Cos’è l’editing e perché è fondamentale per ogni autore: il valore di un editor professionista come Giovanna Rodda
Nel percorso di costruzione di un libro esiste una fase tanto invisibile quanto determinante: l’editing. È il momento in cui un testo smette di essere soltanto una bozza e inizia a trasformarsi in un’opera compiuta, capace di parlare davvero al lettore. Troppo spesso, soprattutto nel mondo del self publishing, questa fase viene trascurata o sottovalutata, con conseguenze evidenti: refusi, incoerenze narrative, passaggi poco chiari, uno stile acerbo. Errori che emergono puntualmente dopo la pubblicazione, quando ormai il confronto con i lettori diventa inevitabile.
Eppure, oggi più che mai, anche autori affermati si affidano a editor professionisti. Non è un segno di debolezza, ma di consapevolezza: scrivere bene non significa solo avere una buona idea, ma saperla costruire, rifinire e rendere efficace.
Cos’è davvero l’editing
Quando si parla di editing, si pensa spesso a una semplice correzione grammaticale. In realtà, è un processo molto più profondo. L’editing è un lavoro di revisione stratificato che agisce su più livelli: dalla struttura narrativa alla coerenza dei personaggi, dal ritmo della narrazione fino alla precisione linguistica.
Un buon editing lavora sulla sostanza e sulla forma. Interroga il testo, ne mette alla prova la tenuta, ne evidenzia le fragilità e ne valorizza i punti di forza. Non riscrive l’autore, ma lo accompagna verso una versione più efficace della propria voce.
Scrivere è un atto creativo; editare è un atto critico. Ed è proprio nell’equilibrio tra questi due momenti che nasce un’opera solida.
Perché l’editing è indispensabile
Molti autori emergenti tendono a innamorarsi della propria prima stesura. È un passaggio naturale, ma anche pericoloso. Senza un lavoro di revisione serio, il testo resta incompleto. L’editing consente di migliorare la chiarezza e la leggibilità, eliminare ridondanze e passaggi inutili, rafforzare la struttura narrativa, rendere coerenti personaggi e dialoghi, aumentare l’impatto emotivo sul lettore.
In altre parole, l’editing trasforma un manoscritto in un libro.
Come scriveva Italo Calvino: “Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto.” L’editing serve proprio a questo: rendere quel “qualcosa” visibile, senza appesantire il testo, senza tradire l’intenzione dell’autore.
L’errore più comune: pubblicare troppo presto
Nel panorama attuale, pubblicare è diventato semplice. Ma proprio questa facilità ha generato un problema diffuso: molti autori pubblicano senza un adeguato lavoro di revisione. Il risultato è un mercato saturo di opere acerbe, che rischiano di compromettere la credibilità di chi scrive.
Chi invece decide di fermarsi, rivedere, lavorare sul proprio testo, spesso con il supporto di un editor, costruisce qualcosa di più duraturo. Non solo un libro migliore, ma anche una reputazione più solida.
Giovanna Rodda: un profilo editoriale costruito sull’esperienza
In questo contesto si inserisce la figura di Giovanna Rodda, editor e autrice con un percorso articolato e coerente. Nata a Trieste, con una formazione linguistica approfondita nelle lingue francese e inglese, ha sviluppato fin da giovane una forte sensibilità per la parola scritta.
La sua esperienza di vita internazionale tra Europa, Africa e America Latina ha contribuito a formare uno sguardo ampio, capace di cogliere sfumature culturali e narrative. Questo elemento si riflette oggi nel suo approccio editoriale, attento, analitico, ma anche profondamente umano.
Come autrice, ha attraversato un percorso non lineare, fatto di confronti con il mondo editoriale, pubblicazioni, concorsi e riconoscimenti. Dal romanzo Triade alle raccolte poetiche e narrative pubblicate con la casa editrice Aletti, fino alla partecipazione a eventi di rilievo come il Salone del Libro di Torino, Rodda ha costruito una conoscenza diretta delle dinamiche editoriali.
