Comunicazioni d’amore: c’è differenza tra parlare e dialogare?

Sempre più coppie, affrontano la quotidianità, comunicando poco e niente. Partiamo da un presupposto, non esistono degli standard di comunicazione tantomeno delle regole prestabilite. Ogni storia d’amore, è a sé, c’è chi per carattere parla molto e chi non parla proprio. Allo stesso tempo è innegabile la tendenza a rinchiudersi nel silenzio. Se c’è qualcosa che ho imparato durante la mia esperienza di vita, e, che certe cose accadono anche quando siamo capaci di uscire dai gesti meccanici che facciamo tutti i giorni. Quante volte a tavola, dopo una lunga giornata di lavoro, ceniamo con la tv accesa o peggio rispondendo ai vocali. Dall’altra parte c’è una persona che non abbiamo semmai visto per il tutto il giorno, e, con questi piccoli gesti la ignoriamo completamente. È vero, non c’è cattiveria, però alla lunga fa male.

Riccardo Bertoldi, nel suo ultimo romanzo, Ovunque io sia, scrive una bellissima frase: “Non è finita perché non ti amavo più, ma perché le cose belle durano solo se te ne prendi cura”.  E se quando andiamo a ristorante, e vediamo 8 coppie su 10 che non aprono boccano e sono concentrate su altro. Forse, qualche domanda, dobbiamo pur farcela. Sulla nostra capacità di prenderci cura delle cose belle. Una su tutte: la nostra storia d’amore

Cosa significa parlare?

Cosa significa parlare? Se io parlo, comunico le mie emozioni, il mio punto di vista, le mie esperienze. Significa esprimere parti di me. Le parole sono importanti più ne conosci meglio è. Descrivere un episodio specifico, avendo la capacità di utilizzare più termini utili alla comprensione dei fatti, permette al nostro uditore di entrare nel vivo della situazione descritta. E di comprendere meglio cosa vogliamo dire. Il tono di voce, anche quello è basilare. Urlare non serve a niente. Anzi, spaventa e costringe l’altra parte a rinchiudersi. Anche il non verbale, trasmette emozioni. Quando parliamo, muoviamo gli occhi le mani e involontariamente comunichiamo le nostre intenzioni e sentimenti.

La moderna PNL afferma, sulla base di quanto scoperto negli anni ’60 da Albert Merhabian, che: “Fatto 100 il valore, in un rapporto a due, la gestualità ha una valenza del 70%, il timbro della voce del 23% e la parola solo del 7%”

Tornando al discorso iniziale, il problema alla base delle nostre relazioni, è incapacità non tanto di parlare, ma quello d’attivare un dialogo.

Perché sempre più spesso, c’è chi parla sempre e solo di sé, e non dà spazio all’altra persona. Non permette all’altro di esprimersi, così il dialogo viene meno.

E tu “come stai?”

Mi chiedo quante volte, formuliamo una domanda retorica, ma sempre più rara: “Come stai?”.  Sembra banale, ma forse è da molto tempo che non ci esprimiamo in questi termini con il nostro partner.

A mio avviso, capirsi a volo è qualità sempre più rara. È anche un tantino romanzata. La letteratura amorosa, il cinema, le serie tv, e la musica troppe volte hanno decantato e romanzato questa capacità magica.

Capirsi a volo, è roba da pochi. I più non ci riescono. Con questo non escludo che esistano coppie capaci di comprendersi con una smorfia. Ce ne sono, ma non così tante quante l’immaginario mediatico ci induce a credere.  È sempre più difficile esprimersi e andare d’accordo soltanto con un gesto o uno sguardo. Per questo la comunicazione, a maggior ragione quella amorosa, non è solo scambiarsi informazioni.

Fare domande ed in cambio ottenere delle risposte, ma significa aprirsi ad un mondo. È preoccuparsi del nostro partner, è qui rientra la logica del (come stai?) nel senso più aulico e nobile del termine. Solo così si assume conoscenza dell’Altro, solo così si acquisisce la capacità di previsione emotiva. Se non mi occupo di te, se non provo a capirti non potrò mai intuire dal tono della tua voce, il tuo cambiamento d’umore, o altro ancora.

Le scene dei film di Hollywood così come le immagini dei social, così belle e perfette, ci distraggono dalla realtà. Da quella vita quotidiana, che è fatta di silenzi, frasi fatte, e monologhi.

Un’assenza di comunicazione o una comunicazione a senso unico può avere conseguenze nefaste, significa inevitabilmente mettere in discussione un rapporto. Invito, è quello di spegnere i telefonini, il pc, la tv permettendo al dialogo in tempo reale d’essere più presente nelle nostre relazioni d’amore.

Alla fine chi ama, preferisce il contatto, la gioia dei sensi, vedersi e incontrarsi ha sempre un valore più alto. La comunicazione d’amore viene danneggiata se di mezzo ci sono sempre le tecnologie. Mi rifaccio sempre al romanzo di Bertoldi, quando scrive: Non ti ho lasciato perché è finito l’amore. Ma perché è finita la connessione”. Interpretando alla perfezione, quello che succede, continua: “È finita a causa di quelle tue piccole disattenzioni che duravano nel tempo. Le cose piccole sono quelle che poi rompono tutto. Non è stata una volta che hai guardato il telefono mentre ti raccontavo una storia. Sono state le molte volte. Non è stata una volta in cui non mi hai ascoltata quando ne avevo bisogno. È che non mi sono sentita ascoltata per troppo tempo…” .

Queste parole, non hanno bisogno di troppi commenti. Forse, qualcuno/a di voi si riconoscerà nelle parole, e ci ragionerà sopra.

Ma se quello che ho scritto ti ha toccato nel profondo, se senti il desiderio di cambiare rotta, non lasciarti trasportare dalle onde dell’indifferenza. Scegli, il dialogo, prendendoti cura di te, del tuo AMORE e di chi hai accanto.

Chiediti, quanto è viva la tua connessione? E stabilisci insieme con il tuo partner, le vostre regole. Infischiatevene, delle normalità. Ciò che è normale per Me non lo è per Te. Probabilmente sarà solo necessario un accorgimento invece di una rivoluzione. Riaprite la distanza con un dialogo oppure lasciate andare. Morire insieme per tutta la vita infelici e scontenti, è triste. Decisamente è molto meglio salutarsi senza rancore. Volersi bene, ma in un altro modo è la scelta migliore.

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Francesco Sassano

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