Eva Kureckova: yoga, meditazione e VEO per accompagnare i bambini alla scoperta di sé
Quanto spazio lasciamo oggi ai bambini per fermarsi, respirare e ascoltare se stessi?
Viviamo in una società nella quale la velocità è diventata parte della nostra quotidianità. Anche l’infanzia, sempre più spesso, è attraversata da giornate ricche di impegni, stimoli, aspettative e confronti.
Scuola, attività, sport, tecnologia e tempo libero possono riempire ogni momento della giornata.
Ma cosa succede quando un bambino impara anche a fermarsi?
A respirare.
A percepire il proprio corpo.
A riconoscere ciò che sente.
A vivere, almeno per qualche momento, il presente.
È da queste domande che parte anche il lavoro di Eva Kureckova, insegnante di yoga e meditazione che negli anni ha scelto di rivolgere una parte importante della propria ricerca proprio ai bambini.
Il suo percorso oggi comprende yoga, meditazione, attività rivolte all’infanzia e l’approfondimento del metodo VEO®, acronimo di Visione Extra Oculare.
Ma dietro questo percorso professionale c’è soprattutto una storia personale: quella di una passione incontrata da ragazza e trasformata, passo dopo passo, in una professione e in una ricerca continua sulla crescita personale.
Dallo yoga come passione a una nuova professione
Il primo incontro di Eva con lo yoga risale a quando aveva circa 18 anni.
All’inizio è semplicemente un’esperienza personale. Non sa ancora che, molti anni dopo, quella disciplina sarebbe diventata parte centrale della sua vita professionale.
Dopo la maternità, Eva lavora come barista presso la Fiera di Vicenza e successivamente come cameriera in un ristorante.
Lo yoga, però, continua ad accompagnarla.
Arriva la formazione come assistente istruttore yoga e, insieme alla pratica, una scoperta importante: insegnare le piace, ma lavorare con i bambini le interessa ancora di più.
Con il tempo, anche grazie all’incontro con persone che la aiutano a trasformare quella passione in un progetto concreto, decide di cambiare direzione.
Nasce così “Bambini felici con yoga”, inizialmente attraverso piccoli gruppi di bambini e successivamente sviluppato in palestre e scuole elementari.
Eva continua a studiare e a formarsi, specializzandosi nell’insegnamento dello yoga ai bambini attraverso il metodo Balyayoga.
È proprio l’esperienza quotidiana nelle classi a farle comprendere quanto ogni bambino sia diverso dall’altro.
Ogni bambino ha il proprio ritmo
Seguendo le lezioni nelle scuole, Eva inizia a osservare qualcosa che diventerà fondamentale nel suo modo di lavorare.
Non tutti i bambini affrontano lo yoga allo stesso modo.
C’è chi si avvicina immediatamente agli esercizi, chi ha bisogno di più tempo, chi preferisce il movimento e chi trova nella meditazione o nei mantra uno spazio nel quale sentirsi maggiormente a proprio agio.
Anche all’interno della stessa classe possono emergere esigenze e sensibilità completamente differenti.
Per Eva diventa quindi sempre più importante osservare il bambino nella sua individualità, senza pretendere che tutti seguano necessariamente lo stesso ritmo.
Questa attenzione la porta progressivamente a interrogarsi su quali altri strumenti possano aiutare i bambini a sviluppare maggiore consapevolezza di sé.
Tra questi, la meditazione assume un ruolo sempre più importante.
Perché la meditazione può essere importante per un bambino?
Quando pensiamo alla meditazione, spesso immaginiamo un adulto seduto in silenzio, concentrato sul proprio respiro.
Ma per un bambino può significare qualcosa di molto più semplice.
Può voler dire fermarsi per qualche istante.
Ascoltare il proprio respiro.
Percepire il corpo.
Riconoscere una sensazione.
Imparare a concentrarsi.
Per Eva, i primi approcci alla meditazione possono essere proposti già in tenera età, anche intorno ai tre anni, attraverso esercizi brevi e adeguati alle capacità del bambino.
Non si tratta di trasformare i bambini in piccoli adulti, ma di accompagnarli gradualmente alla scoperta di alcuni strumenti di consapevolezza.