Questo è un punto chiave: non è solo un editor, ma una professionista che conosce dall’interno le difficoltà degli autori.
Il suo approccio all’editing
Ciò che distingue Giovanna Rodda è una visione dell’editing come processo collaborativo. Non si tratta di correggere un testo, ma di lavorare insieme all’autore per migliorarlo, rispettandone identità e intenzione.
Il suo metodo si fonda su alcuni principi chiave. Centralità della qualità senza compromessi. Attenzione alla struttura narrativa nel suo insieme. Sviluppo della consapevolezza dell’autore. Costruzione di un rapporto di fiducia e confronto.
Rodda considera l’editing anche come uno strumento di crescita personale per chi scrive. Non è solo un servizio, ma un percorso formativo.
Scrivere, riscrivere, migliorare
Alla base di ogni buon libro c’è un lavoro paziente di revisione. Non esiste scorciatoia. L’editing richiede tempo, disciplina e capacità di mettersi in discussione.
È qui che molti autori si fermano. Eppure è proprio qui che si gioca la differenza tra un testo dimenticabile e uno che lascia il segno.
Accettare l’editing significa accettare di migliorare. Significa uscire dalla logica del “va bene così” e puntare a qualcosa di più ambizioso: una scrittura che funzioni davvero.

Perché ogni autore ha bisogno di un editor: Giovanna Rodda risponde
Quando hai capito che la tua passione per la scrittura poteva trasformarsi in una professione legata anche all’editing?
In realtà, se devo essere sincera io dei miei testi sono sempre stata una gelosa e testarda custode, per cui li correggevo e li ricorreggevo da sola, maniacalmente, fino a che non li sentivo “perfetti”, per così dire. A questo punto devo citare Salvatore Giordano, che nel suo trattato “Manuale di editing, scrittura e redazione editoriale” parla della “caccia al refuso”, e lo paragona al primo amore: indimenticabile, un’esperienza che non si scorda. Ed è vero.
Non posso dimenticare quella sensazione, un misto particolare di mortificazione e di trionfo, quando si scoprono dei refusi in un testo che si giudicava perfetto ed inappuntabile. Io ho incontrato parecchi testi, anche di scrittori noti e non certo alle prime armi, con dei refusi, per cui pian piano mi sono resa conto che il mio istinto di correggerli poteva divenire utile anche ad altre persone, ed ho deciso di mettermi al servizio di chiunque voglia affidarmi i suoi testi; non soltanto per la “caccia al refuso”, ma magari anche per renderli più aderenti alla stessa realtà che l’autore o l’autrice desidera veramente esprimere.
Quali sono le esperienze, personali o editoriali, che hanno maggiormente influenzato il tuo approccio come editor?
Diciamo soprattutto il mio perfezionismo. Oggi come oggi, purtroppo, c’è un eccesso di superficialità, associato ad una sempre più scarsa conoscenza della lingua italiana. Io ho frequentato il liceo classico, una “scuola inutile”, come molti dicevano già ai miei tempi, e sono eternamente grata ai miei genitori per avermi fatto avere quel tipo di istruzione.
Ho imparato – grazie anche ai miei ottimi professori – a “scrivere bene”, ad esprimermi nel modo corretto, sia dal punto grammaticale che sintattico, ad avere una logica nei temi che dovevo svolgere. Amo le cose “scritte bene”, o quanto meno correttamente, e vedere i testi di molte persone che oggi si propongono come autori, spesso mi fa aggricciare la pelle, ma allo stesso tempo mi fa venire la voglia di mettermi al lavoro.
Nel tuo lavoro quotidiano, quali sono gli errori più frequenti che riscontri nei manoscritti degli autori emergenti?
Lasciando da parte, per ora, la grammatica e la sintassi, trovo che spesso l’entusiasmo tende a travolgere gli autori, per cui è facile trovare delle incongruenze nella trama, ad esempio.
