I buchi della vita non si chiudono più. Devi crescere intorno a loro.

Ho sperimentato che sono poche le persone capaci di comprende la complessità degli eventi, le storie di vita delle persone vicine e lontane. Più passa il tempo e più diventa difficoltoso relazionarci, scambiare idee, incontrarci in presenza. E tutto questo provoca distacco, disattenzione, insofferenza al minimo ostacolo. Non voglio essere assolutamente disfattista. Ma fare relazione, costruire una relazione è sempre più difficile. Non parlo solo delle storie d’amore ma anche delle nuove forme d’amicizia. Quasi tutte anche quelle reali finiscono per trasformarsi in virtuali. Ci sentiamo su whatsapp. E poi? Infiniti vocali, monologhi inascoltabili. Alla lunga generano noia. Non ascolto. Non resta niente, neanche nella mente di chi li ha prodotti.

Viviamo all’interno di una società sempre più distratta, disattenta, per non dire superficiale. Ad esempio me ne accorgo da subito quando una persona non fa per me. I primi segnali sono il suo andare sempre di fretta, il non trovare mai il tempo per un “ciao, come stai?” o peggio eterna scusa del tempo che manca, dei troppi impegni e di tutta una serie di banalità che tutto sommato allontanano, stancano anche l’interlocutore più disponibile.

Tutte queste corse frenetiche per andare dove?

Viaggiare frettolosamente per rincorrere una meta illusoria, fatta di cosa: vacuità, soldi o per non sentirsi diversi dagli altri rincorrendo come al solito il giudizio altrui. Invece le persone più sensibili, quelle che hanno lavorato su di sé, quelle che ogni giorno provano faticosamente ad aggiungere una competenza, quelle che rispettano la parola data, quelle che mostrano generosità e vicinanza al prossimo senza farsi troppe domande ma cercando soluzioni alle situazioni. Ne sono poche ma ci sono.  Ho sperimentato che trovarle non è facile. Il più delle volte, sono persone che oggi riescono a fare la differenza perchè in passato sono sprofondate in enormi buche. Vere e proprie voragini della sofferenza. Dove non puoi fare altro che cercare di risalire con le tue forze. E durante questo percorso hanno imparato a non avere paura di guardare dentro quel buco. Perché anche se la vita a volte ti coglie di sorpresa, e ti fa precipitare improvvisamente in un buco lungo e nero, chi ha conosciuto la sofferenza non ha il timore di confrontarsi con le insidie della vita e con le fragilità umane. Il più delle volte sono persone straordinarie, perché sono capaci di saper gestire e allontanare le avversità con la giusta resilienza, autoironia, senza attribuire colpe al mondo, agli ultimi, ai diseredati. Non ti chiedono il conto, non ti fanno pagare colpe non tue.  Il problema principale è che nasciamo egoisti, superficiali, sbadati, distratti dal nostro ego. Poi la società in cui viviamo amplifica queste nostre caratteristiche disfunzionali. Per i motivi citati, un percorso di crescita personale, di ogni tipo, laico o religioso diventa sempre più necessario. Perché è importante uscire dalla nostra zona di comfort. Se non ti confronti con la fallibilità umana, se non provi a comprendere le tue sofferenze non troverai mai la tua strada e peggio ancora non comprenderai mai il malessere altrui. Se eviterai la tua buca, sarà sempre lì ad aspettarti per ingoiarti e risucchiarti. Prima o poi ci finisci dentro senza accorgertene. Distratto come sei ad inseguire altro. Il compito principale da insegnare ai nostri figli, è quello di confrontarsi quotidianamente con le buche della vita, con i vuoti che inevitabilmente ci distribuisce. Ognuno di noi ha la sua buca. Non ci resta che allenarci ad affrontarle. L’errore è saltarci sopra, evitarle, fare finta di niente. Le buche della vita, devono essere toccate con mano, bisogna sentirne l’odore, conoscerne la conformazione, la forma. Chi conosce il sapore della sua sofferenza sviluppa un animo compassionevole e amorevole. Solo chi attraversa la sofferenza è capace d’amarsi e amare. Solo chi non ha paura di entrare in quel fosso, come fa un bravo minatore quando è alla ricerca dell’oro può superare le sue paure. Per concludere e per rendere l’idea, faccio mie le parole di Paula Hawkins: “Comincio a credere che non esista una soluzione. L’ho imparato dalla psicoterapia: i buchi della vita non si chiudono più. Devi crescere intorno a loro, come le radici che affondano nel cemento, e devi rimodellarti intorno alle crepe”.


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