Il sacro richiede il silenzio: il capitalismo non ama il silenzio

Secondo la Genesi, Dio dopo aver lavorato per sei giorni decise di consacrare il settimo giorno alla contemplazione e al riposo.

Il sacro richiede il silenzio, non a caso all’inizio dei riti sacri l’araldo “comandava il silenzio”.

Mi chiedo è ancora possibile riposare e tacere all’interno di una società interconnessa?  A quanto pare la società digitale non favorisce le pratiche di disconnessione dal lavoro, la comunicazione resta una finestra sempre attiva.

Oggi abbiamo completamente smarrito idea del riposo festivo come un momento sacro. La vita iperattiva ha completamente assorbito la vita contemplativa.

Non a caso ci sono numerose persone, che, hanno deciso di staccare con questo modello di vita dominante per non farsi fagocitare dal lavorismo dilagante.

Nelle società tradizionali l’attività lavorativa è considerata un’attività profana da non effettuarsi nel corso delle azioni religiose. Il riposo rientra nell’ambito del sacro. Lavoro e riposo, rappresentano due forme lontane e diverse l’una dall’altra. Il lavoro ha come unico scopo quello di soddisfare le necessità temporali. Nei giorni di festa, l’uomo si ricongiunge con Dio ed ha la possibilità di separare la parte profana della sua esistenza da quelle spirituale.

Nella società tradizionale, il lavoro ha un inizio ed ha una fine, nella società odierna, neoliberista, la prestazione rischia di essere un’ossessione dalla quale non riusciamo a liberarci neanche nei giorni di festa. Essere produttivi, sempre, è il dogma moderno, che spinge a non scollegare il telefono e la mente dal lavoro. L’ansia del produttivismo assoggetta tutti gli ambiti della vita. Il tempo libero è considerato da molti un tempo vuoto. Per questo lo si vive in modo così angosciante perché lo si sottrae alle regole della produzione. Il tempo libero rischia il più delle volte di essere degradato al tempo concesso per riprendersi non diverso dalla pausa.

Han, Byung-Chul, nel testo La scomparsa dei riti, saggiamente intuisce: “Il capitale non riposa, secondo la propria natura deve di continuo lavorare ed essere in movimento, e l’essere umano finisce per assomigliargli nel momento in cui smarrisce ogni capacità di riposare in maniera contemplativa”.

La sfida dell’uomo moderno, saggio e maturo, sarà quella di riappropriarsi del suo spazio e del suo tempo contemplativo. Il silenzio e la contemplazione sono elementi che ci aiutano ad avvicinarci al nostro sé ed anche all’Altro e per chi ci crede a Dio. Se sottraiamo del tutto la nostra vita alla quiete per dedicarci esclusivamente alla performance rischiamo di soffocare la possibilità di conoscere la nostra essenza e saremo più facilmente irritabili e manipolabili dalla società dei consumi.

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Francesco Sassano

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