Dal controllo all’ascolto: la Life Coach Francesca Pinto ti accompagna a conoscerti davvero
Una nota sul nostro tempo
Viviamo in una società che chiede alle donne di essere tutto, e di esserlo bene: professioniste competenti, madri presenti, compagne empatiche, amiche disponibili, figlie riconoscenti. Un equilibrio apparentemente possibile solo al prezzo dell’esaurimento.
Secondo recenti indagini sociologiche, le donne continuano a sostenere la maggior parte del carico familiare e domestico, anche quando lavorano a tempo pieno. E oltre il 51% della popolazione italiana è completamente d’accordo con l’affermazione «il ruolo più importante di una donna è prendersi cura della casa e della famiglia» (fonte: Barigozzi et al., 2022)
Chi è Francesca Pinto
Francesca Pinto è una Life, Love & Wellness Coach e ideatrice del metodo V.E.R.S.O.®, che accompagna le donne a riscoprire fiducia in sé stesse, amore per il proprio corpo e leggerezza nella vita quotidiana.
Attraverso coaching, mindfulness e journaling, guida le donne a liberarsi da schemi che le limitano, a gestire le emozioni e a costruire relazioni autentiche, mettendo sé stesse al centro senza sensi di colpa.
Durante la nostra call conoscitiva mi ha colpito una sua frase, che ancora risuona dentro di me e di cui voglio lasciare traccia:
«A volte basta smettere di cercare risposte e iniziare a sentire» — Francesca Pinto
Con empatia, intelligenza emotiva e leadership gentile, Francesca crea spazi sicuri in cui le donne possono ascoltarsi, riconoscersi e agire in armonia con la propria verità, imparando a prendersi cura di sé senza rinunciare alla propria autenticità.
Il cambiamento comincia nel silenzio
Spesso le donne si trovano a correre tra mille impegni, cercando di conciliare lavoro, famiglia e relazioni, senza fermarsi a chiedersi cosa serve davvero a loro stesse. Il cambiamento profondo non nasce da nuove regole o strategie esterne, ma da una pausa consapevole: il tempo per ascoltarsi e capire quali sono le proprie esigenze reali.
Prendersi uno spazio di silenzio significa osservare senza giudizio i propri pensieri, le proprie emozioni e il proprio corpo. Non serve avere subito tutte le risposte: il cambiamento comincia quando ci concediamo di sentire, accogliere e valutare ciò che funziona e ciò che non funziona nella nostra vita.
Può tradursi in azioni concrete come:
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- Fermarsi qualche minuto al giorno per respirare consapevolmente.
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- Scrivere i propri pensieri o emozioni su un diario, per chiarire priorità e desideri.
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- Notare le situazioni in cui ci sentiamo sopraffatti e chiedersi cosa possiamo alleggerire.
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- Riconoscere i propri bisogni prima di soddisfare quelli degli altri.
«Il cambiamento non è fare di più, è imparare a ascoltarsi e dare spazio a ciò che conta davvero.» — Francesca Pinto
Questo approccio permette di agire in modo più centrato, consapevole e duraturo, senza sensi di colpa. Fermarsi, osservare e ascoltare è il primo passo per costruire una vita più equilibrata e autentica, in cui le scelte siano guidate dal proprio benessere e non solo dalle aspettative altrui.
Il potere dell’ascolto
Durante la nostra conversazione, io e Francesca Pinto ci siamo soffermati su un concetto che ci ha colpito profondamente: dovremmo ascoltare il doppio di quanto parliamo. Spesso la vita ci spinge a esprimere, spiegare, convincere, senza concederci il tempo di capire davvero noi stessi o chi ci sta accanto. Francesca mi ha ricordato quanto migliorare questa capacità possa cambiare radicalmente il nostro modo di vivere: non solo le relazioni con gli altri diventano più autentiche e profonde, ma anche il rapporto con noi stessi diventa più chiaro e leggero.
Goethe affermava: “Parlare è un bisogno, ascoltare è un’arte”.
L’ascolto diventa così un vero strumento di trasformazione. Ci insegna a rallentare, a percepire le emozioni e a cogliere le sfumature della vita che altrimenti sfuggirebbero. Imparare a dare più spazio alle parole degli altri e alle nostre significa vivere con maggiore consapevolezza, equilibrio e autenticità.
