La Società Algoritmica minaccia il libero arbitrio?

Partiamo da una doverosa premessa: ogni tecnologia, algoritmi compresi, rappresentano un vantaggio per l’uomo ma è necessario non lasciare che siano le sequenze di dati, con i loro cicli e condizioni, a decidere cosa sia meglio e più utile per noi o finanche chi siamo noi stessi.

Data la loro diffusione è tempo di comprendere l’importanza di un loro uso consapevole e responsabile. Non per evitare gli algoritmi, ma per poterli usare meglio e con maggiore controllo e consapevolezza.

I Big Data e la fine del libero arbitrio

Nell’era digitale, l’omologazione si afferma come criterio prevalente, gli algoritmi consentono di controllare abitudini mentali e relazionali, per fini commerciali o politici, spesso a nostra insaputa. Il 99% delle nostre scelte, sono influenzate da forze biologiche, sociali e culturali. Chi sono i soggetti più manipolabili? Come sostiene Harari “Gli individui più facilmente manipolabili sono quelli che credono nel libero arbitrio – perché rifiutano di riconoscere che possono essere condizionati. (Harari, Yuval Noah, 21 lezioni per il XXI secolo). Asimmetria di conoscenza, in possesso di governi e aziende, per cui alcuni pochi sanno tutto di noi, mentre noi non sappiamo nulla di loro, intorpidisce il pensiero critico e l’esercizio consapevole della libertà. Le disuguaglianze aumentano a dismisura, la conoscenza e la ricchezza si accumulano in poche mani, con gravi rischi per le società democratiche.

 “L’intelligenza artificiale è un dono” come dice Papa Francesco “ma serve un’algor-etica” per evitare che un giorno gli individui possano abbandonare il pensiero critico per affidare le scelte relative alla propria vita ad un computer.

La macchina e l’uomo nel prossimo futuro potranno fare insieme cose impensabili, ma l’uomo viene prima della funzione, dell’algoritmo, dell’intelligenza artificiale, del profitto.

Quanto la Società Algoritmica influisce sui processi decisionali dell’individuo?

Il più delle persone crede di prendere le proprie decisioni “liberamente”. La società dei consumi incoraggia la gente a pensarla in questo modo. La maggior parte ritiene che le proprie scelte riflettono incondizionatamente il proprio libero arbitrio, questa convinzione disincentiva ad indagare i veri motivi che hanno portato a fare una scelta piuttosto che un’altra. Inconsapevolmente, siamo portati a credere che – la nostra libera volontà, indirizza le nostre azioni – il conseguente processo di identificazione con le nostre scelte, ci impedisce di porci domande circa le forze biologiche, sociali e culturali che in realtà hanno plasmato le nostre decisioni. Harari Yuval Noah, ritiene che questo modo di pensare diventa un grande ostacolo all’esplorazione di se stessi: “La gente dovrebbe comprendere la seguente formula: b × c × d = ahh! Conoscenza biologica moltiplicato per potenza informatica moltiplicato per i dati uguale capacità di hackerare gli esseri umani. Quando le autorità e le aziende avranno sufficienti conoscenze biologiche, sufficiente potenza informatica e sufficienti dati potranno hackerare e manipolare gli esseri umani con modalità senza precedenti. Questo cambierà l’assetto economico, il sistema politico e le nostre vite quotidiane in modi che possiamo appena immaginare, e l’autorità si trasferirà sempre più dagli uomini agli algoritmi”. (Harari Yuval Noah,21 lezioni per il XXI secolo).

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Francesco Sassano

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