“Dare per ricevere” di Enrico Faes: il volontariato come filosofia di vita e crescita collettiva

In un’epoca in cui l’individualismo sembra dominare ogni aspetto della vita sociale, il libro “Dare per ricevere” di Enrico Faes emerge come un manifesto potente e profondamente umano. Non si tratta di un semplice saggio sul volontariato, ma di un percorso che coniuga teoria e pratica, sociologia e impegno quotidiano, aiutando il lettore a comprendere la “logica del dono”, così come teorizzata dall’antropologo Marcel Mauss.

 

“Perché la vera eredità non è ciò che accumuliamo, ma ciò che diamo, e il cammino è ciò che ci forma, non la meta”.

 

Questa frase riassume perfettamente il cuore del libro: il valore di un’azione non si misura solo nel risultato tangibile, ma nel percorso di impegno e condivisione che la genera.

 

La domanda centrale: “Ma chi te lo fa fare?”

Chi ha fatto volontariato o è ancora impegnato in attività civiche conosce bene questa domanda, spesso rivolta da parenti o amici. Faes risponde con la prospettiva di chi da anni vive in prima linea sul territorio: per vent’anni presidente della Federazione Trentina delle Pro Loco e del Consorzio Trento Iniziative, il suo percorso è caratterizzato da abnegazione, metodo e desiderio di lasciare una traccia duratura nella comunità.

 

Il volontariato, secondo Faes, non è un gesto fine a sé stesso, ma un processo di arricchimento reciproco.

 

“L’impegno civico è un esercizio autonomo, un modo per prendersi carico della propria comunità anziché attendere che altri lo facciano”.

 

Il volontariato come pratica sociologica

Il libro integra riflessioni filosofiche e sociologiche di grande spessore. Faes richiama Jacques Godbout e Robert D. Putnam, spiegando come una società capace di donare disinteressatamente sia una società più coesa. L’autore sottolinea come la ricerca del benessere individuale non possa limitarsi al PIL, citando anche Martha Nussbaum e ricordando logiche care a Tiziano Terzani: il vero benessere collettivo si misura anche nella capacità di creare legami, fiducia e capitale sociale.

 

Faes affronta inoltre il volontariato come atto di libertà e responsabilità civica, in linea con l’ideale kantiano: “osare sapere” e “osare fare”. Qui il concetto di dono maussiano diventa centrale: dare genera legami di fiducia, solidarietà e crescita condivisa, trasformando l’individuo e la comunità.

 

 

 

Dalla teoria alla pratica: un volontariato che trasforma il territorio

L’esperienza di Faes alla guida delle Pro Loco del Trentino è un esempio concreto di come la filosofia del dare possa generare risultati tangibili. Trasformando la Federazione da un semplice ente turistico a un vero e proprio “attivatore di comunità e partecipazione”, Faes valorizza il patrimonio culturale e territoriale, creando reti di volontariato capaci di generare coesione sociale e sviluppo economico sostenibile.

 

La sua esperienza dimostra anche la capacità di innovare senza tradire le radici, introducendo quella che lui definisce la logica del camaleonte.

 

La logica del camaleonte: adattarsi senza perdere i valori

Enrico Faes si definisce un “camaleonte del volontariato”, concetto chiave del libro. Con questa metafora, descrive la capacità di adattarsi alle nuove sfide e ai cambiamenti del contesto sociale, pur rimanendo fedele alla propria filosofia di vita e ai valori fondamentali del dare.

 

In un mondo in rapido cambiamento, dove il volontariato e l’impegno civico devono confrontarsi con nuove esigenze, strumenti digitali e trasformazioni culturali, Faes mostra come sia possibile innovare senza perdere autenticità. Questo approccio ha guidato la sua esperienza alla guida delle Pro Loco del Trentino: dall’uso della tecnologia per comunicare le iniziative al sostegno a progetti culturali e creativi, tutto è finalizzato a rafforzare il territorio e la comunità, senza scadere in un turismo di massa consumistico o in iniziative puramente economiche.