Francesca Pinto: il potere dell’ascolto e del cambiamento
In un mondo che ci spinge costantemente a fare, controllare e dimostrare, fermarsi e ascoltare può sembrare semplice, ma è un vero atto di trasformazione. In questa intervista, Francesca ci racconta come l’ascolto attivo, la consapevolezza emotiva e la leadership gentile possano diventare strumenti concreti di cambiamento nella vita di ogni giorno.
Francesca, il tuo lavoro evidenzia quanto il cambiamento duraturo nasca dall’ascolto piuttosto che dal controllo. Come può una donna che tende a voler controllare tutto imparare a fidarsi di sé e del processo?
Per risponderti al meglio, iniziamo innanzitutto a comprendere da dove nasce questa necessità di controllare.
Quando una donna controlla tutto: la casa, il lavoro, le emozioni, tutte le sue relazioni (nel ruolo di figlia, madre, compagna, amica) perfino il modo in cui dovrebbe sentirsi, non è mai perché “è fatta così” …
È perché ha imparato a non fidarsi di niente e nessuno e, soprattutto, nemmeno di se stessa ed ha preso come insegnamento dalla vita che, se non tiene tutto insieme lei, non lo farà nessuno. E la fiducia è sparita sotterrata da qualche parte … E più applica questo schema e più resta ingabbiata in una vita che non le appartiene e che non è soddisfacente.
A questo punto c’è da domandarsi: ma a cosa le serve indossare questa maschera di donna dai super poteri?
A proteggersi!
Ogni volta che cerchiamo di controllare tutto stiamo attivando, spesso in maniera inconsapevole, un meccanismo di protezione. È un modo per non toccare il dolore, per non affrontare il vuoto, per non sentire quella voce interiore auto giudicante che dice:
“E se non bastassi?” “E se non fossi all’altezza?” E se non andasse bene? E se …
Il controllo nasce dalla paura di perdere, dall’idea che se lasciamo andare qualcosa, anche piccole briciole di vita potremmo perderci qualcosa di importante per noi stesse mentre in realtà è esattamente l’opposto!
Tenere insieme =controllare=scappare dal dolore
Dire di si a tutto ci fa perdere noi stesse e la vera vita.
E come si fa ad uscire da questa maschera, da questi ruoli incollati su di noi?
Ho racchiuso la soluzione in quattro semplici passaggi:
Fermati, respira, ascoltati, vai.
1. FERMATI
Fermati, prenditi un momento per te e lascia fuori tutto il caos della vita: come puoi essere presente qui, davvero, se la tua mente è altrove?
Ecco le domande che aprono lo spazio interiore:
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- Dove sono io, adesso, mentre leggo queste parole?
Nel corpo? Nella testa? Nel futuro? Nel passato?
- Dove sono io, adesso, mentre leggo queste parole?
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- Sto leggendo… o sto correndo anche qui?
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- Cosa mi sto chiedendo di fare in questo momento che potrei lasciare andare anche solo per un minuto?
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- Cosa merita davvero la mia attenzione, ora?
Queste domande spostano l’energia: dal “fare” all’“essere”.
2. RESPIRA
Respira: porta consapevolezza su una cosa che è importantissima e che sottovalutiamo troppo. Il respiro presente ti alleggerisce e ti permette di dare il meglio.
Domande che “spengono il rumore” e accendono il corpo:
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- Il mio respiro è corto o è pieno? Dove lo sento?
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- Cosa cambia in me quando faccio un inspiro più dolce?
E cosa cambia quando lascio andare l’aria più lentamente?
- Cosa cambia in me quando faccio un inspiro più dolce?
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- Cosa mi sto negando trattenendo il respiro?
E cosa posso invitare nella mia vita lasciandolo fluire?
- Cosa mi sto negando trattenendo il respiro?
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- Che cosa il mio corpo sta cercando di dirmi attraverso il modo in cui sto respirando?
3. ASCOLTATI
Ora sei pronta per ascoltare davvero quello che c’è per te nella situazione che stai vivendo.
Domande profondissime, che arrivano dritte al punto:
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- Cosa sto provando, veramente, adesso?
(Non ciò che “dovrei” provare, ma ciò che c’è).
- Cosa sto provando, veramente, adesso?
