“La biblioteca dei libri dimenticati” di Nicola Pesce
Nicola Pesce è uno editore e scrittore, attraverso i suoi profili social diffonde il suo amore per i libri e una serie di valide argomentazioni sull’importanza dell’essere gentili.
Vi presento: “La biblioteca dei libri dimenticati”
La biblioteca dei libri dimenticati è un romanzo fiabesco ambientato tra le calli e i ponti di Venezia. Leda è un giovane donna infelice ma con un desiderio: aprire una libreria a Venezia. Per una serie di casi fortuiti, incontra il signor Riccardo, un gentile pensionato veneziano che le offe la possibilità di realizzare il suo sogno. Così Leda si trasferisce a Venezia ed apre “La piccola libreria della Volpe”, un luogo che ben presto si rivelerà magico. Un bel giorno, Leda scopre nascosti dietro ad una parete i libri dimenticati, opere che i grandi scrittori del passato hanno solo immaginato ma mai scritto. Nel frattempo, Leda entra in contatto con un gattino nero Erinni che da un giorno all’altro è costretto al randagismo. Altri due incontri saranno decisivi per Leda, il primo con Donatella, una donna autistica che quotidianamente frequenta la sua libreria. Ed il secondo, Andrea, un giovane e talentuoso pianista.
Impressioni:
Nicola Pesce, costruisce un romanzo con una trama scorrevole. Piacevoli sono i dialoghi di Leda con Leopardi e Dostoevskij. Ben descritte sono le fragilità umane dei protagonisti della storia. In definitiva La biblioteca dei libri dimenticati è un viaggio magico, dove la scoperta del proprio Sé si nutre del potere salvifico della letteratura.
Nicola Pesce, ci racconta “La biblioteca dei libri dimenticati”
Ciao Nicola, prima di ogni cosa. Ti ringrazio per aver accettato il mio invito. Partiamo subito. Il signor Riccardo, è un personaggio secondario nel tuo romanzo ma a mio avviso determinante per tutta una serie di motivi. Mi ha colpito molto quando dice: “Ricorda tutta la vita è una sciocchezza, signorina. Ogni volta che la prendiamo troppo seriamente, la roviniamo”. Ti andrebbe di spiegare il senso di questa frase ai miei lettori?
Buongiorno! E grazie a te per avermi invitato! Credo che la frase sia una specie di koan zen. Credo che affondi le radici nell’importanza del vivere qui ed ora.
Nell’antico mondo orientale, il pensiero, il pensare… non sono una cosa buona! Ogni volta che uno pensa in realtà mette in atto una presunzione. Crede, pretende di comprendere il mondo. In verità il mondo è tanto vasto e noi siamo molto piccoli. Quando pretendiamo di capirlo siamo come dei cavalli con dei paraocchi: ne stiamo vedendo solo una piccola parte.
Allora è importante allontanarsi dalla spocchia di capire il mondo e viverlo con serenità. Tanto qualunque cosa penseremo sarà sempre sbagliata. Perché non esiste una via giusta. I concetti di giusto o sbagliato ce li siamo inventati noi.
Per restare nel tema di questo libro, fu Dostoevskij a scrivere: «Ama la vita più della sua logica, solo allora ne capirai il senso».
Leda, è una ragazza che non si piace. Non a caso il tuo romanzo inizia con la parola: “Brutta, brutta, brutta”. Siamo tutti d’accordo su un punto: nessuno è perfetto. Non è sempre facile amarsi. La scelta di Leda di andare a vivere a Venezia per aprire una libreria è molto più di un viaggio lavorativo è un viaggio interiore che la aiuterà in primis a conoscere i propri limiti per accettarli così da volersi più bene. Il viaggio di Leda è anche il tuo viaggio?
Qualche volta provo il profondo desiderio di andarmene e dimenticare tutto quello che c’è nel mio presente e nel mio passato, e di portare con me solo la donna che amo. Ricominciare da capo, tutto diverso. In un’altra città, magari con un’altra lingua. Un posto dove io stesso posso dimenticare quello che ero, quello che volevo essere, ed essere qualcosa del tutto nuovo.
Il viaggio di Leda non è tanto il mio viaggio, perché io il mio senso l’ho già trovato, quanto un mio sogno. Quello che ho tutte le volte che apro il quadernone di un libro nuovo da scrivere: essere in un altro posto, in un altro tempo. E voglio essere felice quando scrivo. Così mi domando sempre, prendendo la penna: dove voglio essere oggi? Nella neve? In una vecchia chiesa sconsacrata? Nella tana con una volpe? In una libreria di mattoni rossi a Venezia? Nella Recanati di inizio Ottocento con Giacomo Leopardi?
