Francesca Di Patti, coach: dentro la procrastinazione e il ruolo dell’identità nei processi di cambiamento personale

Procrastinare è una brutta bestia.
Chi tende a rimandare lo sa bene: si entra in un circolo mentale silenzioso e logorante in cui tutto viene continuamente posticipato. Una decisione, un progetto, una telefonata, un cambiamento importante o perfino il tentativo stesso di uscire da questo schema.

 

Il punto critico è che spesso non ce ne accorgiamo subito.

 

Per anni la procrastinazione è stata letta come pigrizia o mancanza di disciplina. Oggi, invece, psicologia, neuroscienze e sociologia offrono una chiave molto più complessa: rimandare è spesso una risposta emotiva, identitaria e sociale.

 

Alcune ricerche evidenziano come chi procrastina viva una sorta di frattura interna tra il sé presente e il sé futuro. Il risultato è che il “sé futuro” riceve responsabilità, pressioni e conseguenze emotive, mentre il presente cerca sollievo immediato attraverso evitamento e distrazione.

 

È qui che il meccanismo si struttura e diventa ricorrente.

 

Procrastinazione e società moderna: perché oggi rimandiamo più di prima

Viviamo in un sistema che accelera continuamente, senza pause reali.

 

Notifiche, performance, lavoro, sovraccarico informativo e aspettative elevate rendono sempre più difficile mantenere presenza e continuità nelle proprie azioni.

 

Il sociologo Hartmut Rosa descrive questo fenomeno come “accelerazione sociale”: il mondo esterno si muove più velocemente della nostra capacità di elaborazione interna, generando una sensazione costante di rincorsa.

 

Il filosofo Byung-Chul Han interpreta invece la società contemporanea come una società della prestazione, in cui l’individuo diventa imprenditore di sé stesso, spinto a performare senza interruzione.

 

Zygmunt Bauman aggiunge una chiave ulteriore con il concetto di modernità liquida: un contesto in cui tutto cambia troppo rapidamente per permettere radicamento, stabilità e direzione chiara.

 

Dentro questo scenario, la mente si sovraccarica, la scelta diventa più faticosa e il tempo sembra non bastare mai. La procrastinazione, allora, non è solo un problema individuale, ma una risposta adattiva a un ambiente complesso e instabile.

 

Quando fare troppo diventa un modo per non cambiare

Esiste una forma di procrastinazione meno evidente, ma molto diffusa.

 

Non coincide con l’immagine classica della persona ferma o indecisa. Al contrario, si manifesta attraverso un movimento costante, quasi frenetico, che riempie le giornate ma evita sistematicamente ciò che richiede trasformazione.

 

Si resta occupati, si accumulano impegni e si risponde a stimoli continui, ma si evita il nucleo centrale del cambiamento.

 

Il risultato è una condizione ambivalente: molta attività, poca direzione. Si agisce, ma non si evolve.

 

Questo accade perché il cervello tende naturalmente a ricercare sicurezza. Ciò che è familiare viene percepito come meno rischioso rispetto all’ignoto, anche quando l’ignoto rappresenta una possibilità di crescita.

 

Il rapporto tra procrastinazione e identità personale

Uno degli aspetti più centrali nel lavoro di Francesca Di Patti riguarda il concetto di identità personale.

 

Molte persone desiderano profondamente cambiare aspetti significativi della propria vita. Relazioni, lavoro, rapporto con il denaro, autostima e abitudini sono ambiti in cui il desiderio di trasformazione è frequente, ma spesso non si traduce in un cambiamento reale e stabile.

 

Questo accade perché il problema non risiede soltanto nei comportamenti esterni, ma nella struttura interna da cui quei comportamenti nascono.

 

In altre parole, si tenta di modificare ciò che si fa, senza trasformare il punto da cui si osserva e si interpreta la propria esperienza.

 

Per Francesca Di Patti non è possibile costruire qualcosa di nuovo se la struttura identitaria che ha generato la realtà precedente rimane intatta. Il cambiamento autentico richiede uno spazio di osservazione profonda, in cui diventa possibile riconoscere gli automatismi, metterli in discussione e gradualmente lasciarli andare.