In una quotidianità caratterizzata da tanti stimoli, imparare a creare un momento di pausa può rappresentare, nella sua esperienza, un’opportunità per sviluppare un rapporto più consapevole con se stessi.
Ed è proprio questo interesse per la persona nella sua globalità che porta Eva a proseguire la propria formazione.
Dal Reiki al metodo VEO®
La ricerca di Eva non si ferma allo yoga.
Durante il suo percorso decide di approfondire anche il Reiki, conseguendo il primo e il secondo livello presso la DIUR Accademia Reiki.
Successivamente incontra il metodo VEO®, conosciuto come Visione Extra Oculare.
Eva decide di approfondirlo direttamente nella Repubblica Ceca, suo Paese d’origine, e nell’estate del 2025 diventa istruttrice VEO1 per bambini.
Il metodo VEO® si propone di lavorare sullo sviluppo mentale, sull’autoconoscenza e sulla consapevolezza. Uno degli elementi che lo caratterizzano è la cosiddetta visione extraoculare, presentata dai sostenitori del metodo come la possibilità di percepire informazioni anche con gli occhi bendati.
Per Eva, tuttavia, l’interesse verso questo percorso non riguarda soltanto questo particolare aspetto.
A interessarla è soprattutto il lavoro che il metodo propone intorno alla consapevolezza, alla concentrazione, alla sicurezza personale e alla relazione del bambino con se stesso.
È importante distinguere, in questo ambito, tra gli obiettivi e le esperienze riferite all’interno del metodo e ciò che è stato scientificamente dimostrato. Per questo sarà interessante conoscere direttamente da Eva come vive il VEO nel suo lavoro quotidiano e quali esperienze ha incontrato nel percorso con i bambini.
Il bambino prima del metodo
Forse è proprio questo il filo conduttore più interessante della storia di Eva.
Prima dello yoga viene il bambino.
Prima della tecnica viene l’ascolto.
Prima del risultato viene la persona.
Il suo lavoro nelle scuole le ha mostrato quanto sia importante considerare ogni bambino nella sua individualità.
Anche quando si lavora all’interno di una classe, ogni bambino può avere tempi, sensibilità e modalità di apprendimento differenti.
Per questo Eva cerca di costruire il proprio lavoro lasciando spazio all’osservazione e alla possibilità di adattare le attività alle caratteristiche dei bambini.
Yoga, meditazione e VEO diventano così strumenti diversi all’interno di una ricerca che parte da una domanda comune: come possiamo accompagnare un bambino nella scoperta di se stesso?

Eva Kureckova: yoga, meditazione e VEO per accompagnare i bambini alla scoperta di sé
Per conoscere meglio la donna e la professionista che si trova dietro questo percorso, abbiamo chiesto a Eva di raccontarci la sua storia, le sue esperienze e ciò che immagina per il futuro.
Eva, il tuo percorso con lo yoga è iniziato quando avevi circa 18 anni, ma per molto tempo è rimasto una passione mentre lavoravi anche in altri ambiti. Quando hai capito che lo yoga poteva diventare davvero il tuo lavoro? E cosa ha significato per te avere il coraggio di cambiare direzione?
Diciamo che ho cominciato il mio percorso a 18 anni, yoga essendo una disciplina con le sue regole da mantenere ti porta lentamente sulla retta via o sulla tua strada, attraverso le esperienze che vivi ti fa vedere dove si trova la verità è il tuo futuro percorso. Infatti è un percorso che continua anche ora perciò non mi sento affatto arrivata, diciamo che potrei essere alla metà del mio percorso. Sto ridendo perché non posso mai saperlo. Il mio motto negli anni che passano é diventato … Unica sicurezza di vita è il suo continuo cambiamento…. se ci crediamo già arrivati da qualche parte stai pure certo che cambierà.
Ho capito che lo yoga poteva diventare il mio lavoro circa 4-5 anni fa, lavoro attuale che facevo diventava sempre più pesante sia fisicamente che anche mentalmente, già facevo corsi per bambini in una palestra e poi dopo un viaggio in Rep.Ceca al ritorno sapevo già che dovevo cambiare tutto, e così al ritorno ho cominciato prima con licenziamento e poi di conseguenza con la riprogrammazione della mia vita lavorativa.