 

La logica del camaleonte non è un atteggiamento opportunista, ma una strategia di resilienza e intelligenza sociale: capire quando cambiare metodo, aggiornare strumenti o modalità di intervento, senza mai tradire lo spirito del volontariato. È un invito a leggere il contesto, sperimentare e trasformarsi, rimanendo però fedeli al principio che il dono genera valore, per sé e per gli altri.

 

Dare per ricevere: una filosofia di vita

Il messaggio di Faes va oltre il volontariato: il dare diventa una filosofia applicabile in ogni ambito della vita. L’impegno condiviso, la creazione di progetti culturali, sportivi o professionali, la capacità di adattarsi alle sfide e innovare senza perdere la propria essenza sono i principi guida del libro. La gioia del volontario non deriva dal premio o dal riconoscimento, ma dall’esperienza del cammino e dall’arricchimento reciproco tra individui e comunità.

 

“Non si tratta di vincere una gara, di arrivare primo o di superare un record, ma di dare. Di dare il meglio di me, ogni singolo giorno, in ogni momento della mia vita”.

 

Il libro celebra così la forza della comunità, la fiducia e la partecipazione attiva, mostrando che il ricevere è una naturale conseguenza del dare, e che il vero appagamento risiede nel percorso stesso.

 

Dialogo con Enrico Faes: il valore del dare, tra comunità e impegno personale

Enrico Faes è una figura poliedrica con una vasta esperienza nel mondo del volontariato e dell’impegno civico. Per oltre vent’anni ha dedicato tempo, energie e visione alla crescita del territorio, ricoprendo il ruolo di presidente della Federazione delle Pro Loco del Trentino e successivamente del Consorzio Trento Iniziative. Un percorso segnato da responsabilità, capacità organizzativa e da una profonda attenzione alla dimensione comunitaria, culturale e sociale.

 

Accanto all’impegno nel volontariato, Faes è anche un appassionato triatleta, capace di affrontare sfide sportive di alto livello come l’Ironman e l’Ironman completo. Lo sport, nella sua esperienza, non è mai competizione fine a sé stessa, ma disciplina, percorso e metafora di una filosofia di vita fondata sulla costanza, sull’impegno quotidiano e sul dare il meglio di sé.

 

Autore del libro Dare per ricevere, Enrico Faes unisce riflessione sociologica ed esperienza vissuta, proponendo una visione del volontariato come atto di libertà, responsabilità civica e crescita reciproca. Un dialogo con lui significa entrare in una narrazione fatta di comunità, dono, adattamento e futuro condiviso.

 

 

Nel tuo libro parti da una domanda tanto semplice quanto spiazzante: “Ma chi te lo fa fare?”. Quando l’hai sentita per la prima volta e cosa ti ha spinto a trasformarla nel cuore di questo saggio?

Questa domanda mi ha accompagnato fin dai primi passi nel volontariato, ma è diventata pressante alla fine del mio mandato come presidente del Consorzio Trento Iniziative. Sono stati anni di lavoro intenso, segnati da complessità relazionali e politiche che hanno messo a dura prova la mia stessa motivazione. Eppure, proprio quell’esperienza mi ha restituito forza, coraggio e una nuova consapevolezza. La domanda, da provocazione esterna, si è trasformata nel filo conduttore di una riflessione più profonda: un pensiero maturato tra pratica e studi bibliografici che ha trovato la sua sintesi naturale in questo libro.

 

In Dare per ricevere intrecci costantemente teoria sociologica ed esperienza diretta. Quanto è stato importante per te raccontare il volontariato non solo come ideale, ma come pratica quotidiana, fatta anche di fatica, conflitti e responsabilità?

Durante la mia laurea magistrale in Gestione degli enti non profit ho approfondito diverse teorie socio-economiche. Ho avuto l’audacia di accostare quegli studi alle mie esperienze personali, scoprendo che teoria e pratica si intrecciano perfettamente. Agire come volontario poggiando su un solido pensiero scientifico mi ha permesso di dare un senso concreto al mio operato, permettendomi di muovermi con maggiore consapevolezza e, soprattutto, con un’assoluta libertà intellettuale.