La biblioteca dei libri dimenticati, racconta di opere pensate e mai scritte, che i grandi autori del passato hanno solo immaginato, sognato ma mai realizzato. Da dove nasce questa tua traccia, così curiosa e geniale?
Credo che l’idea mi sia venuta per due motivi tutti diversi tra loro: uno da editore, uno da scrittore.
Da editore (Edizioni NPE, Burno Edizioni) spesso cerco i libri poco noti dei grandi autori, quelli dimenticati. Per esempio scopro che Anime morte di Gogol era il primo di tre romanzi che lui aveva in testa, che aveva scritto il secondo, che poi lo aveva bruciato… E allora mi dico: e se non lo avesse bruciato!?
Da scrittore mi capita un sacco di volte, la sera, poco prima di prendere sonno, che mi vengano delle idee meravigliose. Oppure talvolta le sogno e mi sveglio a notte fonda. E mi dico: domattina per prima cosa mi annoterò questa idea per un romanzo! Poi, puntualmente, la mattina non ricordo più niente. Allora mi sono domandato: chissà che diavolo di libri dimenticava Dostoevskij sul cuscino!
La biblioteca dei libri dimenticati, racconta di una passeggiata leggendaria tra Leda e Leopardi. Durante la presentazione del libro ho percepito la tua immensa ammirazione per il poeta di Recanati. Sbaglio? Ci puoi descrive cosa ti ha donato nel tempo la lettura di Giacomo Leopardi?
Quando a scuola non sapevo ancora di essere autistico e non sapevo relazionarmi con nessuno, quando non avevo amici, nessuno mi sorrideva e io non sapevo quali fossero le regole del mondo, ho trovato in Leopardi un amico.
Mi ha anche nuociuto. Non mi ha fatto solo del bene. Ho abbracciato a lungo il suo pessimismo e ho rischiato che mi durasse tutta la vita.
E così, quando una persona la ammiri ma vorresti anche contestarla, ti vien voglia di parlarci, di dire: «Giacomo, sei meraviglioso! E, Giacomo, non è proprio così come dici tu».
Dostoevskij da un punto di vista letterario è un tuo riferimento. Quando parlavi del famoso scrittore russo ti brillavano gli occhi. In un dialogo con Leda, il Tuo Dostoevskij dice: “Ogni volta che rinunci a qualcosa per gli altri, o che fai uno sforzo per gli altri, ogni volta che fai un sorriso, che tieni una porta aperta a chi viene dopo di te, che dai qualcosa a chi sai che non può renderti nulla in cambio…” “Salvi il mondo” e subito dopo aggiunge: “Bisogna essere gentili con i cattivi”. Con queste parole cerchi di spiegare l’importanza della gentilezza. Come sai scrivo di sociologia all’interno del mio blog. La domanda è: secondo te, come si costruisce una società gentile?
Secondo me una società gentile si costruisce insegnando una cultura della gentilezza. La cultura della gentilezza, come ogni cultura, bisogna che la si insegni a casa. E la si pratichi. Chi ha ricevuto la “chiamata” della gentilezza deve essere gentile e ricordare agli altri in ogni occasione che bisogna essere gentili.
Troppo spesso i gentili diventano delle persone deboli che fanno gentilezze e guardano basso. Si vergognano di essere gentili. Invece io sono gentile e ne vado fiero, e sfrutto ogni occasione delle mie giornate e dei miei libri per ricordare agli altri che essere tutti cafoni e invadenti non ci fa essere più felici.
Siamo alle battute conclusive. Due domande, una di seguito all’altra. A chi ti senti di consigliare “La biblioteca dei libri dimenticati”? Tramite i social hai annunciato che hai concluso la stesura di un altro romanzo. Per caso la storia di Leda, continua?
Io consiglierei questo romanzo a chi ama i libri. Può sembrare tautologico ma non è così. Questo romanzo è un atto di amore nei confronti della letteratura (e dei classici). È anche un modo di mostrare che la cultura non deve per forza essere noiosa.
Ci sono altri libri che consiglierei a chi non ama leggere. Per esempio «La volpe che amava i libri» è spesso il primo romanzo che le persone hanno letto. Perché è talmente semplice, sincero e doloroso, pieno di meraviglia, che aiuta anche chi non legge, o chi ha smesso di leggere, a prendere un libro in mano.
Per il momento la storia di Leda non continuerà, la mia piccola animuccia è travolta da troppe altre storie e devo metterle su carta prima che, chiuse nel mio petto, gli venga a mancare l’aria.