Adesso guardando indietro penso di aver avuto un bel po’ di coraggio, perché avevo poche persone dalla parte mia che mi sostenevano anzi di più erano quelli classici che dietro le tue spalle ti puntano dito e dicono ma guarda quella cosa sta facendo…. rido di nuovo. Gli voglio bene lo stesso. Quindi si potrebbe dire che il significato di avere il coraggio di cambiare direzione è grande anche se a me a quel periodo sembrava abbastanza naturale ad averlo.
A un certo punto hai scelto di dedicare una parte importante del tuo lavoro ai bambini, fino alla nascita del progetto “Bambini felici con yoga”. Cosa hai scoperto lavorando con loro che forse non avresti mai potuto imparare semplicemente studiando lo yoga? C’è un episodio o un incontro con un bambino che ha lasciato un segno particolare nel tuo percorso?
Benissimo, lavorare con bambini è per me la cosa più bella che ci possa essere, immagina solo che hai un pezzetto di terra e ci devi fare l’orto, devi dedicarci tantissimo tempo a curarlo se no non ti cresce niente di buono. Così è con bambini, loro sono dei vulnerabili, sinceri e innocenti creature che si lasciano guidare da te in qualsiasi direzione e tu cerchi di portarli verso la loro consapevolezza fisica e emotiva per farli diventare le persone compassionevoli e in certo modo gli aiuti anche spesso a superare le loro paure o guarire delle piccole ferite emotive. Wauuu hai un potere e una responsabilità immensa, poi cominci vedere i risultati dopo un paio di mesi che hai insegnato a loro sono loro a diventare sempre più consapevoli e cominciano a ricambiare, ti insegnano loro poi tutto quello che ti manca.
Un episodio o un incontro in realtà ce ne sono sì, ogni anno. Posso nominare due sorelline Luna e Irene loro hanno cominciato il percorso con me dall’inizio quindi circa 4 anni fa, èstato bellissimo a vederle crescere, Irene nel ultimo anno è diventata la mia aiutante nelle lezioni e Luna da una bambina piccolina è diventata meravigliosa bambina di prima elementare che è sveglissima, curiosa e pronta ad aiutare ad altri bambini, potrei dire proprio due bambine felici. Un’altra bambina è la piccola Mariam che arriva dalla scuola, è una bimba speciale che si innamora del progetto di yoga a scuola e grazie alla sua assistente di sostegno e sua mamma viene portata anche in palestra. Lei è da verro speciale perché all’istante impara a memoria tutte le posizioni e a me insegna quanto sia importante a seguire anche questi bambini speciali.
Ma la lista sarebbe lunghissima perché in realtà ogni bambino mi insegna qualcosa, quindi dovrei nominare: Jacopo, Taranjit, Lilu, Gloria, Sebastian, Damiano, Elia, Samuele…
La meditazione è diventata una parte importante del tuo lavoro. In una società nella quale anche l’infanzia sembra essere sempre più veloce e piena di stimoli, cosa può insegnare concretamente la meditazione a un bambino? E come può essere avvicinato alla pratica già nei primi anni di vita?
La meditazione insegna ai bambini come ritrovarsi con loro stessi, io gli insegno come trovare il proprio respiro e quella calma che nel giorno d’oggi manca nella nostra vita quotidiana che è proprio sovraccaricata dai vari stimoli.
Già nei primi anni di vita, dai 3 anni si può parlare di un avvicinamento alla meditazione con la consapevolezza verso la guida del corpo fisico e di conseguenza anche quello mentale, crescendo poi verso 5-6 anni si possono scoprire dei vari tipi meditazione come la meditazione de 4 sassolini, meditazione attiva del Osho, che cmq conosciamo tutti perché da piccoli sono sicura che tutti facevamo così solo che nessuno o non c’era bisogno a spiegarci che era una meditazione. Ci sentivamo semplicemente bene dopo con noi stessi e anche con chi ci stava intorno entrando in quello stato di rilassamento come una cosa naturale e non in un stato di allerta o infinito bisogno dipendente dei nuovi stimoli.
