“La ragazza oltre le mura” di Alessandro Polidori e Enza Cassano
Un viaggio tra amore, identità e segreti sepolti nel tempo
Di fronte al dolore dell’abbandono, al richiamo del mistero e alla forza dell’amore che sfida i limiti imposti, nasce “La ragazza oltre le mura”, romanzo d’esordio scritto a quattro mani da Alessandro Polidori ed Enza Cassano, coppia nella vita e ora anche nella scrittura.
Una collaborazione che va oltre la semplice condivisione di idee: è la fusione di due sensibilità, di due sguardi diversi sul mondo che hanno scelto di raccontare insieme una storia che attraversa i secoli e le emozioni umane più profonde.
Due protagoniste, un unico destino
La narrazione si muove abilmente su due piani temporali: Chiara, giovane studentessa di architettura nel 2015, e Clarissa, misteriosa figura abbandonata davanti a un convento nel 1889. Due donne che, pur lontane nel tempo, condividono un destino comune: l’essere state adottate, il sentirsi incomplete, la necessità di dare un senso alla propria storia.
Chiara è una ragazza curiosa, animata da una sete di verità che va oltre la semplice ricerca accademica. La sua tesi di laurea la porta al convento di San Francesco, alle porte di Viterbo, dove scopre una vecchia foto con una frase enigmatica:
“Amami non amandomi.”
Quella frase diventa il filo conduttore di un’indagine che scava nel passato, riportando a galla segreti, ferite e sentimenti mai sopiti. Al suo fianco c’è Massimo, il suo psicoterapeuta, una figura chiave che l’accompagna con empatia e lucidità nella ricostruzione della vita di Clarissa. Ma, forse, anche della sua.
Le emozioni che salvano
Chiara non cerca solo Clarissa. Cerca se stessa. È consapevole che scavare nel passato dell’altra significa anche affrontare le proprie fragilità, il proprio senso di abbandono.
“Ho accettato la storia della mia vita e voglio bene ai miei genitori adottivi, però certe sensazioni non si dimenticano…”, confessa.
“Ma io devo andare in fondo a questa faccenda, voglio sapere tutto di Clarissa: chi era, perché è stata abbandonata, come ha vissuto, e soprattutto, se qualcuno è riuscito in qualche modo a colmare il suo vuoto. È molto importante per me.”
Il romanzo si fa così racconto dell’identità, del bisogno di appartenenza e della potenza salvifica delle emozioni.
Massimo le dice:
“Sai riconoscere le emozioni e i sentimenti negli altri mettendoti nei loro panni… quello che dici a parole lo confermi con il corpo e viceversa.”
Un messaggio forte, che sembra uscito da un saggio di Daniel Goleman sull’intelligenza emotiva, ma che qui è intrecciato alla narrazione in modo autentico, vivo, palpabile.
Oltre le regole, oltre i muri
Nel cuore del romanzo si intreccia anche una storia d’amore intensa e inattesa, ambientata in un tempo in cui i sentimenti dovevano spesso piegarsi alle regole, alla morale, al giudizio.
Un amore che non si lascia ingabbiare dalle convenzioni, e che rappresenta un altro “oltre” importante del titolo: oltre il tempo, oltre i ruoli, oltre i muri imposti dalla società.
“La ragazza oltre le mura” diventa così anche una metafora: di libertà interiore, di coraggio, di una ricerca affettiva che non conosce barriere. Una suggestione che porta spontaneamente a chiedere agli autori:
- Il rifiuto di accettare incondizionatamente le regole imposte dalla società o dalla religione ha ispirato il titolo del vostro romanzo?
Un noir dell’anima
Il romanzo non è solo una storia d’amore o di crescita personale. È anche un noir psicologico, con sfumature storiche e misteri irrisolti. Un omicidio, un antico convento, documenti nascosti, verità dimenticate.
Tra i tanti passaggi carichi di significato, colpisce in particolare una riflessione:
“Se il nostro temporale, invece di liberarsi fuori, ci esplode all’interno, ne sentiamo tutto il peso e ne assorbiamo la carica…”
Una frase che parla a chiunque si porti dentro un dolore silenzioso, invisibile. A chi continua a sentire brutto tempo anche quando fuori c’è il sole.
L’amore come necessità
La ragazza oltre le mura è un invito a non avere paura delle emozioni, ad attraversarle, anche quando fanno male. È un richiamo al coraggio di amare, anche quando l’amore appare distante, inaspettato o complicato.
Alla base del romanzo c’è una verità semplice e potente:
“Non si può vivere senza amore.”
Perché chi smette di amare rischia di chiudersi al mondo, di ripiegarsi nel passato, di restare prigioniero della paura.
Conclusione
Con uno stile coinvolgente e una narrazione a due voci che si rincorrono attraverso il tempo, Alessandro Polidori ed Enza Cassano ci regalano un romanzo che è insieme storia, mistero e introspezione.
Un racconto potente che ci invita a conoscere noi stessi attraverso gli altri, a cercare la verità non solo nei libri, ma anche nei sentimenti, nei vuoti e nei legami.
