“Emozioni” di Paul McGregor, la poesia che spinge a credere in sé stessi
Paul McGregor con Emozioni raggiunge i cuori dei suoi lettori. Ottiene questo risultato nel mondo più semplice possibile, utilizzando bene le parole. La raccolta è volutamente multicolore così come sono infinite le emozioni che attraversano e caratterizzano l’animo umano. La descrizione delle diverse colorazioni della vita avviene con una delicatezza introspettiva inusuale per un poeta all’esordio. L’autore descrive la bellezza nella sua forma più aulica e profonda senza tralasciare le sofferenze, gli odi e le lacrime. Paul McGregor, mette a nudo la sua anima ma allo stesso tempo offre al lettore nel brano “Stolto” uno sguardo attento e critico dell’Uomo contemporaneo.
L’autore parla di Amore ma anche delle “Geometrie dell’odio”. Non a caso, coniuga, riflette e scrive:
“Se l’amore è come una linea retta infinita, senza un inizio e senza neanche una fine, perché noi, come il mondo, siamo nati dalla sua energia, che esisteva da sempre, prima ancora che esistesse il tempo, l’odio invece è stato creato dalle persone”.
Paul McGregor, con il suo breve saggio, poetico, non parla solo al suo Sé ma sceglie di parlare a tutte le persone che non accettando l’omologazione dei nostri tempi si lasciano attraversare dalla bellezza della vita e dalle emozioni che essa regala.
La parola all’autore: Paul McGregor, ci racconta “Emozioni”
Buongiorno Paul, prima di entrare nel vivo di “Emozioni”, vorrei segnalare ai miei lettori la tua Pagina Facebook: Paul McGregor autore. Uno spazio dedicato esclusivamente al tuo modo di fare poesia. Dopo questa premessa iniziale, mi è doveroso chiederti: da dove nasce questo tuo pseudonimo? Chi è nella vita di tutti i giorni Pau McGregor?
Ciao Francesco, e un caloroso saluto anche a tutti i tuoi lettori. “Paul” nasce da Paolo, un mio secondo nome, la “M” nasce dall’iniziale di un altro mio secondo nome, la “C” nasce dall’iniziale del mio cognome, e “Gregor” nasce dai canti gregoriani, che vengono considerati una forma di invocazione molto forte rivolta al cielo, ed è proprio da lì, dal cielo, che io sento che arrivano a me gli spunti per i miei componimenti. Quindi, seppure in un nome d’arte, ho voluto restare fedelissimo alla mia identità. Quanto a chi sono io nella vita di tutti i giorni, beh, posso dire che sono un libero professionista che, nella sua quotidianità, cerca di dare il meglio di sé, spesso sentendo di non riuscirci a pieno. Però posso dire che non mi stanco mai di provare, nonostante, molte volte, la realtà risponda ai miei sforzi dicendomi che, il cosiddetto mio “meglio”, non è stato sufficiente a garantirmi l’ennesima vittoria a cui aspiravo, e che invece ho mancato.
Paul, sei pronto. Si parte. Nel leggere, “Emozioni” mi sono soffermato sulla tua riflessione, intitolata “Maestra di vita” di seguito scrivi: Ma stavolta non ho commesso nessun errore, stavolta ho compiuto la scelta giusta, perché mi sono innamorato di te…” La domanda è la seguente: tu credi nell’incontro della persona giusta? Ma prima di rispondermi vorrei che tu leggessi le parole di Sándor Márai, che nel suo romanzo La donna giusta (Az igazi Judit) scrive: “Improvvisamente ho capito che non c’è nessuna persona giusta. Non esiste né in terra né in cielo né da nessun’altra parte, puoi starne certa. Esistono soltanto le persone, e in ognuna c’è un pizzico di quella giusta, ma in nessuna c’è tutto quello che ci aspettiamo e speriamo. Nessuna racchiude in sé tutto questo, e non esiste quella certa figura, l’unica, la meravigliosa, la sola che potrà darci la felicità. Esistono soltanto delle persone, e in ognuna ci sono scorie e raggi di luce, tutto…” Lascio a te le considerazioni del caso…
Conosco la frase dell’autore che hai citato, e ogni volta che mi ci imbatto la rileggo molto volentieri, perché resto sempre affascinato da chi, attraverso le parole, riesce a spiegare e motivare il proprio pensiero, rendendolo accessibile a chi ci si avvicina. Diciamo che l’idealizzazione della cosiddetta persona perfetta, è un’utopia, dato che nessuno di noi, in quanto esseri umani, potrebbe mai esserlo. È come dire che esiste una persona giusta in “assoluto”, è un’illusione. Però credo nell’esistenza di una persona giusta, passami il termine, in modo “relativo”, vale a dire la persona adatta a mescolarsi proprio con te. Questo non significa che non ci saranno mai litigi, incomprensioni, silenzi e distanze momentanee, anzi, fa tutto parte del percorso di, appunto, mescolarsi fino riuscire ad amalgamarsi. Ma credo che ci siano somiglianze nate per riconoscersi, e differenze nate per integrarsi, per questo ognuno di noi è diverso dall’altro, perché così anche ogni nostra esperienza come parte di una coppia, è in realtà diversa da quella che l’ha preceduta, come anche da quella che la seguirà. La speranza è, ad un certo punto, quella di incontrare chi, dopo di sé, non ci farà desiderare nessun altro, perché ci farà sentire che, seppure fra alti e bassi, avremo trovato la casa giusta per il nostro cuore.