 

Mindfulness e presenza: strumenti fondamentali contro la procrastinazione

Nel percorso proposto da Francesca Di Patti entra in gioco anche la Mindfulness.

 

Imparare a osservare se stessi con continuità, sviluppare presenza e interrompere il pilota automatico mentale rappresenta un passaggio essenziale per uscire dai meccanismi della procrastinazione.

 

La presenza consente di riconoscere gli automatismi prima che diventino azione, di osservare i blocchi emotivi senza identificarvisi e di ascoltare il corpo come segnale di ciò che sta accadendo internamente.

 

All’interno di questo approccio, il cambiamento non è mai solo mentale o organizzativo, ma coinvolge anche la dimensione emotiva e corporea della persona.

 

Intervista a Francesca Di Patti: procrastinazione, identità e trasformazione interiore

Francesca Di Patti è una coach che accompagna le persone in percorsi di crescita e trasformazione personale, lavorando su consapevolezza, automatismi interiori e cambiamento dell’identità, con l’obiettivo di favorire un’evoluzione più autentica e coerente con sé stessi.

 

Da oltre vent’anni sostiene le persone nello sviluppo della consapevolezza e nel superamento di quei blocchi emotivi e comportamentali che spesso emergono proprio nei momenti di cambiamento.

 

Il suo lavoro integra mente, corpo ed emozioni, prestando particolare attenzione a quei meccanismi inconsci che guidano, spesso in modo automatico, le scelte quotidiane.

 

Attraverso il metodo “Origine”, accompagna in un processo di osservazione dei propri schemi interiori e di trasformazione graduale dell’identità, con l’obiettivo di costruire un cambiamento più stabile e coerente nel tempo.

 

Nel suo approccio, la procrastinazione non è soltanto una difficoltà nell’agire o nell’organizzarsi, ma può essere letta come un segnale più profondo che indica una resistenza interna al cambiamento.

 

Più che un semplice “rimandare”, diventa spesso una forma di protezione rispetto a ciò che è nuovo o non ancora familiare.

 

In questa prospettiva, non sempre la procrastinazione si manifesta con l’inattività. A volte si esprime anche attraverso il fare continuo, il riempire le giornate, il restare in movimento senza però avvicinarsi davvero a ciò che si desidera trasformare.

 

 

Oggi la procrastinazione viene spesso interpretata come pigrizia. Dal tuo punto di vista, cosa rappresenta realmente questo fenomeno?

Dal mio personale punto di vista, la procrastinazione non è solo pigrizia; anzi potremmo dire che non lo è affatto. Dietro questo fenomeno che oggi riguarda tantissime persone, si nascondono piuttosto:

 

Bisogni non riconosciuti, ai quali non abbiamo dato voce.

 

Paure inconsce non elaborate; come la paura del fallimento, del giudizio, paura dell’incertezza… ne potrei elencare diverse, questi sono solo gli esempi più eclatanti.

 

Ma a mio avviso, avendone fatto esperienza personale, ero una grande procrastinatrice, alla fine c’è un’unica paura di fondo dalla quale dipendono sempre tutte le altre “la paura di brillare”, o comunemente la paura del successo. Viviamo in una società che ci ha fatto credere che avere successo non è per tutti, come se il successo fosse destinato solo a determinate caste; o ancora voler avere successo è sbagliato, se lo riferiamo al campo spirituale, avere successo o desiderare ESSERE una persona di successo non può coesistere con l’essere spirituali. E per successo intendo in qualsiasi campo, dalla carriera al denaro, a relazioni stabili, piuttosto che intrattenere partnership di successo e via dicendo.

 

Ma la cruda realtà è che questa è come spesso la chiamo io “ingegneria” inversa, se pensi di non poter avere successo, sei schiavo del sistema e quindi sei controllabile, perché dormi.

 

Se invece ti svegli e cominci a rompere quelle catene che non ti permettono di ricordarti chi sei, allora puoi cominciare a vedere che tutto quello che ti è stato raccontato fin adesso erano tutte storielle per tenerti buono, e cominci a vedere che dentro di te c’è un potenziale nascosto, che è sempre stato a tua disposizione per Essere la migliore e libera versione di te.