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- Dove sento questa emozione nel corpo? Di cosa ha bisogno?
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- Se questa emozione fosse una persona cara seduta accanto a me, cosa mi direbbe?
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- Quale parte di me sta chiedendo attenzione in questo momento?
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- Cosa posso offrirmi, qui e ora, per stare meglio anche solo del 1%?
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- Qual è la verità che non sto ascoltando?
Queste domande aprono lo spazio per la consapevolezza gentile, quella che libera.
4. VAI
Con le idee più chiare e il corpo rilassato, puoi finalmente andare: vivere la tua fiducia.
Domande che portano all’azione consapevole:
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- Qual è il passo più piccolo e più gentile che posso fare adesso?
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- Se mi fidassi davvero di me, cosa sceglierei?
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- Qual è la decisione che mi avvicina, anche di un millimetro, alla donna che voglio essere?
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- Cosa posso fare oggi per onorare ciò che ho appena ascoltato di me?
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- Come posso restare fedele a me stessa anche mentre agisco?
Quando ti fermi, respiri, ti ascolti e agisci da quello spazio di verità, inizi a vedere che puoi contare su di te: ed è da lì che nasce la fiducia, non come sforzo, ma come conseguenza naturale della presenza.
Il cambiamento non inizia con un grande salto, ma con un piccolo passo.
Qual’è il più piccolo passo che puoi fare ora per arrivare al tuo risultato?
È quel passo che apre una fessura nell’armatura.
È da lì che entra la luce. È da lì che la fiducia fiorisce.
Molte donne che segui si sentono sovraccariche e intrappolate in ruoli che non rispecchiano la loro essenza. Quali sono i primi passi concreti che consigli per tornare al centro della propria vita?
Il sovraccarico non nasce dal fare troppo, ma dal fare tutto tranne che viverci. Nasce dal fare tutto tranne che per noi stesse.
Corriamo per dovere, per “amore”, per abitudine, per paura… e a fine giornata ci ritroviamo esauste, ma ancora convinte di “non aver fatto abbastanza”. E lo sai da cosa nasce questa frustrazione nella maggior parte dei casi? Nasce dall’aver trovato tempo per tutto tranne che per noi stesse, e nell’aver donato amore a tutti e per noi nemmeno una goccia. E questo non è egoismo è amor proprio.
Come puoi riempire dei bicchieri da una brocca vuota?
Immagina di essere seduta in prima fila al cinema e guardare il film della tua vita.
Guardi la protagonista correre tutto il giorno tra impegni, casa, lavoro, figli, compiti, colloqui, mille responsabilità… e la sera cade sul divano senza neppure ricordare cosa indossava o cosa ha mangiato.
Ecco, io ti chiedo:
Tu questa donna… la considereresti felice? O solo abile a sopravvivere?
La verità è semplice: Le donne non mancano di forza: mancano di spazio.
Spazio mentale, emotivo, spazio per respirare e tornare all’essenza.Vivono nella modalità “fare” senza entrare in quella più profonda e vera dell’essere e quindi non accedono mai alla loro vera essenza.
Ed è uno spreco vivere la propria vita così in scarsità quando invece c’è abbondanza di tutto: basta cambiare approccio e punto di vista.
Il primo passo che faccio fare in questo tipo di situazioni è in un esercizio che chiamo il potere del micro tempo: che consiste nel donarsi ogni giorno almeno dieci minuti tutti per sé.
Ogni giorno, dieci minuti tutti per te.
Dieci minuti in cui non sei madre, compagna, figlia, professionista.
Sei solo tu.
Cosa fare in quei dieci minuti? Nulla: resta nel tuo sentire e poi arriverà il fare che potrà essere: ascoltare musica, scrivere, disegnare, leggere.
Ti cambia la vita.
Davvero.
Il metodo V.E.R.S.O.® integra coaching, mindfulness e journaling. Puoi raccontarci come questi strumenti possono essere applicati nella vita quotidiana per affrontare stress o momenti di difficoltà emotiva?
Il metodo V.E.R.S.O.® nasce da un’idea semplice: aiutare le donne a non essere sovraccariche. I tempi attuali richiedono di fare tanto e velocemente e si rischia di restare sopraffatte da ruoli da ricoprire e cose da fare e perdere di vista quello che davvero conta.
