Illusione della conoscenza

La maggior parte delle cose con le quali abbiamo quotidianamente a che fare ci sembrano semplici. Ragionevolmente, non possiamo comprendere tutto, la nostra conoscenza di ciò che ci circonda è necessariamente vaga e astratta. Il segreto del nostro successo evolutivo è che siamo immersi in un mondo lì dove la conoscenza è ovunque intorno a noi.
Sin dall’inizio della civiltà, l’uomo ha sviluppato competenze specifiche all’interno del suo gruppo, clan o società. Quindi da sempre collaboriamo e di conseguenza la possibilità di condividere le nostre competenze, ci ha permesso di evolverci come specie.
Allo stesso tempo, Harari, Yuval Noah ci fa notare come “Il mondo sta diventando sempre più complesso, e la gente non riesce proprio a comprendere quanto sia all’oscuro di quello che sta accadendo”.
La gente non è consapevole della propria ignoranza, anche perché il più delle volte si confina nella propria cerchia amicale o comunità virtuale per rafforzare le proprie convinzioni.

E quindi com’è possibile evitare le distorsioni causate dal pensiero di gruppo?

Gli scienziati pensano che produrre più fatti scientifici e dimostrazioni statistiche possa essere un utile rimedio per combattere la disinformazione.
Purtroppo anche coloro che ritengono di modificare il pensiero dell’opinione pubblica attraverso evidenza scientifica sono vittime del pensiero del gruppo scientifico in quanto tutto ciò non può bastare. Queste aspettative si fondano sulla totale incomprensione del nostro modello cognitivo. Le nostre idee hanno origini all’interno del nostro gruppo di riferimento, piuttosto che dalla nostra razionalità individuale, e ci atteniamo il più delle volte ai miti e alle narrazioni sciolinate dalla nostra comunità di appartenenza per senso di lealtà.
Fin qui abbiamo appreso che la maggior parte delle persone non gradisce immaginarsi stupida e difficilmente cambierà opinione anche se bombardata di fatti scientifici. Gli stessi Steven Sloman e Philip Fernbach non conoscono la strada per uscire da questo buco nero, sempre Harari Yuval Noah, in 21 Lezioni per il XXI secolo, afferma “Nei prossimi decenni, il mondo diventerà sempre più complesso. Gli individui umani – siano fanti o re – sapranno di conseguenza sempre meno dei loro gadget tecnologici, dei trend dell’economia e delle dinamiche politiche che plasmano il mondo”.
L’unico suggerimento, è nell’esercizio dell’esplorazione, ossia procedere alla conoscenza attraverso percorsi alternativi, allontanandosi dalle proprie certezze rischiando di sperimentare strade improduttive, vicoli ciechi per poi ritornare e ripartire.
La nostra più grande risorsa, è il tempo, nelle società moderne abbiamo sempre meno tempo a disposizione per effettuare un’osservazione più profonda di noi stessi. Ed invece, il lusso di sprecare del tempo nella periferia del sistema ci permette di entrare in contatto con mondi nuovi ed inesplorati utili ad abbattere i dogmi di conoscenze consolidate ritenute valide il più delle volte per senso di appartenenza al gruppo d’origine. Per concludere, come ha già osservato Socrate, oltre duemila anni fa, il meglio che possiamo fare è riconoscere la nostra ignoranza.

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Francesco Sassano

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