 

La procrastinazione, quindi in un certo senso ci protegge da quel dolore che non vogliamo vedere, che in realtà è libertà e potere personale; oggi come spesso dico ci viene chiesto di rompere quelle catene e semplicemente ricordarci chi siamo “Esseri infiniti” con un infinito potenziale inespresso.

 

Emozioni non elaborate: la procrastinazione può anche nascondere alcune emozioni che facciamo fatica ad elaborare, preferiamo procrastinare anche in altre attività piuttosto che elaborare quell’emozione e liberare sempre il nostro potenziale.

 

Se vogliamo guardare il fenomeno anche da un’altra prospettiva, non molto battuta, semplicemente perché si associa il fenomeno procrastinazione allo stare fermi; dal mio punto di vista si procrastina, e quindi può utilizzarsi questo termine anche in tutti quei casi in cui continuiamo a ripetere sempre le stesse azioni, o ad avere sempre le medesime abitudini, o ancora gli stessi schemi di pensiero, che sappiamo benissimo che ci porteranno sempre alle stesse cose. Ecco anche questo per me è procrastinare, in tutto ciò che non ci permette di evolvere. E in realtà c’è solo un motivo per cui siamo qui: Per evolvere.

 

Nel tuo lavoro parli spesso di “cambio di identità”. In che modo la procrastinazione si collega alla resistenza al cambiamento personale?

Innanzitutto ci tengo a precisare che per cambio di identità quando si parla di lavoro su di sé, si intende non tanto cambiare ciò che fai, ma cambiare proprio il concetto che hai di te “CHI CREDI DI ESSERE”. Ci tengo a sottolinearlo, perché spesso in passato chi iniziava un lavoro su di Sè, veniva accompagnato a cambiare le proprie abitudini, che può andare anche bene, fino ad un certo punto; perché cambiare abitudini o routine non basta per un cambiamento profondo, duraturo e sostenibile; quando cambio semplicemente abitudini, mi sto focalizzando sulla base superficiale di un lavoro su di me, e quindi devo anche fare uno sforzo enorme, perché se non lavoro nella parte più profonda “cambio di identità”, posso cambiare abitudini sforzandomi, ma siccome la mia identità rimane quella di prima: 1) come dicevo faccio uno sforzo enorme, 2) la mia vecchia identità avrà la meglio riportandomi prima o poi al mio vecchio stile di vita, e questo è inevitabile al 100%.

 

Se io invece lavoro a livello profondo, costantemente a livello di identità, le nuove abitudini, esteriori ed interiori ne diventano la naturale conseguenza, cioè non mi devo sforzare per cambiare abitudini; lavoro sulla mia nuova identità ed in automatico acquisisco le abitudini di quella identità.

 

Naturalmente lavorare a livello profondo su di sé vuole disciplina, costanza e tempo, ma i risultati che man mano si acquisiscono difficilmente ci abbandonano.

 

Anche qui nel lavoro su di Sè la procrastinazione gioca un ruolo decisivo, perché spesso se non la si impara a gestire interferisce sul nostro lavoro interiore e quindi sulla nostra evoluzione, faccio degli esempi:

 

Può rafforzare l’identità attuale: ogni volta che rimandi un’azione coerente con la versione di te che vuoi diventare:

  • può creare una frattura tra intenzione e fiducia: molti credono che fiducia verso se stessi derivi dai risultati, in realtà deriva dalla capacità di mantenere gli impegni presi (domani inizio, da ora faccio…)
  • può mantenere viva la vecchia narrazione personale o dialogo interno.
  • può ridurre le esperienze che trasformano l’identità.
  • può diventare un meccanismo di difesa della vecchia identità.

 

Esiste una forma di procrastinazione meno evidente, in cui non si resta fermi ma si fanno molte cose che però non portano trasformazione. Come si riconosce questo meccanismo?

Fermandosi e prestando attenzione e presenza.

 

Nel lavoro su di Sè, bisogna togliere o destrutturare anzichè aggiungere, le pratiche servono sostanzialmente all’inizio quando non siamo abituati ad essere presenti e ad osservarci, ma poi man mano che si va avanti il lavoro di trasformazione interiore va fatto sul campo; mi spiego meglio rispetto ad un punto che trovo molto interessante e che può far comprendere bene.

