“Diversi e speciali” di Mirco Viviani. Una finestra sull’adolescenza, uno specchio per gli adulti

 

 

Giosuè Barra è molto più di un professore di matematica. È un uomo che ha scelto di stare accanto ai ragazzi in punta di piedi, ma con una presenza solida e costante. A prima vista può sembrare burbero, un po’ chiuso, forse anche segnato da una solitudine che si porta addosso come un vecchio cappotto. Vive in una casa troppo grande per un uomo solo, con il peso – fisico ed emotivo – di chi ha dato tanto agli altri dimenticandosi, a volte, di se stesso.

Ma dietro questa corazza, c’è un cuore profondamente umano, capace di ascoltare, accogliere, guidare senza mai imporsi. Giosuè è un educatore autentico, uno di quelli che sa quando parlare e quando tacere, quando spronare e quando semplicemente restare accanto. È il tipo di adulto che ogni ragazzo meriterebbe di incontrare almeno una volta nella vita.

Il suo Centro di Crescita Adolescenziale è molto più di uno spazio educativo: è una casa condivisa, un luogo di passaggi e di trasformazioni, una seconda possibilità. Un rifugio e una palestra di vita. È lì che Giosuè mette in campo la sua umanità, la sua esperienza e anche le sue fragilità, diventando il punto di riferimento silenzioso ma indispensabile per chi cerca la propria strada.

 

Il Centro: un formicaio di anime

Viviani simbolicamente descrive il Centro come un formicaio. Una metafora potente e ben riuscita: come le formiche, i ragazzi e gli educatori che lo abitano sono instancabili, collaborativi, in perenne movimento. Costruiscono insieme qualcosa di solido, portano le loro “briciole” – frammenti di vita, fatiche, domande – per farne nutrimento condiviso.

Nel romanzo, il Centro non è solo un luogo fisico, ma uno spazio educativo: è una casa condivisa, un luogo di passaggi e di trasformazioni, una seconda possibilità. Un rifugio e una palestra di vita. È lì che Giosuè con il supporto dei suoi amici educatori mette in campo la sua umanità, la sua esperienza e anche le sue fragilità, diventando il punto di riferimento silenzioso ma indispensabile per chi cerca la propria strada.

 

Adolescenti in cammino, adulti in ascolto

Yuri, Maria, Nadia, Michael, Simone, Gemma… I ragazzi del Centro sono tutti diversi, ma condividono un tratto comune: il bisogno di essere visti, ascoltati, riconosciuti. Il romanzo mette in evidenza una verità spesso taciuta: non sono solo gli adolescenti a dover crescere. Anche gli adulti devono farlo. Giosuè, Elena, Margherita, Andrea lo sanno bene. Il loro lavoro educativo non è mai a senso unico. È un cammino collettivo, fatto di errori, dubbi, scoperte reciproche.

 

Un romanzo che ha il sapore della realtà

La narrazione è fluida, autentica, i dialoghi sono realistici, ricchi del linguaggio e dello slang dei ragazzi. Viviani non vuole dare lezioni, ma raccontare storie. Storie che profumano di verità, che si specchiano in quelle che molti adolescenti vivono ogni giorno. Il confronto tra Viviani e lo psicologo Alessandro Gilli, alla stesura del libro, dà solidità e profondità alla narrazione, aiutando l’autore a rendere autentiche le dinamiche adolescenziali e le sfide psicoeducative con cui i personaggi si confrontano.

Nel romanzo, emerge una riflessione sociologica importante: la famiglia, un tempo primo ammortizzatore sociale, oggi spesso vacilla. I ragazzi sono più soli, più spaesati. In questa realtà, spazi come il Centro di Crescita Adolescenziale, diventano fondamentali. Non solo doposcuola, ma vere “antenne sociali” – luoghi dove si intercettano fragilità e si costruiscono possibilità.

 

Perché leggere “Diversi e Speciali”

Perché è un libro che fa bene. Fa bene ai ragazzi, perché li rispetta, li ascolta, li capisce. Fa bene agli adulti, perché ricorda loro che educare non significa plasmare, ma accompagnare. Fa bene a tutti, perché ci restituisce la bellezza della relazione, il potere del gruppo, la forza della comunità.

In un tempo in cui l’individualismo sembra dominare, Viviani ci ricorda l’importanza dell’“esserci” per l’altro. Con delicatezza, con empatia, con competenza. Leggere questo libro è come entrare in punta di piedi in una stanza dove accade qualcosa di importante: la crescita, il cambiamento, l’ascolto.

In un mondo che ha bisogno di adulti coraggiosi e ragazzi accompagnati, “Diversi e Speciali” è una lettura necessaria.

“Senza affetto, non si può avere confidenza, e senza questa non può esservi riuscita nell’educazione.” – Don Bosco

Viviani questo lo sa. E ci ricorda, con ogni pagina, che crescere è un’impresa collettiva. E che nessuno si salva da solo.