Nel 2025 hai completato in Repubblica Ceca la formazione VEO1 per bambini. Che cosa ti ha spinto ad approfondire il metodo VEO®? Come si svolge concretamente una tua sessione e in che modo integri questo approccio con lo yoga e la meditazione?
Nel 2025 appunto decisi di seguire corso VEO1 dopo un paio d’anni passati a scuola con il progetto yoga e meditazione è sorta spontaneamente la domanda come potrei aiutare un po’ di più ai bambini che hanno dei piccoli traumi o varie difficoltà sia comportamentali che scolastiche. Cercai finché non trovai il metodo VEO, scoprì però che in Italia è poco conosciuto allora contrerai la ricerca nella mia patria.
Il VEO sta per Visione extra oculare. Esegui corso durante le mie vacanze annuali in Rep.Ceca ed è stato subito amore a prima vista, scherzo, la cosa giusta da fare. Scopri e imparai metodo prima su me stesso che è un passo fondamentale perché quello che si esperimenta su noi stessi diventa sempre la nostra prova e esperienza e una nuova abilità in caso mai. Scopri subito che nel percorso VEO si lavora con l’energia propria e anche insieme con bambino c’è un lavoro energetico non indifferente. In più una cosa molto bella del tutto percorso VEO é che si lavora dopo ogni sessione con genitori che vengono informati di cosa sia stato affrontato nella lezione e vengono dati dei consigli per poter aiutare al bambino ad affrontare in modo migliore la tematica affrontata nella lezione e ai genitori di essere quel aiuto da vero effettivo nella crescita del proprio figlio.
Nell’integrazione con lo yoga e la meditazione il VEO mi ha facilitato un po la lettura dei bambini, dopo il tempo riesco vedere cosa si nasconde dietro ai certi comportamenti insoliti.
Ti definisci una grande sognatrice, ma con i piedi ben radicati a terra. Guardando al futuro, quale sogno professionale stai inseguendo oggi? C’è un progetto che vorresti realizzare nei prossimi anni per continuare il tuo lavoro con i bambini?
Si, diciamo che sono tornata a sognare da quando ho cambiato lavoro e ho ritrovato la mia stabilità lavorativa e anche personale. Mi piace molto paragonare quella ricerca a un posto dentro la casa tua che devi scendere dentro un sotterraneo dove hai messo tutti scatoloni raccolti nella tua vita e sai che dentro uno c’è nascosta una chiave che è la chiave che apre la strada della tua vita. E tu cominci a spostare e aprire tutti scatoloni finché non trovi quella chiave, può essere un percorso lungo anche anni e poi quando l’hai trovata comincia la strada per imparare ad usarla che delle volte non finisce mai. Non so se rendo l’idea? Comunque sono tornata a sognare anche io, delle volte sono sogni anche materiali ma piccoli, grandi sogni sono quelli di far stare bene le persone che ho intorno e di conseguenza sto bene anche io. Un progetto che è però ancora nelle sue fasi iniziali, sicuramente sarebbe anche bello portare il VEO alle scuole, nel sud America lo stanno già facendo e ci sono dei risultati pazzeschi. Io nel mio piccolo vorrei offrirlo ai bambini che hanno bisogno per poterli aiutare a crescere bene e affrontare e risolvere dei traumi che purtroppo ci portiamo con noi già da piccolini. Ma abbiamo un grandissimo strumento che ci può aiutare.
Imparare a fermarsi
La storia di Eva Kureckova parte da una passione scoperta da ragazza e arriva oggi a un percorso professionale nel quale yoga, meditazione e nuove metodologie si incontrano.
Il filo conduttore, però, sembra essere rimasto lo stesso: aiutare il bambino a entrare maggiormente in contatto con se stesso.
In una società che ci spinge continuamente a correre, forse una delle competenze più importanti da trasmettere ai più piccoli può essere proprio quella di sapere quando fermarsi.
Fermarsi non significa smettere di crescere.
A volte significa iniziare ad ascoltare.
E forse è proprio da una semplice domanda che può cominciare un percorso:
quando è stata l’ultima volta che abbiamo insegnato a un bambino non a fare qualcosa, ma semplicemente ad ascoltarsi?