Impara ad accettare il cambiamento

Uno dei più grandi limiti umani, e, non saper accettare il cambiamento. Tante volte perdiamo il contatto con la realtà, siamo schiavi delle nostre convinzioni e pretese. Non siamo abbastanza lucidi per fare una netta distinzione tra le cose che dobbiamo accettare così come sono e altre a cui occorre apportare delle modifiche. Chi decide cosa accettare e cosa no? Come ho avuto modo di scrivere, il contesto è tutto, contestualizzare la situazione è il primo significativo passo di autoconsapevolezza.Per ottenere dei risultati, occorre uno sforzo di comprensione, nessuno ha mai portato a termine i propri obiettivi senza impegno, sforzo e fatica.Le situazioni modificabili, sono molte di più di quelle che pensi. A volte ci mettiamo in testa che cambiare lavoro sia impossibile, ci convinciamo che certe dinamiche di coppia non siano più modificabili. Così facendo, si vive male, si vive per vivere. Per fortuna tante volte ci sbagliamo. Leggere, approfondire, confrontarsi con chi ha già superato certe difficoltà è il modo giusto per assorbire nuove prospettive. Non devi essere un genio per vedere oltre. Il passo decisivo è vincere la pigrizia, inizia ad allenarti per raggiungere il tuo obiettivo per costruire la tua alternativa. Impara a distinguere le cose che puoi cambiare da quelle che non puoi modificare. Purtroppo la vita è fatta di sofferenze e malattie, che, devi solo accettare. Il tuo atteggiamento può incidere su tutto, il tuo approccio può fare sempre la differenza. Di fronte a malattie o altre situazioni spiacevoli. Puoi scegliere, di arrenderti, o, analizzare la situazione e cercare il modo per lasciare il segno, capire come puoi influire anche se vivi un momento delicato e triste.

I quadri di riferimento: il cambiamento è possibile

Solo quando ti convincerai della possibilità di acquisire uno sguardo nuovo, riuscirai ad incidere sul problema. Quanto tempo sprechiamo ogni giorno a lamentarci, ad accusare gli altri, i Governi e il Mondo intero per le nostre disgrazie. Vivremmo molto meglio senza lamentele, sensi di colpa ed accuse. Se solo concentrassimo questo energie e questo tempo a ricercare nuove prospettive forse avremmo già intrapreso metà del nostro percorso di cambiamento. Se solo cambiassimo ogni tanto i nostri quadri di riferimento.Quel ramo di psicologia che studia i processi di attenzione, definisce, i quadri di riferimento un po’ come quelle grandi direttrici o verità che strutturano la nostra vita. Un quadro di riferimento, in sostanza, è ciò che abbiamo introiettato nel corso degli anni, e, alla lunga ci induce a pensare, ad agire e sentire le cose in quel determinato modo. Ti propongo un esercizio di immaginazione. Il padre di Frank ha avuto sempre un rapporto conflittuale con la madre, litigi e accuse reciproche hanno accompagnato la loro vita coniugale. Il papà di Frank ha sempre parlato male della madre, non sopportava il suo modo di essere, il suo modo di vestire le sue amicizie ed i suoi parenti. In sostanza, non gli andava mai bene nulla. Purtroppo questo modello di vita coniugale è stato completamente assorbito da Frank. Per Frank, la vita coniugale è fatta di litigi, accuse, di vince chi domina. Roberto, ha vissuto la separazione dei genitori, a differenza, ha avuto un padre ed una madre che hanno stilato un elenco di cose che erano cambiate nel loro rapporto, ne hanno discusso pacatamente, e alla fine hanno deciso di separare le loro strade. Nessuno ha accusato l’altro, sono riusciti a non darsi delle colpe e per il bene del proprio figlio hanno evitato scontri frontali, lamentele e minacce. Semplicemente, si sono separati ed hanno accettato civilmente il cambiamento. Frank e Roberto, sono entrambi figli di genitori separati. Oggi, si incontrano nello spogliatoio dopo una partita di calcetto, e Frank confessa a Roberto di odiare la propria moglie, di non tollerare più il suo modo di fare. Conoscendo un solo quadro di riferimento, quello ereditato dalla sua famiglia d’origine fatto di scontri, accuse e minacce reciproche. Lo ripropone anche a casa, confessa a Roberto: di urlare per farsi sentire, di minacciare per ottenere ciò che vuole, di aggredire prima di essere aggredito. Roberto, a quel punto, gli fa presente, che così facendo la situazione non migliorerà, anzi andrà sempre peggio. Ricorda a Frank di come suo padre e sua madre all’epoca risolsero il loro fine rapporto.Non a caso propone a Roberto di affrontare il problema, di incanalare le energie negative verso azioni costruttive. In altre parole, il mio racconto non vuole essere una banalizzazione o una semplificazione di ciò che viviamo. Semplicemente, un modo per modificare i tuoi comportamenti in meglio. E tu a chi somigli?  Sei più Frank o Roberto? Quale dei due approcci preferisci adottare? Qual è il tuo quadro di riferimento? Secondo te, dopo questa lettura, è meglio agire o continuare a lamentarsi?

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Francesco Sassano

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