 

 

Un ponte tra generazioni: dialogo con Mirco Viviani

 

 

Giosuè Barra è un personaggio che lascia il segno: educatore, professore, ma anche uomo con le sue fragilità. Quanto c’è di te in lui e quanto, invece, viene dall’osservazione della realtà che ti circonda?

Il personaggio è ispirato ad un mio professore, quantomeno fisicamente, ma in parte anche caratterialmente. Ma se guardiamo alla società, Giosuè è l’esempio di quanto sia importante aiutare gli altri. Sa quanto sia dura raggiungere gli obbiettivi nella vita e di come alcuni adolescenti si perdano per strada, una volta diventati adulti. Per questo ho deciso di creare un personaggio che dia importanza alla crescita.

 

Nel tuo romanzo, il Centro di Crescita Adolescenziale è un luogo “vivo”, quasi un personaggio a sé. Da dove nasce l’idea di ambientare la storia in uno spazio così simbolico e allo stesso tempo così concreto?

L’idea del centro, nasce da una mia esperienza personale. Io ai tempi dell’adolescenza, ho frequentato un dopo scuola con maestre che aiutavano noi ragazzi nei compiti. Ma il centro del romanzo è molto di più, un luogo dove non solo si svolgono i compiti, ma si impara a crescere, a fare amicizie, a trovare il proprio posto nel mondo. Ad imparare quanto è importante darsi una mano.

 

Si parla spesso di quanto gli adolescenti abbiano bisogno di ascolto, ma in Diversi e Speciali emerge anche il bisogno degli adulti di rimettersi in discussione. Secondo te, quanto è importante che un educatore sia disposto a crescere insieme ai ragazzi?

Io penso che non si finisca mai di crescere ed imparare. Quando da adolescente passi all’età adulta, pensi di aver superato lo scoglio più grande. Ma è solo il primo di tanti. La vita è complicata e la crescita è costante. Per questo è importante avere la possibilità di crescere insieme, anche tra ragazzi e adulti. È anche un modo per aiutarsi reciprocamente.

 

Dal punto di vista sociologico, il romanzo fa emergere un dato forte: oggi i giovani sembrano più soli, spesso disconnessi dal nucleo familiare. Secondo te, quali sono le vere emergenze comunicative a cui dovremmo dare priorità come comunità?

Secondo me la cosa più importante è riuscire a comprendersi tra generazioni, piuttosto che come succede spesso, farsi una guerra mediatica. Ed in realtà non penso che sia cambiato poi molto dal passato, anche un tempo gli adolescenti erano degli incompresi.

E se poi sei anche un ragazzo/a timido/a e introverso/a, ecco che il periodo adolescenziale diventa ancora più difficile da superare. L’unico vero cambiamento è che oggi con l’avvento della tecnologia e quindi dei social, il problema si è ampliato. Le persone devono capire che l’adolescenza è il momento più importante della vita. Buona parte della crescita futura, passa da quel periodo.

 

Tra i tanti personaggi che si alternano nel romanzo, ce n’è uno a cui ti senti particolarmente legato? Ci racconti perché proprio lui o lei ti è rimasto nel cuore?

Sicuramente Yuri. È da lui che è partita l’idea per scrivere questo romanzo, e gli sono particolarmente legato perché rappresenta la dimostrazione di come un ragazzo più fragile e introverso possa essere vessato. Ma allo stesso tempo, con la giusta motivazione e l’ambiente adatto intorno a sé, possa trovare una determinazione e un coraggio che magari non sapeva nemmeno di avere. Lui lo dimostra nel proprio capitolo.

 

Se potessi lasciare un messaggio diretto ai ragazzi e uno agli adulti che leggeranno Diversi e Speciali, cosa diresti a ciascuno di loro?

Il messaggio è quello, come già accennato in una riposta precedente, di non farsi la guerra tra generazioni. Dobbiamo rimanere uniti ed aiutarci a vicenda, ho pochi dubbi sul fatto che facendo così, renderemmo la nostra società un posto migliore in cui vivere.

 

Grazie, Mirco, per aver condiviso con noi pensieri così profondi e autentici. Prima di salutarci, una curiosità che viene naturale: dopo “Diversi e Speciali”, hai già in mente nuovi progetti? Stai lavorando a qualcosa che prosegue questo percorso nel mondo dell’educazione, o magari ci sorprenderai con qualcosa di completamente diverso?

Innanzitutto, ringrazio te, Francesco, per la possibilità di questa intervista. Riguardo a progetti futuri, ho appena finito la documentazione riguardo ad un nuovo progetto che ho in mente, ma che sarà molto diverso dal precedente. La mia passione sono i romanzi thriller, e voglio scrivere un romanzo di questo genere, dove però non mancherà la componente psicologica e sociologica, a cui voglio dare parecchio spazio, per il progetto che ho in mente.

Francesco è stato un vero piacere partecipare a questa intervista, e ti ringrazio nuovamente per avermi dato la possibilità di esprimermi sul tuo blog.

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