Nel componimento, “Ascolta la tua stanchezza” scrivi: “Ascolta la tua stanchezza, perché lei non mente su di te. Ascolta la tua stanchezza, e sii orgoglioso di lei. Ascolta la tua stanchezza, e rinasci”. Le tue parole parlano da sole ma potresti raccontarci la tua stanchezza quotidiana? Come la celebri? Come la esorcizzi?
A volte mi capita di celebrarla nello stesso modo in cui la esorcizzo, nel modo più inusuale, nel modo opposto a cui una persona normale penserebbe accostandosi all’idea di festeggiamento, e cioè piangendo. Crollare è il modo migliore per iniziare a ricostruirsi, significa dare importanza ai nostri sforzi quotidiani, dando loro anche il potere di destabilizzarci, se è questo che vogliono. L’errore più grande sarebbe quello di ignorare la mia stanchezza, fingendo di essere indistruttibile, mentre invece io la accolgo come parte di quella fragilità che mi aiuta, paradossalmente, a riconoscere quanto grande sia la mia forza, perché sentirmi stanco è il premio più significativo per una persona che, come ho già detto, ci prova sempre, anche a costo di ritrovarsi con la testa e il cuore spaccati. Se ascolto la mia stanchezza le riconosco il merito di essere nata dal mio impegno nel cercare di diventare migliore, e se così è, a quel punto anche una sconfitta diventa una vittoria da celebrare.
Leggendo i tuoi versi ed in più avendo avuto il piacere di conoscerti ho intuito da subito che sei una persona altamente sensibile. Sbaglio? Spesso, nella nostra società, la parola sensibilità fa storcere il naso a molti, è associata ad un qualcosa di svantaggioso da non mostrare. Oggi sei un uomo adulto e leggendoti ho intuito che coltivi la tua sensibilità, te ne prendi cura ma non è stato sempre così: hai dovuto combatterla? Ti sentivi sbagliato?
Certo che sì! Anche io sono stato spinto dal mondo a considerare la mia sensibilità un difetto, tanto che, ad un certo punto, sono arrivato ad odiare me stesso, cercando di essere completamente diverso, più freddo, meno coinvolto, più disinteressato. Ed è stato lì che ho assaporato una sofferenza ancora più grande, perché non mi sono più riconosciuto, perché ho capito che stavo tradendo me stesso e la mia natura più profonda, e niente e nessuno, a questo mondo, merita di avere nella tua vita una tale importanza da indurti a trasformarti in qualcosa che non sei, e che non vuoi essere. Come hai detto tu, io la mia sensibilità ho imparato a coltivarla, perché è un frutto prezioso del mio modo di vivere, perché non è lei l’erbaccia da estirpare, mentre invece lo sono tutte quelle situazioni che mi portano a dubitare che, avere un cuore grande, sia una menomazione, quando invece è il più grande pregio di cui tu possa essere fiero.
Dedichi molto spazio all’amore nelle pagine di Emozioni. Descrivi l’amore negli sguardi che si incrociano, nelle attese che rendono ogni aspetto ancora più emozionante, in cui il legame cresce con il tempo e con la comprensione dell’Altro. Ti chiedo: che rapporto hai con l’amore liquido dei nostri giorni?
