La ricchezza spirituale vive nel sorriso di chi non impoverisce il suo presente

La società moderna, ha creato le basi per un enorme vuoto spirituale. Sui volti delle persone noto sempre meno sorrisi. Abbiamo più fonti di piacere, ma continuiamo a procrastinare il tempo del piacere, del riposo e della cura di sé. Continuiamo a ripeterci: quando sarò in pensione riprenderò le mie vecchie passioni, quando i nostri figli saranno grandi torneremo a viaggiare, quando non lavorerò più potrò dedicarmi a te.

Il controllo del futuro, è un’illusione, continuare a rimandare i piaceri della vita, significa in parole povere impoverire il nostro presente. Se non ti riposi di conseguenza: sei stanco, se non dedichi il giusto tempo alle tue relazioni affettive prima o poi si logoreranno, se non coltivi le tue passioni ne sentirai la mancanza, e così di seguito.

Il tempo, va impiegato bene, non domani, ma ora. Non puoi accumularlo così come fai con i tuoi: soldi, oggetti, vestiti e quant’altro. Esistono due tipologie di povertà: quella fisica o spirituale. Lo stesso vale per la ricchezza. Esiste la ricchezza materiale e la ricchezza spirituale.

La nostra società è sempre più fondata sul materialismo. Già nel 1964, Marcuse, nel suo famoso saggio “Uomo ad una sola dimensione” aveva individuato una delle principali caratteristiche dell’uomo moderno, ossia, il suo tremendo bisogno di produrre e consumare.

Il sociologo tedesco, aveva ben compreso che la nostra cultura, le nostre economie e le nostre politiche sono permeate di valori e credenze materiali per forza di cose il nostro comportamento si adatta a questo tipo di sistema. Basti pensare che il principale indicatore di crescita nel mondo contemporaneo è la crescita economica. In sostanza, si basa sul calcolo rispetto a quanto abbiamo speso in beni e servizi nel confronto con gli anni precedenti. Di contro, in pochi, s’interessano dei costi umani, sociali e ambientali, che l’hanno prodotta, e cosa più importante, il PIL non ci dice quanto siamo felici e soddisfatti. Non ci dice un bel nulla su ciò che desideriamo o meritiamo di vivere. Il modo in cui progettiamo la nostra vita dipende sempre di più dall’influenza della nostra società. Ciò non ci giustifica, anzi, è una nostra responsabilità viaggiare sulla strada che ci conduce alla ricchezza spirituale, che, più semplicemente significa saper distinguere le cose importanti da quelle secondarie. Per sentirsi meno ansiosi, e, per non vivere una perenne insoddisfazione. Questi concetti devono essere elaborati, metabolizzati e vissuti. Uno dei primi passi è disfarsi del superfluo, in termini pratici, significa: vivere più leggeri. Come fai a vivere più leggero? Sei pieno di vestiti che non metti più: regalali ad un amico/a, vendili, e con il ricavato concediti una cena, una vacanza. Oppure dalli in beneficenza. Importante è fare spazio nel tuo armadio, emotivo e fisico.

Ho usato la metafora dei vestiti, per farti capire che solo quando deciderai di disfarti del superfluo, potrai fare spazio per nuove esperienze di vita, nuove abitudini. Finalmente, potrai anche sbarazzarti di antiche credenze, rigidi schemi mentali.  Un approccio di questo genere alla lunga riuscirà ad influenzare anche il tuo stato d’animo, ti permetterà, di liquidare antichi ricordi che ti fanno ancora male. Ti aiuterà a riconoscere e allontanarti da comportamenti e persone nocive.

La nostra felicità a volte sta nel correggere le nostre aspettative. Non abbiamo bisogno che siano gli altri a darci un riconoscimento. Concentrati di più sulla sostanza, impara a viaggiare con un bagaglio più leggero così facendo il tuo cammino di vita sarà più facile e meno insidioso. Fai spazio a nuove esperienze, a nuovi vissuti.  Riempi il tuo zaino di più ricchezza spirituale e meno di quella materiale.

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Francesco Sassano

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