 

Se fossimo in oriente il nostro approccio al lavoro di trasformazione sarebbe più mistico se vogliamo, più meditativo, perché in oriente hanno quel tipo di configurazione e di approccio da sempre; è nella loro identità se volessimo usare questo termine. Quest’approccio ha proprio il nome di “Karma degli asceti.”

 

Mentre noi siamo in occidente siamo nel “Karma dei maghi”, e questo vuol dire sostanzialmente che il lavoro su di noi, si può essere accompagnato da pratiche meditative, ma siccome non è nelle nostre frequenze, noi non tendiamo ad evolvere così, ma per noi è portare il lavoro su di noi nella nostra quotidianità, nella vita di tutti i giorni mentre svolgiamo le nostre attività. Li si che ha un valore per noi, lì si che impariamo ad evolvere.

 

Infatti nel mio lavoro con le persone propongo poche pratiche e brevi, magari cambiandole di settimana in settimana, perché non si deve diventare dipendenti dalle pratiche, altrimenti si rischia di ritornare al vecchio nel momento in cui non si può praticare; ma è molto più efficace imparare a praticare informalmente, come ti insegna anche la Mindfullnes mentre sei nella tua vita.

 

In questo la procrastinazione non ci aiuta soprattutto all’inizio, se so ad esempio che devo rallentare, osservarmi, stare in quel disagio, ed io invece comincio a fare qualsiasi altra cosa, in modo meccanico senza rendermene conto pur di non fare quello che dovrei fare.

 

In quali aree della vita osservi più frequentemente che la procrastinazione blocca l’evoluzione delle persone?

Le relazioni: è il campo dove secondo la mia esperienza facciamo più fatica a cambiare identità, e dove la procrastinazione a certe dinamiche comportamentali fa più fatica a dissolversi; eppure le relazioni sono l’ambito che ci dà più opportunità di evolvere, si dice ed io sono d’accordo che tutto è spinto fuori da noi, nel senso più vero del termine, tutte le nostre relazioni ci parlano di noi, di aspetti di noi che dobbiamo osservare, trasformare ed integrare, eppure è il campo in cui facciamo più fatica ad apportare un cambiamento profondo. E poi la lamentela più comune è: perché attraggo sempre la stessa tipologia di persone? Sarebbe più corretto dire cosa il mio inconscio spinge fuori da me per essere visto integrato e trasformato?

 

La relazione con noi stessi: anche in questo campo procrastiniamo nel lasciare andare abitudini nocive consce ed inconsce che spesso non ci permettono di tirar fuori la nostra vera essenza, il nostro valore, la nostra unicità per poterla donare al mondo.

 

Che ruolo ha il corpo nei comportamenti ripetitivi che alimentano la procrastinazione?

Il corpo ha un ruolo fondamentale, perché è il contenitore di tutto ciò che ci è stato trasmesso da dentro il grembo materno fino almeno ai 15 anni.

 

Nel mio lavoro con le persone, il corpo è il teatro di tutte quelle emozioni cristallizzate che non ci permettono di cambiare, evolvere, calibrare una nuova identità. Bisogna sempre lavorare sui tre aspetti mente-corpo-vibrazione, ma il corpo conserva tutte le tracce di tutto ciò che ci è stato trasmesso, di ogni scelta o non scelta presa, della ripetitività di certi comportamenti; e quindi entrare nel corpo mentre si lavora sugli altri piani diviene necessario per sciogliere, nutrire il nuovo, liberare energia bloccata.

 

Il corpo, o sistema nervoso ti risponde sempre, se ci pensi se stiamo vivendo un pericolo, il corpo ce lo indica subito, tachicardia, sudorazione, blocco e via dicendo.

 

Quanto sono importanti la Mindfulness e la presenza nel tuo approccio?

Direi Essenziali, sono la base per un lavoro su di sé, secondo me e secondo i migliori formatori al mondo come Eckhart Tolle, jon Kabat-Zinn, cosi come dei grandi Maestri del Passato, Buddha, lo stesso Gesù.