La tua domanda mi permette di esprimere la mia idea dell’amore. Io credo che due persone che si amano, qualsiasi sia il loro sesso di appartenenza, siano un tesoro da ammirare e da proteggere. Vado oltre, due persone che si amano, già da sole, secondo me sono una famiglia, a prescindere anche dal matrimonio e perfino dai figli, che pure sono, sia l’uno che gli altri, il coronamento ulteriore di un sogno di vita insieme, che però, a parer mio, nasce e vive già con due persone che scelgono di tenersi strette. Soprattutto vorrei dire che non capisco l’ansia che molte persone hanno di giudicare l’amore degli altri. Se un uomo è attratto dagli uomini, o una donna è attratta da una donna, quegli stessi “giudici” dovrebbero spiegarmi in che modo la loro scelta, che scelta poi non è perché è rispetto della propria natura più intima, impedisca a me di continuare ad amare le donne. Il modo di amare degli altri non toglie niente al mio, quindi questo fa decadere il fondamento di ogni pregiudizio.
A mio avviso il componimento più impegnato da un punto di vista ideologico è “Stolto” non voglio entrare nel merito delle tue idee politiche di quelle ne parleremo in altre sedi. Però ti chiedo: hai paura dell’uomo stolto? Puoi descrivere, brevemente chi è per te l’uomo stolto?
In quel componimento io parlo del rapporto dell’uomo con la natura, quindi, osservando, con gli occhi di una persona mediamente intelligente, la situazione in cui versa l’ambiente, mi sento di dire che stolti, in realtà, lo siamo stati tutti, e per questo oggi, la sfida più grande, è smettere di esserlo. Stolto è credere di essere i padroni della natura. Stolto è pensare che le risorse della Terra siano inesauribili. Stolto è negare che esista una crisi climatica. Stolto è credere che la Terra, da madre affettuosa e ricca di doni, non possa trasformarsi, come già accade in ogni periodo di siccità alternato a piogge torrenziali, in una creditrice inflessibile, che chiede agli uomini di saldare il conto di tutti gli sbagli che loro hanno commesso nei suoi confronti, primo fra tutti, l’indifferenza verso la delicatezza del suo equilibrio.
Nel tuo componimento, “Viaggiatori” scrivi che tutti noi possiamo essere dei viaggiatori. Qual è stato il tuo viaggio più difficile?
Il mio viaggio più difficile è quello che, in poche parole, non smetterò mai di compiere fino all’ultimo giorno di questa mia vita, quello che però, fra mille difficoltà, non manca mai di ricompensare il mio dolore con la bellezza che mi permette di conoscere, il viaggio che per me dà un senso ad ogni mio respiro, il viaggio dentro me stesso.
Siamo alle battute conclusive ma prima vorrei sapere: quali sono i tuoi progetti futuri? Ti piacerebbe aprire un Blog per avere un contatto più diretto con i tuoi lettori?
In effetti neppure ci pensavo, fino a quando me ne hai parlato tu. Io sono una persona molto umile, che ama stare in mezzo agli altri ma che non ama stare al centro dell’attenzione. Se tu mi chiedessi se io ritengo di essere un grande scrittore, la mia risposta sarebbe, senza alcuna falsa modestia, e soprattutto senza alcun dubbio da parte mia, che la “grandezza” me la possono riconoscere soltanto le altre persone. Io amo moltissimo ciò che ho scritto, perché sono io senza filtri, ma nel momento in cui, delle mie idee e delle mie emozioni, io decido di fare una forma d’arte, non posso che sperare in, lottare per, e attendere, il riconoscimento più bello che ogni artista sogna di ricevere, l’amore di un pubblico che possa diventare, ogni giorno, più grande. Sempre più lettori significano sempre più cuori connessi con il mio. Quindi quella del blog è un’esperienza che molto probabilmente vorrò fare.
Hai un programma un nuovo libro? Se, sì quando è prevista l’uscita?
Se dipendesse soltanto da me, io pubblicherei ancora e ancora, perché il materiale che già adesso ho a disposizione sarebbe sufficiente per decine di altri libri. Al momento sono ancora impegnato nella promozione di questa mia prima creatura, perché, nella mia umiltà, mi piace ricordare ai tuoi lettori che io sono un autore esordiente, quindi, come ogni principiante, devo spendere tutto il tempo che occorre per costruirmi, mattoncino dopo mattoncino, una calda e accogliente casetta nel cuore della gente.