Un romanzo per chi ha amato, per chi ha sofferto, per chi è alla ricerca.
Per chi, semplicemente, ha il coraggio di andare oltre le mura.
Un incontro con Alessandro Polidori ed Enza Cassano per scoprire la nascita del romanzo, le emozioni che lo attraversano e i progetti futuri
Scrivere un romanzo insieme, oltre che condividere la vita come coppia, è un’esperienza intensa e non sempre semplice. Com’è nata l’idea di lavorare a quattro mani a La ragazza oltre le mura? E come avete vissuto – emotivamente e creativamente – questo viaggio nella scrittura a due voci?
Alcuni anni fa, io ed Enza frequentavamo un gruppo di amici con i quali ci divertivamo a parlare di psicologia e ad analizzare dei testi per individuare le modalità di comunicazione utilizzate. Un giorno è venuta fuori l’idea di scrivere un libro e abbiamo cominciato a tirare fuori idee una dopo l’altra, ma poi la cosa non ha avuto seguito. Personalmente fino a quel momento non avevo mai pensato di scrivere, ma dopo quel giorno per me è scattato qualcosa. Così ne ho parlato con Enza, (che invece aveva già la passione per la scrittura), e ho iniziato a immaginare la storia di Clarissa e come posse svilupparsi per farla incontrare virtualmente con Chiara.
Prima di diventare una coppia ci siamo frequentati come migliori amici per quasi dieci anni e abbiamo sempre avuto una sintonia emotiva molto alta. Scrivere questo libro ha confermato un feeling già esistente, e ci ha avvicinati ancora di più perché nonostante la profonda conoscenza che già ci legava questa esperienza ha rinsaldato la nostra unione. Inoltre, ci siamo divertiti perché oltre ad immaginare la vita delle protagoniste abbiamo fatto molte ricerche e abbiamo visitato alcuni luoghi come un convento per ricreare l’atmosfera della vita dei frati nel modo più corretto possibile.
Nel romanzo Chiara e Clarissa, pur lontane nel tempo, condividono un legame invisibile ma potentissimo. Come avete lavorato alla costruzione di questi due personaggi femminili così diversi eppure speculari? Vi siete divisi i ruoli nella scrittura, oppure ogni passaggio è stato condiviso?
Si, ci siamo divisi i ruoli, ma allo stesso tempo abbiamo mantenuto costantemente la condivisione di quanto scritto perché nonostante avessimo un’idea di come delineare le due storie dovevamo tenere sempre vivo il filo che univa le vite delle due protagoniste.
Le due ragazze condividono la stessa esperienza, ma il contesto storico che le divide è completamente diverso. Clarissa l’abbiamo immaginata con un carattere forte e risoluto tale che le permettesse di sopravvivere non solo all’abbandono ma anche alla prospettiva di vita che l’aspettava, e visti i tempi (fine ‘800 e inizio del ‘900), non era una cosa scontata. Però al contempo volevamo che fosse una bambina/ragazza molto sensibile e con una importante componente emotiva che la contraddistinguesse. Per questo è amata e benvoluta da tutti i personaggi del libro.
Anche Chiara apparentemente sembra simile, ma in realtà è più fragile nonostante la sua esperienza di abbandono sia stata meno traumatica e vissuta in un periodo storico molto più agevole. Sperimenta comunque un senso di diversità rispetto agli altri e confusione su chi è veramente; questa crisi di identità, iniziata nella tarda adolescenza, le ha fatto sviluppare uno stato di ansia che permane anche in età adulta.
Uno dei fili conduttori del romanzo è la ricerca dell’identità, spesso legata all’abbandono e al bisogno di appartenere. Quanto è stato difficile (o naturale) trattare temi così profondi con delicatezza e rispetto?
L’identità legata al concetto di abbandono è un tema molto delicato e complesso, che tocca psicologia, relazioni affettive e costruzione del sé. Quando una persona vive esperienze di abbandono la propria identità può essere fortemente influenzata da questo vissuto. Non si tratta solo del fatto in sé, ma del significato che la mente attribuisce a quell’esperienza, questo è un elemento estremamente soggettivo.
Per noi è stato molto difficile scrivere di abbandono perché non abbiamo vissuto questa esperienza e non volevamo cadere nell’ovvietà di alcuni luoghi comuni che vogliono i ragazzi adottati come “problematici” o con un destino già segnato, soprattutto perché in alcuni casi si sviluppa una identità resiliente che consente alla persona di acquisire autonomia e capacità di cura. Ci sono venute in aiuto le nostre esperienze personali, mia moglie ha perso la mamma da giovane e questo le ha lasciato un senso di vuoto e di sofferenza che può aiutare ad immedesimarti in chi i genitori non li ha avuti. Da parte mia oltre ad utilizzare le mie competenze da psicologo ho fatto riferimento alla mia vita, sono cresciuto in una famiglia disfunzionale dove l’affetto non ha “girato”, perciò, nonostante avessi dei genitori spesso mi sono sentito solo e senza punti di riferimento.
