Disoccupazione tecnologica

La popolazione mondiale è in crescita, siamo circa 8 miliardi allo stesso tempo anche la crescita tecnologica sembra essere inarrestabile ne consegue una disoccupazione tecnologica: scopriamo sempre nuovi sistemi per risparmiare forza lavoro ad un ritmo così accelerato che diventa impossibile ricollocare la forza lavoro in eccesso.

Il primo ad intuirlo, fu Keynes, il grande economista inglese tra il 1928 e 1930, tenne una serie di conferenze intitolate: Prospettive economiche per i nostri nipoti.

Con decenni di anticipo, Keynes ebbe a dire: “L’umanità sta procedendo alla soluzione del problema economico. Mi spingo ad affermare che tra centro anni il livello di vita dei paesi avanzati sarà da quattro volte a otto volte superiore a quello odierno”.

Keynes aveva intuito che il problema economico sarebbe stato risolto nel giro di un secolo. La domanda da porsi oggi è la seguente: cosa succederà quando l’assillo del problema economico giungerà ad una soluzione definitiva?

Liberati dal problema del lavoro nascerà il problema di come impiegare il tempo dell’ozio. Chissà come proveremo a riempirlo, se prevarrà la gioia, la convivialità, l’amore o l’abisso della depressione, dell’anomia.

Come afferma il sociologo De Masi: “L’apprensione nasce dal fatto che da troppo tempo siamo abituati a sgobbare anziché a godere”.

Non tutti sanno che un tempo i cittadini liberi oziavano tutto il tempo utilizzando gli schiavi a sforzi sovraumani. Poi ci sono stati gli aristocratici a dedicarsi agli ozi mentre i servi della gleba erano impegnati nei lavori più faticosi.

Tutto è cambiato quando intero mondo è stato conquistato, dall’ethos protestante così come raccontato da Max Weber, quando anche i ricchi presi dalla foga di fare più soldi hanno iniziato a lavorare come matti.

Il pensiero visionario di Keynes

Torniamo a Keynes, a mio avviso è necessario percorrere un piano di vita completamente diverso da quello attuale. L’uomo del nuovo millennio dovrà sganciarsi dalla laboriosità compulsiva ereditata dai suoi padri e dunque è consigliabile fin quando il lavoro non scomparirà del tutto, iniziare fin da adesso a distribuire equamente il lavoro in modo che ognuno possa lavorare almeno per un po’.

A tal proposito sono significative le intuizioni di Keynes: “Dovremmo adoperarci affinché il poco lavoro che ancora rimane sia distribuito fra quanta gente è più possibile. Turni di tre ore a settimana lavorativa di quindici ore possono tenere a bada il problema per un buon periodo di tempo. Tre ore di lavoro al giorno, infatti, sono più che sufficienti, per soddisfare l’istinto del vecchio Adamo che è in ciascuno di noi”.

Sarà necessario prepararsi al futuro e prepararsi al mutamento è sempre più chiaro che le nuove tecnologie ridurranno i posti di lavoro che i lavori esecutivi di natura fisica saranno destinati a scomparire.

Il problema del futuro non sarà il lavoro ma come gestire il tempo libero. Il lavoro sarà in massima parte automatizzato, a noi resteranno le mansioni creative. Ci saranno delle attività che neppure l’intelligenza artificiale potrà rimpiazzare. La creatività, l’estetica, l’etica, la collaborazione, il pensiero critico e il problem solving: per queste ci vorrà sempre l’essere umano.

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Francesco Sassano

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