L’Altro non è una tua proprietà

Viviamo all’interno di una società in cui tutto è possibile, in cui ogni bene ha un costo, siamo educati al consumo, ci sono sempre nuove merci da consumare. Non c’è da meravigliarsi, se molti adulti si comportano come bambini capricciosi. L’uomo contemporaneo, ha tutto a portata di mano, non ci sono momenti di passaggio dalla giovinezza al mondo adulto, viviamo in un circolo vizioso in cui ognuno prova a soddisfare le proprie pulsioni.

L’uomo massa si fida solo del suo giudizio, non ascolta, l’unica cosa che gli interessa per davvero è quella di soddisfare le proprie esigenze nel presente.

Il presentismo, è uno dei mali dell’uomo contemporaneo, perché lo svincola completamente dal passato, e quindi non c’è alcuna eredità da preservare da tramandare e da conservare per i propri discendenti. L’unica ragione di vita, resta ed è la soddisfazione personale, la ricerca incessante di esperienze nuove.

L’individuo moderno, ha tutto ma il suo sé è minimo, per dirla con le parole di Maura Gancitano:” La sua essenza è rimasta allo stato embrionale, non è stata condotta alla fioritura, non è stata coltivata, e attorno è cresciuta una foresta di bisogni da soddisfare, di richieste, di pretese, di interessi passeggeri, di consumi”. La società della performance ha amplificato questo processo, l’Altro esiste fino a quando è funzionale. Molti di noi, credono di essere più liberi e meno condizionati, e più sapienti di tutti gli altri. Lo spirito del tempo, spinge l’uomo a massimizzare i profitti, a sfruttare ogni situazione a suo vantaggio, solo così facendo si riescono ad accontentare i suoi appetiti.

Nella relazione con l’Altro, si rischia di essere egocentrici, viziati e narcisi, l’Altro esiste per soddisfare i miei bisogni. Siamo come tanti bambini capricciosi, l’Altro diventa un nostro giocattolo. 

In questa prospettiva attecchiscono, tutte quelle dinamiche sociali, che vedono l’Altro come una tua proprietà. Una tra tutte il femminicidio, sei mia e soltanto mia, non esisti più se non sarai mia per sempre.

Nella vita relazionale, in tanti scelgono di interfacciarsi con gli Altri, scegliendo la via bassa, Daniel Goleman, non a caso ha chiamato via alta, la capacità dell’uomo di compiere il passaggio dal livello pulsionale a quello emotivo/sentimentale.

Sempre più persone tendono ad esprimere giudizi, ad usare l’Altro, confondendo l’istinto con l’intuizione. Utilizzando processi di pensiero veloci, e poco riflessivi. La descrizione del mondo avviene all’interno dei loro pregiudizi. Il tutto è dovuto da una scarsa educazione sentimentale, i sentimenti si sviluppano a partire dalle pulsioni e dalle emozioni. Se non sei capace di governare i tuoi istinti, l’Altro nel momento in cui non soddisfa i tuoi bisogni diventa il tuo nemico.

Per questo motivo, ci sono uomini, per cui è ovvio picchiare una donna, perché la propria moglie o compagna, è considerata una loro proprietà, e quindi non riescono a comprendere che si tratta di una persona le cui scelte vanno rispettate.

Tutto dipende se si è educati oppure no, perché dal principio c’è impulso, tu mi tocchi, io reagisco, all’interno del processo di socializzazione, l’Uomo dovrebbe essere educato a riconoscere impulso e trasformarlo in emozione, ed una volta divenuto adulto dovrebbe interrogarsi sul significato di ciò che sente. Solo chi trasforma le pulsioni, in emozioni e sentimenti e capace di non restare indifferente ad un barcone che affonda nel Mediterraneo, ad un uomo che picchia una donna, ad un bambino che piange. Solo chi sceglie di non rispondere alle pulsioni, cerca di non provocare conseguenze dannose per l’Altro. Solo chi sceglie di non essere schiavo delle sue emozioni più basse, mette da parte il narcisismo, apatia, interesse personale e decide di ascoltare l’Altro. In altre parole, è una nostra responsabilità essere o meno schiavi della società della performance.

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Francesco Sassano

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