Il vero lusso oggi è avere tempo

Sempre più persone sono ossessionate dalle loro performance, l’ansia di prestazione è un disturbo collettivo, la corsa spasmodica di dimostrare agli altri di avercela fatta inizia sin da piccoli, il modo in cui progettiamo la nostra vita dipende poco da noi e moltissimo dalla società in cui viviamo.

Per questo motivo concepire il tuo tempo nel modo giusto, è fondamentale per porre maggiore attenzione su te stesso.

Una delle più grandi illusione della nostra società è quella di immaginare di avere sempre del tempo a disposizione per rinviare i nostri progetti futuri. La vita di oggi è una corsa costante, una lista di cose da fare: pensieri, doveri, richieste e aspettative esterne. Ti hanno educato a pensare al tempo, come una risorsa breve da ottimizzare e capitalizzare, il tempo vuoto ha assunto una valenza negativa.

Non a caso sono tanti gli esperti di Self-Help, che ti consigliano di svegliarti presto al mattino, di essere più produttivo per aumentare i tuoi guadagni.

Lo scopo finale di questi suggerimenti, a mio avviso è più funzionale alla società dei consumi che alla tua crescita personale.

L’idea che l’essere superproduttivi sia lo scopo della vita è una grandissima illusione collettiva che ti stressa e ti fa sentire in colpa.

Il tempo va impiegato bene ora, nel senso non è possibile accumularlo in un cassetto per poi riaprirlo e ritrovare lo stesso quantitativo a nostra disposizione a partire dal momento in cui lo avevamo deposto. Non è un oggetto che si può conservare, mettere da parte, custodire e ritrovare anche dopo anni. Non funziona così perché come ben sai nessuno è padrone della propria esistenza terrena. Per questo motivo il tempo non può essere accumulato ma questo non significa che siamo obbligati ad ottimizzarlo senza riposarci mai. Questa smania di fare, di essere sempre impegnati, di non avere tempo per gli altri e per noi stessi ci allontana dalla cura del nostro sé.

Così come non ha senso rinviare le decisioni della propria vita, quando la vita sta per finire alla pari Seneca ci invita nel suo saggio De brevitate vitae, a non considerare la vita breve, piuttosto, il problema principale è che abbiamo questa percezione perché il più delle volte tendiamo a sprecare il nostro tempo in attività superficiali.

Seneca, scrive: “Quanto è tardivo cominciare a vivere quando bisogna finire!”, in più aggiunge una riflessione molto interessante, rispetto alla vita: “se la impiegassimo bene, nella sua interezza, la vita che ci è stata data è sufficientemente lunga e generosa da poter realizzare risultati grandissimi. Ma quando la lasciamo scorrere via, nel lusso e nel disimpegno; quando non la spendiamo per nessuno scopo che sia buono, alla fine siamo necessariamente costretti ad accorgerci che è passata, ormai tutta alle nostre spalle, e che non abbiamo compreso che se ne stava andando”.

La vita non va interpretata in termini di lunghezza, molte volte abbiamo la concezione che chi ha vissuto tanto tempo è stato felice, una vita lunga non è per forza di cose una vita felice, invece una vita profonda ma breve può essere molto più intensa di chi ha vissuto più tempo a riconcorre un senso.

Come scrive, la filosofa Maura Gancitano: “Una vita felice è una vita che ha avuto senso per chi l’ha vissuta, quindi non per forza piena di riconoscimenti pubblici, di guadagni o di grandi esperienze”.

La lezione di Seneca, è di condurre una vita che abbia un senso, perdendo l’ansia della sua brevità, a queste considerazioni aggiungerei che la scommessa più importante oggi è quella di comprendere le logiche che ci inducono a disperdere il nostro tempo, nel produttivismo esasperato, in stimoli inutili (vita online) o chiacchiere pregiudizievoli e poco costruttive. La domanda è: Perché lo facciamo?

Forse una delle riflessioni che possiamo iniziare a fare, è quella di domandarci a cosa dedichiamo maggiormente la nostra attenzione e quali sono le fonti di dispersione in pratiche superflue che impediscono la nostra crescita personale.

Iniziare a rispondere con sincerità e senza paure a queste domande è già un primo passo importante utile ad iniziare un cammino di fioritura personale.

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Francesco Sassano

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