“La ragazza che abbandonò il destino” di Alessandro Niccoli

Safaa è una giovane sensibile che critica le disuguaglianze sociali. Con coraggio, sceglie di abbandonare la vita comoda e un futuro già prefissato dalla sua famiglia per decidere della propria vita. La protagonista ama la natura e gli animali; insieme a Quercia, il suo cavallo, percorrerà un viaggio esistenziale. Le parole di Safaa sulla diversità sono significative: “La diversità è una ricchezza. Bisogna imparare dalle persone che la pensano in modo diverso da noi, perché ci fanno vedere le cose sotto un’altra prospettiva, altrimenti rimarresti limitato nella tua visione.”

Attraverso dialoghi intensi e profondi, Niccoli ci offre uno specchio dell’anima di Safaa, permettendoci di ascoltare le sue riflessioni più intime mentre affronta sfide straordinarie. Ogni tappa del suo viaggio è un’opportunità per confrontarsi con la bellezza della vita e le sue complessità. La protagonista si immerge in una natura incontaminata, esplora culture diverse e scopre la forza interiore necessaria per sconfiggere l’edonismo che la circonda.

 

 

Intervista esclusiva a Alessandro Niccoli

 

Alessandro, quale è stata l’ispirazione principale per il personaggio di Safaa e il suo viaggio alla ricerca dell’identità in un contesto sociale così complesso come quello attuale?

L’ispirazione deriva proprio dalla realtà in cui viviamo. Pensiamo di vivere in una società libera, ma gli ostacoli alla libertà sono molti e spesso nascosti.

Percepisco questi ostacoli forse perché osservo troppo, e ne soffro, percepisco una gabbia fatta di una società intrisa di disvalori, cresciuta nel consumismo, nel patriarcato, purtroppo priva di opposizione vera e ricca di disinteresse e qualunquismo.

Se tu vedi una gabbia la descrivi, e corri ai ripari, ti fai gli anticorpi, questo fa Safaa sin da quando era giovanissima, per caricarsi fino alla sua svolta. Se non vedi la gabbia, devi stare all’erta, altrimenti rischi di perdere nella vita… la storia di Safaa può sicuramente aiutare molto a riflettere; è nata per questo.

Forse il mio grido di ribellione è stata la voce di Safaa. Il tema è la libertà, e questa non ha prezzo. Oggi gli uomini più potenti del mondo non puntano più a rubarci il denaro, lo hanno già fatto; per esempio, con l’imposizione agli Stati ad acquistare armi, un esame in ospedale diventa inaccessibile, dovendo pagarlo privatamente fior di quattrini. Gli uomini più potenti del mondo oggi vogliono oggi rubarci la libertà, la vogliono rubare ad interi popoli, per depredarli di tutto, e dobbiamo trovare gli anticorpi… una pacifica ribellione collettiva.

 

Nel tuo romanzo, descrivi la diversità come una ricchezza. Qual è il messaggio che desideri trasmettere riguardo all’importanza di abbracciare le differenze culturali e personali?

La diversità insieme alla libertà è una grandissima ricchezza, e anche questa rischia la repressione da parte del potere e di una società che ci vuole omologati e non pensanti.

Il confronto è fondamentale nella vita… se riusciamo a non avere pregiudizi e confrontarci l’un con l’altro, col diverso, con rispetto e sapendo ascoltare, troviamo un tesoro … e troviamo noi stessi. Perché imparare una cosa o un modo di essere inaspettato da un’altra persona, diventa parte di noi stessi. E cosa siamo se non ci completiamo? Safaa dentro di sè lo sa, ma vuole vivere tutto questo, sperimentando le sue intuizioni; e le sorprese dal confronto con sè stessa e con gli altri saranno grandi.

 

La frase “Le persone sono create per essere amate e le cose per essere usate” riflette una critica profonda alla società consumistica. Come credi che questo concetto possa guidare un cambiamento nella mentalità collettiva?

È un concetto grande… ci prova il Papa con un milione di giovani, ma trovo questo un target fatto più di gadget religiosi e di canzoni.

Penso che questo concetto potrebbe trovare diffusione fattuale nella riflessione e diffusione di ciò che rappresenta: azione, interesse vero per l’altro, aiuto vero verso chi ha un problema… spesso non costa niente, ma restituisce ricchezza d’animo. Capita tutti i giorni di ricevere una richiesta di aiuto: dimostrando interesse, facendo anche una piccola cosa, troviamo uno specchio, una risposta e una crescita reciproca, una speranza. Perché voltare le spalle e continuare a frequentare chi vive nel menefreghismo e nel buio? Siamo nati per il buio? Safaa si ribella a questa società competitiva e cambia strada, cambia un destino preconfezionato, con un grandissimo sforzo di riflessione e di coraggio, lei riesce a portare e a diffondere il messaggio con la sua musica e il suo modo di porsi.

 

Alessandro, emergono chiaramente nel tuo romanzo critiche alla competizione e alla ferocia nella società. Quali cambiamenti auspichi per il sistema educativo affinché promuova valori più umani e meno materiali?