Quando una donna riesce ad ascoltarsi in profondità , ritrova spontaneamente equilibrio e direzione e può fare la differenza in ogni contesto. Ma come può fare se non ne è consapevole e se non conosci gli strumenti adatti a farlo?
Coaching, mindfulness e journaling non sono tecniche “da fare”, ma strumenti semplici e quotidiani che riportano presenza nelle giornate più caotiche e chiarezza nei momenti emotivi più difficili.
VERIFICA è il primo passo: fermarsi un momento e riconoscere cosa sta accadendo dentro di noi.
Spesso viviamo le emozioni come se fossero un nemico da gestire, invece sono informazioni preziose: dicono cosa serve al nostro cuore, non cosa c’è di sbagliato in noi.
ESPRIMI è il momento della liberazione: dare voce a ciò che proviamo, anche solo scrivendo due righe o facendo un respiro profondo; si sciolgono tensioni che altrimenti diventano ansia, fame emotiva o irritabilità.
Con REALIZZA, iniziamo a distinguere ciò che vogliamo essere da ciò che ci è stato chiesto di essere.
In questa fase emergono i bisogni veri: più riposo? più confini? più autenticità?
SVILUPPA significa trasformare queste consapevolezze in micro-abitudini sostenibili: cinque minuti di respirazione, una passeggiata, un “no” detto al momento giusto. Sono piccoli gesti che costruiscono una nuova identità emotiva.
Infine, OSA: è il coraggio dolce di scegliere te stessa anche nelle giornate storte, quando vorresti tornare indietro nei vecchi schemi.
È lì che nasce il cambiamento.
Mindfulness, journaling e coaching diventano così compagni quotidiani: ti radicano, ti fanno vedere ciò che senti, e ti permettono di rispondere alla vita senza perderti.
Sono strumenti che riportano una donna al suo centro: sempre.
Spesso le emozioni vengono compensate attraverso il cibo o la ricerca di approvazione. Quali meccanismi osservi più frequentemente e come aiuti le donne a trasformarli in consapevolezza e libertà interiore?
Quando una donna compensa con il cibo, non sta “sbagliando”, sta manifestando, spesso inconsciamente, un bisogno inespresso che non viene soddisfatto come dovrebbe.
Sta cercando qualcosa che non trova altrove: potrebbe essere pace, riconoscimento, una pausa, un abbraccio; sta cercando di essere vista, amata e apprezzata.
Il cibo e l’approvazione diventano scorciatoie emotive quando smettiamo di ascoltare ciò che realmente chiede il nostro cuore.
I meccanismi più frequenti che osservo sono tre:
1. Il cibo come anestetico
Si mangia per calmare una tensione interna, per spegnere il rumore mentale, per riempire un vuoto che non ha niente a che fare con la fame.
È un gesto automatico che nasce dal bisogno di sollievo immediato.
2. Il cibo come compagnia
Accade quando la donna si sente sola o non vista: il cibo diventa presenza, conforto, un modo per colmare la mancanza di relazione.
3. L’approvazione come nutrimento
Quando una donna non si sente abbastanza, cerca negli occhi degli altri quello che non sente dentro: valore, conferma, amore.
È un nutrimento fragile, che crea dipendenza emotiva.
Certi professionisti danno liste di cibi da mangiare o non mangiare e ore di movimento. Nelle mie sessioni porto ascolto, comprensione dei bisogni profondi e non tolgo nulla: aggiungo consapevolezza.
Insegno loro a comprendere da dove nasce e quando nasce quella richiesta e le aiuto a fermarsi prima dell’automatismo per chiedersi:
“Di cosa ho veramente bisogno in questo momento?”
È una domanda semplice, ma cambia tutto.
Spesso la risposta non è “mangia”: è “sentiti”, “respira”, “riposati”, “chiedi”, “concediti”.
Attraverso il metodo V.E.R.S.O.®, la mindfulness e il journaling, impareranno a distinguere fame da emozione, bisogno da impulso, desiderio da mancanza.
E quando il bisogno viene accolto ( non giudicato, non evitato, non enfatizzato) il sintomo perde potere.
È così che nasce la libertà: si lascia andare il controllo, ci si ascolta e ci si fida amorevolmente di se stesse e del proprio corpo.
Cosa c’è di più bello che rallentare, riscoprirsi e guardarsi con occhi nuovi?
