In una Società senza opposizione, le colpe cadono sempre sui più poveri

Viviamo in un mondo razionale e produttivo, i progressivi sviluppi tecnologici hanno aumentato la produttività, allargando le iniziative economiche, politiche e culturali ma nonostante tutti i mutamenti, il dominio dell’uomo sull’uomo rimane un continuum.  

Il sistema produttivo moderno, condanna gli uomini all’incertezza e al precariato lavorativo ed esistenziale. La pace è mantenuta con la costante minaccia di nuove guerre e la crescita è difesa con la repressione sociale del dissenso. Senza questi concetti elementari, ma invisibili per molti, non è possibile esplicare un paradigma di critica utile ad evidenziare, discutere e modificare le storture sociali ampiamente visibili. Gli schieramenti politici, in passato, divisivi e oppositivi hanno assunto posizioni sempre più vicine. Il risultato, è una società senza opposizione. La libertà politica non è libertà degli individui. Le persone si riconoscono nelle loro merci, trovano la loro identità nell’automobile di nuova generazione, nell’ultimo modello di Iphone, nella casa con giardino.

Il controllo sociale è radicato nei falsi bisogni che il meccanismo neoliberista ha prodotto, trasformando i cittadini in consumatori. Il risultato è una momentanea felicità legata all’atto del consumare ed una costante insoddisfazione per ciò che non riusciamo ancora a possedere.

All’interno di questo scenario, i poveri sono sempre più poveri, e la colpa è tua, se non riesci ad adeguarti alle regole imposte dal mercato. “È colpa tua se non ti assumi la responsabilità” di cambiare la tua vecchia auto a metano con una nuova auto elettrica, se non mangi prodotti bio decisamente più costosi rispetto ai prodotti alimentari più rispettosi dell’ambiente, se ogni giorno arrivi dall’altra parte della città e tra straordinari, tasse e affitto da pagare non arrivi a fine mese e non hai soldi per dare a tuo figlio la possibilità di fare sport. Tutto è a pagamento, tutto a un costo ed è colpa tua se non puoi permettertelo.  Questa tesi è grottesca e discriminante eppure non trovo una forma di opposizione, non vedo un barlume di protesta.

Vince la produzione incessante, vince chi ha più denaro, poco importa se la forbice degli esclusi continua ad espandersi. Le colpe alla fine ricadono suoi ceti meno abbienti. Assistiamo ogni giorno ad una criminalizzazione della povertà sostenuta da politica e media. Non è il mercato a dover cambiare direzione; eppure in Italia oltre una persona su quattro è a rischio povertà, la povertà assoluta è aumentata del 182% in dieci anni, e i poveri sono oltre cinque milioni.

Il conflitto sociale, si è invertito, i forti accusano i deboli, la colpa è dell’immigrato, del senzatetto, di chi non arriva a fine mese. In tutto questo vince una visione del mondo sempre più indifferente, sempre più arrogante, e aggiungerei disumana. 

Non è più tollerabile continuare a definire i poveri poco intelligenti e pigri. Non è più possibile pensare che i poveri in qualche modo sono responsabili della loro condizione, e, che in fondo se la sono pure meritata. E poco importa, se questa condizione, è stata generata da scelte economiche scellerate e se il prezzo che stiamo pagando è altissimo da un punto di vista umano.

Sarebbe il caso di limitare le libertà dannose, quelle che ci hanno portato a distruggere il nostro ecosistema, a dichiarare guerra ai nostri vicini, che permettono ai ricchi di essere sempre più ricchi. Ragionare su come limitare, la libertà di devastare l’ambiente e ridurre in povertà il genere umano sarebbe il compito di una politica assente. È ora di compiere il passaggio dalla società senza opposizione a quella della contrapposizione, capace di mettere in discussione il modello di liberismo imperante, autodistruttivo, discriminatorio, dove a pagare i conti alla fine sono sempre i più deboli.

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Francesco Sassano

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