In parte ho affrontato la questione nella risposta precedente; ma parlando di cambiamenti che auspico, aggiungo che sarebbe fondamentale il recupero di valori antichi, andati persi; il recupero di un’istruzione accessibile a tutti che offra gli strumenti per poter pensare, e trovare il meglio di noi stessi, al di là dello sterile nozionismo, per poter trovare la propria strada in autonomia… arricchendo così la coscienza sociale e il positivo dialogo politico, lontano da quegli status symbol basati sul denaro e sulla competizione, che portano solo alla povertà d’animo, all’assenza di critica e opposizione, al declino sociale. Se non ci pensa lo Stato, come sta dimostrando di fare, per ora la soluzione è in mano alle nuove generazioni e ai loro genitori. Se ogni soggetto comprende questi problemi, gabbie e rischio declino, può reagire, diversamente avrà perso in partenza. Se ognuno di noi lavora bene su se stesso e sui rapporti umani potremmo arrivare ad una positiva rivoluzione culturale; sarò ottimista, ma perché escludere questa possibilità? Mi sono affidato al pensiero e all’istinto di Safaa, lei non la esclude e riesce a cambiare.

 

Il viaggio di Safaa attraverso diverse culture e paesaggi sembra riflettere le tue esperienze personali. In che modo queste esperienze hanno influenzato la tua visione del mondo moderno?

Certamente il viaggio di Safaa trae spunto dalle mie esperienze giovanili, vissute prima e nei primi anni dell’università, dopo aver svolto un inutile servizio militare, quando viaggiavo spesso, più volte in paesi del Sud America, poi mi sono fermato nelle mura dello studio, dopo anni dalla laurea ho ripreso in mano l’azione. Ma Safaa è andata molto più lontano, ha stupito perfino me stesso. Dalle mie esperienze e riflessioni, ho lasciato a lei in mano l’azione e il libero arbitrio, così è andata lontano, dando tutta sè stessa al viaggio, alla ricerca, all’analisi di sè stessa e al confronto; alla fine lei ha approfondito cose che avrei voluto approfondire io, e mi ha preso per mano trascinandomi fuori dalla gabbia, nei suoi viaggi e confronti; la scrittura è proseguita per giorni proprio mentre viaggiavo io stesso sulla prodiera di una nave diretta a Tangeri, nel confronto con persone di altre culture, che incuriosite, con i loro bambini dai sorrisi diversi ed espressivi, mi giravano intorno cercando di capire cosa stavo facendo, cosa mi ispirava a viaggiare con un computer a scrivere osservando il grande mare, così ricercando il dialogo e la ricchezza dello scambio di idee e sorrisi. Non siamo abituati a questo tipo di ricchezza nella routine quotidiana di scambio di tutto il nostro tempo per un salario, con la soddisfazione di acquistare cose on-line e scartarle da soli alla sera. Penso che Safaa nei suoi viaggi possa prendere per mano ogni lettore e offrirgli nuove strade, oltre il consumismo, una rivoluzione possibile.

 

Considerando il contesto attuale, quali speranze hai per le nuove generazioni in termini di riscoperta dell’essenziale e liberazione dalla pressione del materialismo e della performance?

A questa domanda in parte ho risposto. Volendo aggiungere qualcosa, posso dire che i giovani devono staccare la spina dalle tv, dagli status symbol, e dai social, e riappropriarsi del proprio tempo, che è molto prezioso; concederlo ai media significa arricchire i padroni dei media stessi e svendere la propria esistenza… unica ricchezza, solo nostra. Così facendo potranno ascoltare di più la voce e i messaggi della natura, che sono incredibili, e a su misura di ognuno di noi (Safaa lo ha capito da molto giovane), così capire la voce di sé stessi, e divenire i veri artefici della propria vita e destino. E’ ancora possibile per loro risvegliarsi e passare all’azione, sempre con un occhio rivolto all’altro; i buoni messaggi vanno scambiati, perché non basta tutto quanto sopra detto, l’altro ha sempre qualcosa dentro che potrebbe completare la propria sfera e con l’aiuto reciproco, poter trovare la strada migliore per noi, sempre armati di quei valori da recuperare nel cammino, come sane pratiche fisiche, respiratorie, di rispetto per l’altro, per la parola data, per la natura, per gli altri esseri animali. Il percorso di Safaa è rivolto a questo; pur con i suoi inciampi e gravi cadute, il suo esempio è quello di andare a fondo delle cose e infine di farcela, raccogliere l’ultimo scampolo di idea dentro di sé e rimasta repressa da una società che tende a chiudere ogni spazio vitale; e allora un’idea pescata nel profondo la può salvare e tirare fuori la versione migliore di sè stessa.

Un’idea, una critica a sé stessa e alla nostra società, uno spunto, diventa un grande strumento… un’arma di luce per superare e non rimanere imbrigliati nelle selve di un sistema, che dobbiamo ammettere, del tutto imperfetto.

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