Nel tuo lavoro metti molto l’accento sull’ascolto profondo e sulla leadership gentile. Come queste qualità influenzano il percorso delle tue clienti e come possono ispirare altre donne a sviluppare la loro forza autentica?
L’ascolto profondo e la leadership gentile sono il cuore del mio lavoro, perché molte donne arrivano a me con una voce interna che non è affatto gentile.
È una voce che giudica, pretende, commenta, critica, chiede sempre di più e non concede mai tregua.
Una voce che le ha rese forse più efficienti… ma molto probabilmente non felici.
Quando una donna impara ad ascoltarsi e a trattarsi con amore e gentilezza, qualcosa cambia immediatamente: cambia il tono con cui si parla, il suo portamento e la sua postura, cambia il modo in cui respira, il modo in cui chiede, il modo in cui ama.
Diventa più accogliente e, allo stesso tempo, anche più potente. Quando sento che hanno compreso l’importanza di questo cambiamento, e sono pronte a prendersi cura di se stesse, adoro donargli delle meditazioni guidate per agevolare la loro consapevolezza. Un dono immenso che ricevo da loro è poterle guardarle con quella nuova luce negli occhi ….
L’ascolto profondo aiuta le mie clienti a riconoscere ciò che provano davvero, non ciò che “dovrebbero” provare.
Molte donne sanno essere attente al mondo, ma non a sé stesse.
E quando cominciano ad ascoltarsi, scoprono che dentro hanno risorse che non immaginavano.
La leadership gentile, invece, è l’arte di “guidarsi” con rispetto.
Non è indulgenza né debolezza: è forza consapevole.
È dire “sì” senza paura e “no” senza colpa, “mi merito di più” senza giustificarsi.
Una donna che guida sé stessa con gentilezza non ha bisogno di spingere: si muove con naturalezza, e il mondo risponde a quella sua nuova energia.
Queste due qualità trasformano profondamente il percorso delle mie clienti:
le aiutano a spezzare schemi che le tenevano bloccate da anni, a sentirsi finalmente viste (prima da loro stesse, poi dagli altri), e a costruire relazioni più sane e più vere.
E soprattutto, diventano un esempio.
Quando una donna cambia il modo in cui si parla, il modo in cui si tratta e il modo in cui si sceglie, ispira altre donne a fare lo stesso.
La gentilezza diventa contagiosa, l’ascolto diventa modello, l’autenticità diventa possibilità.
Perché la forza autentica non nasce dalla durezza.
Nasce dalla chiarezza. Nasce dal rispetto per sé e dal coraggio di trattarsi come meritano davvero.
E quando una donna lo fa, non è più un brutto anatroccolo che si nasconde:
è un cigno che finalmente si riconosce.
Guardando al futuro, quali nuovi percorsi o strumenti stai sviluppando per supportare le donne a vivere con più leggerezza, autenticità e amore verso sé stesse?
Guardando al futuro, desidero creare sempre più spazi protetti dove le donne possano sentirsi viste, accolte e sostenute.
Luoghi in cui non devono dimostrare nulla, ma possono semplicemente essere sé stesse, tornare a respirare e ritrovare il proprio valore.
I miei percorsi – Ritorna a Te, Inizia a Volare, Apri le tue Ali – stanno diventando veri contenitori emotivi: non solo programmi, ma comunità di donne che camminano insieme, condividono dubbi, progressi, fragilità e nuove consapevolezze.
Perché quando una donna non si sente più sola, il cambiamento diventa più dolce e reale.
Sto sviluppando nuovi rituali quotidiani semplici ma profondi: meditazioni brevi, domande di journaling e pratiche di presenza che aiutano a gestire la propria vita frenetica e a scegliere ogni giorno la propria energia.
È sorprendente quanto possa fare un gesto piccolo, se diventa un gesto vero: si può creare un vero effetto domino.
Accanto ai percorsi, continuerò a creare strumenti gratuiti e momenti di connessione – mini challenge, meditazioni, spazi di condivisione – per accompagnare ogni donna a conoscermi e, soprattutto, a conoscere meglio sé stessa.
La mia visione è chiara: una donna che ritrova il suo centro ritrova la sua luce. E quando quella luce si accende, tutto il resto prende forma.
