La sovranità alimentare è diritto al cibo

Con insediamento del governo Meloni, il “Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali” ha assunto la denominazione di “Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste”

Cosa vuol dire sovranità alimentare?  È semplicemente una filosofia di vita e un approccio al mondo del cibo che estranea il profitto dal diritto.

La FAO l’ha spiegata come: “diritto dei popoli, delle comunità e dei Paesi di definire le proprie politiche agricole, del lavoro, della pesca, del cibo e della terra che siano appropriate sul piano ecologico, sociale, economico e culturale alla loro realtà unica. Esso comprende il vero diritto al cibo e a produrre cibo, il che significa che tutti hanno il diritto a un cibo sano, nutriente e culturalmente appropriato, alle risorse per produrlo e alla capacità di mantenere se stessi e le loro società”.

Un tema sentito e ribadito anche dall’attuale Presidente di Slow Food Italia Barbara Nappini che a tal proposito ha dichiarato: “La sovranità alimentare non è sinonimo di autarchia: è il diritto dei popoli a determinare le proprie politiche alimentari senza costrizioni esterne legate a interessi privati e specifici”.

La difesa del cibo come un bene da preservare e non solo da commerciare dovrebbe essere un diritto garantito a tutti gli esseri umani.

Il concetto di sovranità alimentare nasce a sinistra, dal Movimento Campesino che negli anni ‘90 protestò contro la selvaggia globalizzazione, affermando l’autodeterminazione dei popoli a scegliere cosa produrre e cosa mangiare. Ebbene, detto ciò, il concetto di sovranità alimentare, non è da equivocare con quello di autarchia o sovranismo alimentare. C’è chi per calcoli elettorali come sempre ci prospetta un nemico. Non c’è nessuna Europa che vuole obbligarci a mangiare grilli o deglutire carne coltivata. Il nemico non c’è semmai ci sarà la possibilità di aumentare la libertà individuale e di scelta di ciascuno a scegliere come nutrirsi. Forse sarebbe il caso di sponsorizzare un altro modello di cultura in cui a tutti gli essere umani sia garantito un pasto nutriente perché come ho avuto modo di scrivere: siamo quello che mangiamo.

Made in Italy: significa inclusione alimentare

I conservatori del cibo dovrebbero conoscere la storia della cucina italiana per sapere che il nostro Paese ha una grandissima capacità da sempre di integrare ed assorbire e fare proprie anche altre culture alimentari di altri popoli. Molte pietanze non sono italiane, lo sono diventate con il tempo perciò la retorica del Made in Italy stona quando viene utilizzata con finalità propagandistiche. Murare il progresso così come in tutti i campi è di per sé un grosso errore significa escludere aprioristicamente l’altro. Eppure nel campo culinario, la contaminazione e la creatività sono le armi dei nostri chef. Per questo il sovranismo alimentare non ha senso e fa male anche al nostro Made in Italy.Per dirla nel modo più semplice possibile, la sovranità alimentare richiede un nutrimento a prezzi abbordabili per tutti. Non la difesa dei confini nazionali dai prodotti esteri o dalle sue influenze, a patto che quest’ultime non siano dannose per la nostra salute e quella dell’intero ecosistema.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che i prodotti a km zero, sono da preferire a quelli a lunghe distanze, non solo perché sono più economici ma anche per costruire un mondo più sostenibile con meno trasporti su gomma, così come è giusto difendere un pagamento equo dei lavoratori, privilegiare l’agricoltura e la pesca locale e gli allevamenti tradizionali.Il Made in Italy è integrazione alimentare, è sempre stato così: il pomodoro è peruviano, il peperoncino della Guyana, il riso arabo, la patata americana. Il kiwi per secoli è stato coltivato in Cina, ed oggi, Italia è tra i massimi produttori al mondo. Nessuno farebbe a meno di questi prodotti, in nome di un discutibile sovranismo alimentare.

Se davvero volessimo escludere dalla nostra tradizione tutte le ricette di provenienza straniera resterebbe ben poco. Un conto è difendere il Made in Italy dall’omologazione alimentare, agrobusiness e junk food un conto è impedire il progresso utilizzando insensate logiche autarchiche

Picture of Francesco Sassano

Francesco Sassano

Tabella dei Contenuti