 

Direi che la presenza, essere presenti è la base per iniziare una rivoluzione interiore, se non sei presente, non stai lavorando su di te, è il lavoro interiore stesso che te lo richiede, come potresti osservarti altrimenti? Come potresti accorgerti che stai mettendo in atto un determinato comportamento ripetitivo? Quando potresti accorgerti che stai procrastinando?

 

La mindfulness in questo è fantastica, perché ti aiuta in una fase iniziale ad essere presente; ricordiamoci che il Prof jon kabat-Zinn l’ha concepita dall’antica pratica buddista della “Vipassana” naturalmente quest’ultima molto più complessa e inserita in un percorso spirituale.

 

Da dove può iniziare concretamente una persona che si sente intrappolata nel pilota automatico?

Dall’imparare ad essere presenti, e dall’osservazione, non c’è altra via.

 

Imparare ad essere presenti ed osservarsi sono le fondamenta essenziali su cui poi costruire tutto il resto; è come se dovessimo costruire una casa e partissimo dal tetto, questo io l’ho compreso a mie spese, per tale motivo per me è così essenziale, perché quando ho smesso di giocare a fare corsi di qua e la, e ho lavorato sulle fondamenta, anche tutto quello che avevo appreso fin lì ha avuto un senso e tutto si è incastrato alla perfezione.

 

La presenza e l’osservazione ti permettono di capire da che punto parti: qual è la tua identità nello stato attuale? Se non comprendi da dove parti, chi sei adesso, quali pattern negativi hai, quali emozioni non ascoltare, quali sensazioni nel corpo non elaborate e sciolte; come fai a sapere dove andare? A questo punto molti si chiedono, e quanto tempo ci vuole così? Ed io rispondo, il tempo necessario richiesto dalla tua Anima.

 

Oggi il lavoro su di sé è diventato una gara, a chi arriva prima, chi è più bravo… ma non devi arrivare proprio da nessuna parte se non a te e a ricordarti chi sei realmente, da li “il mondo è tuo”, nel vero senso del termine, il mondo che ogni giorno i nostri occhi fisici guardano è uno specchio di ciò che c’è dentro di te, e se impari a codificarlo diventa uno strumento preziosissimo ed il tuo più grande alleato. Se vuoi cambiare la tua realtà, prima devi cambiare dentro di te, punto.

 

Quando inizi a fare un percorso serio cominci già dopo qualche settimana a vederne gli effetti positivi nella tua vita:

  • cominci ad essere più centrato
  • cominci a prendere decisioni che sono più in linea con la tua anima
  • entri in uno stato di gioia, gratitudine
  • cominci ad essere positivo e intravedere le possibilità anzichè le impossibilità

 

Potrei scrivere di più, ma il punto è: “C’è solo un motivo per cui sei qui, evolvere” prima o poi dovrai farlo tanto vale iniziare.

 

Quali sono i progetti futuri che stai sviluppando attraverso il metodo “Origine”?

Mi piace definire “ORIGINE” una community, sicuramente diventerà un’Accademia a vari livelli dove chi atterra troverà sempre un ambiente di crescita, accoglienza, non giudizio, per tornare a ricordare chi siamo realmente.

 

Ho tanti progetti per “Origine” ma un passo alla volta, ho imparato a non mettere troppa carne al fuoco, anche perché origine è me ed io sono “Origine” tutto quello che propongo l’ho prima sperimentato su di me; quindi io evolvo ed anche “Origine” evolve, per cui mi capita di avere una visione su qualcosa, la scrivo, e poi magari dopo tre settimane si è trasformata completamente, ed è bellissimo se ci pensi, perché noi siamo Esseri infiniti, che attraverso questa esperienza terrena sperimentiamo noi stessi e quindi siamo tutto e se entri nel flusso tutto si evolve costantemente.

 

Sarebbe come dire a “DIO” hai dei limiti nella tua manifestazione? Ovviamente no, e LUI” si esprime attraverso di noi, quindi in realtà non abbiamo limiti, se non quelli che abitano la nostra testa.

 

Ognuno di noi deve trovare semplicemente il modo di esprimersi, la propria nota, non esiste meglio o peggio esiste solo l’espressione di noi autentici, senza maschere.

 

Ed è quello che auguro a me e a tutti.

 

“ORIGINE” TU SEI QUI PER UN MOTIVO: RICORDARTI CHI SEI

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