Ricercando la perfezione, scordiamo che la vita è imperfetta

Per vivere occorrono delle motivazioni, c’è chi vive per costruirsi una famiglia, chi invece vive solo per il proprio lavoro e chi per viaggiare in giro per il mondo in roulotte. La motivazione ha la funzione di un energizzante, ci permette di andare oltre, di non sentire la stanchezza anche quando il nostro cammino di vita è lungo e faticoso. Una vita senza motivazioni rischia di essere una vita senza senso.

Il problema nasce quando spinti dalla competizione e dal desiderio di essere sempre i primi, ci poniamo degli obiettivi illusori: perfezione, felicità e successo.

La società della performance, ci costringe a vivere in un mondo in cui tutto è immagine, ognuno di noi sogna di avere di più di quello che ha adesso.

Se vivi in un sistema sociale, individualistico, in cui tutti cercano di accrescere la propria immagine pubblica rischi di essere inghiottito nelle stesse logiche. Non mi meraviglio quindi di chi spasmodicamente mette in vetrina sui social la propria vita.  Lo fai per non essere da meno, per accrescere il tuo punteggio nel ranking, per mettertii alla pari con i tuoi contatti: pubblichi foto di tramonti mozzafiato, del tuo ultimo successo lavorativo oppure della tua ultima borsa Gucci.

Ogni cosa che fai od ogni bene che acquisti, che accresce il tuo punteggio, merita visibilità sui social. Tutti hanno un pubblico. Ci sono le celebrity con milioni di followers e poi ci sei tu con i tuoi amici e contatti. Quando condividi qualcosa sarai valutato dai tuoi contatti, e probabilmente, desideri di essere guardato da sempre più persone. Sei un performer, all’interno della società della performance non esistono più attori e spettatori, siamo tutti attori, ognuno di Noi produce ed esibisce le sue performance.

All’interno di questo contesto, irreale ed illusorio, si rischia di essere ciò che non si è. Tutti vorremmo un lavoro perfetto, un amore indimenticabile, e vivere una vita da manuale. Anche se la vita social abbonda di immagini da vetrina, artificiali e preconfezionate, poi un bel giorni ti svegli e guardandoti allo specchio capisci che la vita non è così perfetta. Ci tocca fare i conti con le malattie, con gli amori che finiscono, con i sogni irrealizzati e con le nostre imperfezioni. Dimentichiamo troppo spesso che la vita è imperfetta.

La performance ossessiva condiziona il risultato

La ricerca ossessiva della perfezione, amplificata dalla nostra società della performance fatta di immagini fittizie, ci porta dritti verso l’ansia e la tristezza.

Siamo tutti impegnati e concentrati a raggiungere idealtipo della perfezione (costruito appositamente da altri per noi) convinti che questo percorso conduca alla felicità. Molti di noi proseguono questo percorso senza rendersene conto di vivere principalmente nel futuro dimenticando di assaporare il presente. Il più delle volte viviamo vite, giornate, consumati dall’attesa illusoria di essere quel che non saremo.

Qual è il risultato? Questa ricerca disperata di perfezione, che ci fa cambiare partner, lavoro e auto nel tentativo di raggiungere la perfezione genera una maledetta ansia. Nonostante, abbiamo la possibilità di acquistare e sperimentare i mille stratagemmi gentilmente offerti dalla società dei consumi, il risultato finale è che non riusciamo a goderci tutte le cose imperfette che possediamo. Quando ce ne accorgiamo siamo assaliti dalla tristezza, dall’odio, dalla vergogna e da un tremendo senso di vuoto.

Forse il miglior modo per uscire da questa spirale, è, non pensare alla felicità come uno stato di grazia permanente, ed iniziare a godere delle piccole gioie.

L’immagine che mi viene in mente, quando penso alla società della performace, è di una società fatta di individui che vivono nell’ansia di arrivare tardi all’appuntamento, secondi sul lavoro, con poco tempo per se stessi.

Pensare a migliorarsi ogni giorno, significa accrescere le proprie competenze anche per meglio governare il nostro spirito d’adattamento alla vita. Questo lavoro non deve essere compiuto con l’assillo della perfezione ma con l’intenzione di migliorarsi ogni giorno accettando le nostre imperfezioni.

Nulla di quello che abbiamo intorno a noi è perfetto. Tomàs Navarro, scrive: “Cerchiamo il successo, la felicità, la perfezione. Paghiamo la ricerca con lo stress e il fallimento con la depressione. E intanto ci perdiamo tutto il resto”.

Ci ha visto lungo il famoso psicoterapeuta, nel suo libro “Wabi Sabi” quando invita i suoi lettori a non aspirare ad una vita perfetta, felice e di successo.  A queste considerazioni, aggiungerei, chi prima capisce, che la vita è imperfetta, e va vissuta come tale ha la possibilità di godersi le imperfezioni del percorso.

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Francesco Sassano

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