Era ora

Nel film Era Ora, Dante il protagonista di questa deliziosa commedia è un instancabile stacanovista che nel giorno del suo quarantesimo compleanno, torna a casa e trova una festa a sorpresa organizzata dalla donna che ama. Il mattino successivo, però, si sveglia esattamente un anno dopo scoprendo che, dalla sera precedente, è trascorso un anno preciso. E così si ritrova al suo 41° compleanno, con la moglie Alice incinta di quattro mesi. L’uomo non riesce a capire che cosa sia avvenuto…

Mi fermo qui con il racconto del film, non è mia intenzione spoilerare intera trama piuttosto è mio scopo agganciarmi al film diretto da Alessandro Aronadio per aprire un brevissimo spunto di riflessione, che sta nel capire – prima che sia troppo tardi – su cosa sia necessario concentrarsi nella vita.

Nel 65 Seneca scriveva nelle Lettere morali a Lucilioraccogli e conserva il tempo che ci viene portato via (…) la vita corre via, solo il tempo è nostro, nient’altro“.

Nel 2023 la sua lezione è ancora attuale, il tempo è il bene più prezioso che abbiamo: non puoi comprarlo, non puoi rubarlo, non puoi aumentarlo. Non sai quanto ne hai a disposizione e non puoi tornare indietro né andare avanti più veloce. Puoi solo valorizzarlo.

Per tornare al film, ho trovato interessante il dialogo tra Dante interpretato da Edoardo Leo, e il redivivo Raz Degan nel film nelle vesti di Omar e di seguito vi ripropongo il dialogo tra i due:

Omar dice a Dante : Consumati dai vostri progetti
Presi da quello che dovete fare domani
Tra una settimana
Tra un mese
È nel frattempo la vita vi sfugge di mano
E sai cosa partono dopo Dante?
I rimpianti

Ebbene, prendiamo spunto da questo dialogo per aprire un punto di domanda: quanti di noi vivono la condizione di Dante, ossia non sono più padroni del proprio tempo impegnati nella folle corsa ad inseguire il successo personale/finanziario?

Vocazioni personali

Il problema più grande è risvegliarsi da questo stato di torpore e mettere al centro della nostra vita non solo il nostro lavoro assumendo un nuovo approccio che preveda di riscoprire i nostri talenti e farne strumenti per realizzare le nostre vocazioni personali.  Il fare per sé e per gli altri è fonte di ricchezza infinita. Le storie di crescita personale passano anche per altre strade e non necessariamente solo con unico scopo quello di accumulare danaro.

Forse è giunto il momento di educare gli abitanti della nostra società a non rispondere più soltanto alle loro pulsioni.

Mai come oggi è necessario insegnare nuove logiche di pensiero utili a rompere gli ingranaggi del consumismo patologico che ci inducono a trascurare noi stessi ed il mondo che abbiamo attorno. Questo meccanismo ci trasforma in dei narcisisti preoccupati solo a registrare nuove performance da mostrare ai nostri gruppi reali o virtuali così da renderci più appetibili.  Il senso di piacere che nasce dall’approvazione degli altri, resta e resterà sempre momentaneo, la performance perde e perderà valore e di conseguenza saremo costretti a inscenarne di nuove. Il rischio più grande è di vivere per la performance perdendo di vista le nostre vocazioni personali ed il nostro tempo.

Come Dante nel film Era Ora sarebbe il caso di chiederci, il passaggio da lavoratori a consumatori: quanto ci costa in termini umani di vita vissuta? – 

Concludo la mia riflessione con le parole del filosofo Arthur Schopenhauer:”La gente comune pensa soltanto a passare il tempo, chi ha un po’ d’ingegno a utilizzarlo.”

In ultimo la domanda diventa lecita: vogliamo vivere o sopravvivere?

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Francesco Sassano

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