai così.
In un modo o nell’altro, chi prima e chi più tardi, tutti riusciranno a trovare la migliore strategia per reagire all’errore, sfruttandolo come un’occasione di crescita e miglioramento.
Hai intenzione di aprire uno spazio web, per raggiungere anche con articoli divulgativi i tuoi possibili clienti? Attualmente, come possiamo entrare in contatto con te?
Sì, in futuro mi piacerebbe aprire uno spazio web in cui poter condividere articoli ed opinioni per un continuo interscambio di idee.
Attualmente potete entrare in contatto con me tramite Instagram: chiaracolombini_mentalcoach e su Facebook: Chiara Colombini Mental Coach.
Prima di salutarci. Vorrei farti un’ultima domanda: dove ti vedi tra 10 anni?
Voglio continuare ad approfondire le mie conoscenze nell’ambito del coaching, con l’obiettivo di poter offrire un servizio sempre più completo ai miei Coachee.
Continuerò anche a formarmi come Tecnica di ginnastica ritmica, supportando le mie ginnaste anche dal punto di vista motivazionale.
Mi piacerebbe in futuro ampliare l’ambito di applicazione del coaching, estendendolo sia ad altri sport che ad ambienti differenti, come quello lavorativo.
Sono fermamente convinta che il mondo del coaching sia in grande e continua espansione, motivo per cui mi piacerebbe far conoscere a più persone possibili il mio lavoro e i benefici ad esso collegati.