Il mondo sorride ai belli già da bambini

Se in passato essere una “buona” donna significava resistere alla tentazione del sesso prematrimoniale o recitare le preghiere dal mattino fino alla sera. Oggi registriamo affermarsi di una nuova “etica”: sei tu impresa di te stessa. Lo capiscono anche i bambini che essere belli all’interno della società della seduzione è una necessità antropologica.

Prima che la bellezza diventasse un ideale etico, si parlava di donne brutte e belle, ma raramente come se ne fossero responsabili.

Non a caso sono sempre più comuni i consigli degli esperti di “fare bene i compiti” : svegliarsi presto al mattino per fare palestra, rinunciare al gelato serale, eliminare i carboidrati e via dicendo. Ho la sensazione che ci sia un’associazione sempre più falsa tra bellezza e salute. Per meglio intenderci, il discorso dell’autoaccettazione femminile impedisce da una parte alla donna di gridare al mondo che vorrebbe a tutti costi perdere 10 kg. Dal’altro canto però non le impedisce di esprimere lo stesso concetto in un altro modo, ossia con frasi tipiche del tipo: “lo faccio per stare meglio” per “sentirmi meglio con me stessa”.

Sono frasi non criticabili: nessuno però dall’altra parte ti chiede perché per stare meglio vuoi essere sempre più magra (se non sei in sovrappeso) perché essere più magra vuol dire stare meglio, perché la parola in codice “mangiare sano”, vuol dire mangiar di meno, e perché per sentirti bene con te stessa devi apparire come una celebrity su Instagram.

Per molte donne curare e preservare il loro fascino dai segni del tempo è divenuta una vera e propria ossessione. Di chi è la colpa?

Ritengo che continuare a mettere l’accento soltanto sulla sfera individuale non rappresenti la soluzione al problema. Il mondo è pieno di esperti e guru che continuano a ripetere alla donna di “accettarsi così com’è”, di intraprendere quel percorso per la propria salute non per motivi estetici oppure di fare la fame perché sei tu a scegliere il tuo destino: bella o brutta.

All’interno della società della seduzione, essere potenzialmente seducenti checchè se ne dica mette in competizione le donne tra di loro in più genera “sensi di colpa” che si trasformano in disturbi o patologie psicologiche.

Capitale erotico: bellezza

Tutto ciò che a che fare con la bellezza è sempre più importante nelle ricche società moderne. Ognuno di noi ha un suo capitale erotico.

 Che cos’è il capitale erotico? Il termine è stato coniato dalla sociologa Catherine Hakim nel suo celebre libro “Capitale Erotico. Perché il fascino è il segreto del successo”. Secondo la Hakim, il capitale erotico, è costituito principalmente dal fattore bellezza e da una serie di componenti come il sex appeal, capacità relazionali. Al pari dell’istruzione, dei contatti sociali, dell’intelligenza, la bellezza ed il fascino rappresentano un plusvalore sul lavoro.

Fino a che punto ne vale la pena, investire tutta te stessa soltanto sul capitale erotico? Il “negazionismo” di quelli che dicono: “Per me la bellezza, non conta”. Non aiuta le donne, è un’assoluta stupidaggine, serve solo a nascondere la polvere sotto al tappeto.

Il mito della bellezza, prescrive delle condotte, chi non si adegua rischia di uscire dal sistema oppure di sentirsi in colpa. Le idee dell’autoaccettazione, della salute e della libertà individuale hanno qualcosa in comune: mettono fine al dibattito e calano il sipario sui dolori e le ansie collettive. Dietro queste idee, si nascondono gli affari milionari di chi lucra con queste ansie e promette di risolverle. La giornalista femminista, Tamara Tenembaum, scrive: “Ci fanno credere che ci immaginiamo tutto, che siamo pazze, paranoiche, che soffriamo per sciocchezze che dovremmo poter risolvere senza troppi sforzi. Soprattutto, ci fanno sentire più sole”.

Scaricare ogni responsabilità sull’individuo nasconde le forze sociali che strutturano certi pensieri. Per questo è fondamentale, indagine sociologica, perché smonta la tesi che facilmente induce a pensare che il problema sei tu.

Diciamocela tutta non è più ben visto chi critica una donna apertamente per il suo aspetto fisico, ma dall’altra parte c’è un’industria culturale che ha trovato un modo per spingerti a comprare la nuova crema antirughe, a fornirti cure estetiche low cost, a spendere sempre più tempo e denaro per la cura del tuo corpo.

Avere un corpo attraente, approvato dagli standard egemonici è un privilegio, e rinunciare ai privilegi è sempre difficile.

Allo stesso tempo credo sia arrivato il tempo di cambiare le regole del gioco, è necessario promuove modelli di vita capaci di spingere le donne a sognare qualcosa di più rispetto all’essere magre: è necessario che corpi diversi siano in mostra, che siano visibili e non nascosti.

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Francesco Sassano

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