 

Nel libro richiami la “logica del dono”, facendo riferimento a pensatori come Marcel Mauss, Putnam e Nussbaum. Perché, secondo te, oggi questa logica è ancora così necessaria – e forse persino controcorrente – in una società fortemente individualista?

La logica del dono rappresenta un correttivo indispensabile all’egemonia dell’individualismo utilitaristico che ha caratterizzato l’ultimo decennio. Il rischio attuale è l’erosione del capitale sociale: senza una trasmissione intergenerazionale del valore della gratuità, verrebbe meno quel principio di reciprocità antropologica che è il vero motore della coesione nel nostro Paese. È prioritario riposizionare il dono al centro del discorso pubblico, non come atto caritatevole, ma come pilastro fondamentale di un’economia civile e di una società autenticamente produttiva.

 

Ti definisci un “camaleonte del volontariato”, capace di adattarsi ai cambiamenti senza perdere i valori di fondo. Quanto è stato complesso trovare questo equilibrio tra tradizione e innovazione nella tua esperienza alle Pro Loco del Trentino?

L’approccio “camaleontico” non va inteso come mero opportunismo, bensì come una forma di resilienza adattiva: la capacità di modulare la strategia d’intervento pur mantenendo l’integrità dei valori fondanti. Nella realtà delle Pro Loco trentine, tale equilibrio è stato frutto di una sintesi tra il rispetto per le radici identitarie e la necessità di innovazione dei processi. Questa visione, emersa durante un confronto pubblico sulla governance territoriale, rimane a mio avviso una metodologia d’azione estremamente valida per interpretare le mutazioni del tessuto sociale contemporaneo.

 

Dalle pagine del libro emerge con forza l’idea che il volontariato non sia separato dalla vita, ma che influenzi lavoro, famiglia, sport ed economia. C’è un ambito della tua vita in cui questa filosofia del dare ti ha sorpreso più di altri?

Sì, lo sport. Quando nel 2024 ho concluso l’Ironman a Cervia — una sfida estrema con 4 km di nuoto, 180 km in bici e 42 km di corsa — ho capito che il “dare per ricevere” si applica perfettamente anche all’endurance. Dopo 11 ore e 20 minuti di fatica, a prevalere non è stata la stanchezza, ma la gratitudine. Dare tutto incondizionatamente durante un anno di allenamenti quotidiani è stato il “dono” che mi ha permesso di ricevere la soddisfazione del traguardo. Mi ha insegnato che dare tutto allena la mente a superare ogni avversità.

 

Guardando al futuro: su cosa stai lavorando ora e quali sono i progetti o le idee che senti più vicine alla tua visione di comunità, partecipazione e“dare per ricevere”?

Attualmente sto declinando il paradigma del “dare per ricevere” all’interno di un progetto di rigenerazione del commercio di prossimità per Confcommercio Trentino. L’obiettivo è lo sviluppo di una piattaforma che funga da infrastruttura tecnologica per il welfare di prossimità. In questa visione, il negozio di vicinato smette di essere esclusivamente un luogo di transazione economica per trasformarsi in un hub relazionale e di servizio. Mentre il commercio elettronico risponde a logiche di efficienza atomistica e individuale, il punto vendita fisico alimenta la densità relazionale del territorio, agendo come sensore delle fragilità e generatore di benessere sociale. La piattaforma mira a strutturare concretamente questo welfare territoriale: il commerciante diventa un attore sociale capace di connettere bisogni e risorse, facilitando l’accesso a servizi che vanno oltre il bene di consumo. Riportare il consumatore al centro di questa dinamica significa attivare una reciprocità circolare: sostenendo l’economia locale, il cittadino investe sulla tenuta sociale del proprio quartiere, contrastando attivamente la desertificazione non solo commerciale, ma umana. Stiamo promuovendo un modello di economia civile dove il valore generato è multidimensionale: il successo dell’impresa si fonde con la qualità della vita della comunità, rendendo il welfare un’esperienza quotidiana, tangibile e condivisa.

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