Oppure la facilità con cui si cade nelle frasi fatte, nei luoghi comuni, sia nella poesia che nella prosa. Gli occhi “azzurri come il cielo”, o cuore che fa rima con amore, sono degli esempi classici. Ricordo sempre il maestro Giuseppe Aletti, quando dice: “Al poeta si può perdonare tutto, tranne la banalità.” Ed è vero.
Quali soluzioni concrete offri agli scrittori che si affidano a te per migliorare le loro opere?
Per prima cosa, instaurare un rapporto diretto, quasi confidenziale, con l’autore/autrice. Comprendere il mondo in cui si muove ed al quale si ispira, ed agire con delicatezza ed estremo rispetto dello stesso, e del linguaggio impiegato, che se è un’autrice/autore autentica/o non sarà mai uguale ad un’altra/o.
Il mio compito è quello di investigare se la trama è coerente e convincente, valorizzare il linguaggio impiegato, e a volte, eventualmente, proporre dei tagli quando il racconto diviene troppo prolisso o ripetitivo, in modo che il testo da proporre alla casa editrice o da usare per l’autopubblicazione si presenti nella sua versione migliore.
Che consiglio daresti a un autore che ha appena terminato il suo primo libro e non sa se affidarsi a un editor?
Direi che quanto meno c’è bisogno di un correttore di bozze, e di uno o più beta reader, se una persona è restia a sottoporre il suo testo ad un editor. A meno che non si voglia passare anni, come ho fatto io, a revisionare da solo il proprio libro. Ma è inevitabile: i refusi sfuggono sempre.
Al di là della scrittura, c’è qualcosa di personale, un’abitudine, un’esperienza o una passione, che senti abbia contribuito a formare il tuo sguardo critico sui testi?
Sono sempre stata una grande lettrice, e da quando sono tornata in Italia dopo un periodo trascorso all’estero, io e mia sorella abbiamo condiviso questa passione per la lettura. Spesso ci siamo scambiate pareri sui libri che leggevamo, o anche sui film che guardavamo, e questa passione è cresciuta con il tempo. Grazie anche a lei, ho incominciato ad avere, appunto, uno sguardo più critico e più consapevole sulle trame, sui personaggi e sui drammi che gli stessi dovevano affrontare. O anche sulla comicità di certe situazioni.
Dove possiamo trovarti online e qual è il modo migliore per contattarti per iniziare un percorso di editing?
Sulla mia pagina Facebook Giovanna Rodda, dove si trovano anche dei miei testi poetici o in prosa, o meglio ancora presso la mia email: giovannarodda.3@gmail.com
Quali sono i generi o le tipologie di manoscritti su cui lavori più spesso nel tuo percorso di editing?
Sono aperta a tutti i tipi di romanzi, anche se ultimamente trovo che alcuni di essi abbiano una vena profonda di ribellione alla realtà che ultimamente stiamo vivendo, e a volte un’impronta profondamente spirituale, che mi fa sperare in un futuro miglioramento della nostra condizione umana.
Prima di chiudere la nostra intervista, ti ringrazio per la disponibilità. Quale consiglio ti senti di dare a chi ha iniziato a scrivere un libro ma si sente ancora confuso sui prossimi passi da compiere?
Come ho imparato io stessa nei webinar che ho seguito, il primo consiglio è quello di scrivere, scrivere di getto, senza censurarsi, senza giudicarsi. In un secondo momento, rileggere il testo con un senso critico, ma evitando l’autodistruttività (cosa che per molti può essere difficile), e incominciare a correggere, a tagliare ciò che è superfluo, e così via. Poi, quando sentiamo che la “prima stesura” è pronta, sicuramente dare il proprio libro a uno, o meglio ancora, a più beta reader: non solo familiari indulgenti, ma anche persone il cui giudizio tendiamo a temere, ed esaminare le critiche ricevute. Alla fine, se si sente che un editor, o quanto meno un correttore di bozze sia indispensabile, questo è un passo da considerare seriamente prima di sottoporre la propria creazione ad una casa editrice.