Quindi ci è venuto naturale che io mi occupassi della parte che coinvolge Chiara e che Enza scrivesse i capitoli su Clarissa.
Il titolo La ragazza oltre le mura ha un forte valore simbolico. Rappresenta una ribellione, una liberazione, un superamento di limiti. Possiamo dire che racconta anche la vostra idea di amore e libertà?
Sicuramente il modo in cui abbiamo scritto la storia di Chiara è proprio come ci immaginiamo una storia ideale. Non tenere conto dei pregiudizi, non preoccuparsi di cosa pensano gli altri, non badare alla differenza di età, ma vivere la storia abbandonandosi completamente ai sentimenti e alle emozioni. Per fare questo è necessario ribellarsi ai paradigmi della società e varcare quella linea di demarcazione che ci vorrebbe tutti sottomessi a delle stupide regole morali. Ognuno dovrebbe essere libero di vivere l’amore come meglio crede; nessuno dovrebbe rinunciare alla propria felicità solo perché questa società ci vorrebbe omologati a determinati criteri. Ma sappiamo bene che la società in cui viviamo non è ancora così evoluta e perciò fare certe scelte richiede coraggio e determinazione.
L’intelligenza emotiva è uno dei fili conduttori del libro, soprattutto nel rapporto tra Chiara e Massimo. Quanto è importante per voi, oggi, educarci a riconoscere e accogliere le emozioni, anche nella scrittura?
L’intelligenza emotiva è un concetto che si è diffuso soprattutto grazie agli studi di Daniel Goleman negli anni ’90, io lo ritengo fondamentale sia nei rapporti personali che a livello sociale. Riconoscere, comprendere e accogliere le emozioni sono concetti che io introdurrei nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi ad utilizzare la comprensione emotiva per comunicare in modo efficace, risolvere conflitti e costruire relazioni positive. La scrittura poi rappresenta un effetto catartico, le emozioni prendono vita e spesso se quanto stiamo scrivendo ci riguarda, in qualche modo ne rimaniamo coinvolti fino anche a commuoversi, (a me è capitato spesso mentre scrivevo di Chiara). Quindi chi scrive esterna delle emozioni, chi legge spesso le vive, le sente. Quando succede, secondo me si è raggiunto lo scopo, perché scrivere significa trasmettere qualcosa che poi ognuno elabora in base alle sue esperienze.
Siete una coppia nella vita e ora anche nella scrittura. Quanto il vostro legame personale ha arricchito questa esperienza letteraria? E, se possiamo chiedervelo con discrezione… quanto del vostro amore c’è, tra le righe, di questa storia?
Indubbiamente la nostra relazione ha valorizzato tutto ciò che abbiamo scritto, perché abbiamo trasferito gran parte della nostra intesa e dei nostri sentimenti. D’altra parte, non poteva essere altrimenti; nel momento in cui ti cimenti in una scrittura a quattro mani e sei una coppia viene spontaneo avvalersi della propria esperienza, del confronto costante, fondamentale per caratterizzare i personaggi nei quali, per forza di cose, verranno trasferiti fragilità, ansie, paure e altri aspetti delle proprie personalità.
La seconda domanda ci ha sorpreso perché non avevamo mai riflettuto sul fatto che c’è molto che ci rappresenta nella storia di Chiara e di Clarissa. Prima di sposarci siamo stati amici per molti anni, quindi abbiamo avuto tempo di far maturare un sentimento più profondo, abbiamo una differenza di età di quasi dieci anni che però non ha mai pesato, inoltre nel momento in cui abbiamo iniziato ad andare oltre l’amicizia, come in uno dei nostri personaggi, sono sorte mille paure e ansie, per affrontare le quali c’è voluto tempo e impegno da parte di entrambi. Perciò possiamo dire che c’è molto del nostro amore nel romanzo e forse è per questo che siamo molto legati ad ogni personaggio.
Siete al vostro primo romanzo, ma l’intesa creativa sembra già ben rodata. Ci sono nuovi progetti in arrivo? Possiamo aspettarci altre storie scritte insieme?
Al momento non ci sono progetti in comune, la vita ultimamente per noi è diventata frenetica; abbiamo un bambino di otto anni che ci impegna molto e che richiede molte energie.
Io personalmente, (Alessandro), ho iniziato un nuovo libro di tutto altro genere che mi piacerebbe portare avanti, perché affronta un tema attuale e che oltre tutto mi sta a cuore perché in parte mi rappresenta. La storia ruota intorno ad un bambino che scopre di avere una intelligenza eccezionale, ma che, come spesso capita in questi casi deve affrontare molti disagi a livello relazione, sociale ed affettivo. Essere un genio può portare alla solitudine, non solo perché tu vedi cose che per gli altri non esistono, ma perché nessuno ti capisce e questa frustrazione ti porta a chiuderti in te stesso. Naturalmente questo è solo l’inizio della storia che si svilupperà in un modo del tutto inaspettato.
