A dire il vero mi hanno fatto sempre orrore, i famosi lucchetti dell’amore, distribuiti alla rinfusa, su ponti, strade e parchi. L’ho sempre considerata una stupida moda, priva di ogni senso estetico.

Un pugno nell’occhio, un’accozzaglia di ferro arrugginito alla pari delle promesse non mantenute.

All’epoca del libro “Ho voglia di te” di Federico Moccia, la mia ragazza mi propose di comprarne uno, le risposi con un secco: “No grazie, l’amore non conosce lucchetti”.

Mi ricordo, che, non la prese molto bene! Fu inutile spiegarle, che l’Amore non può essere blindato. Morale della favola: mi lasciò.  

A mio avviso l’amore non può essere simboleggiato da un lucchetto, come un qualcosa da chiudere a chiave senza alcuna possibilità d’uscita. Come suggerisce, lo scrittore, Enrico Galiano: “Abbiamo bisogno di nuovi simboli: soprattutto qui, in questo Paese disgraziato dove ogni tre giorni una donna muore per mano di un uomo. E quasi sempre la sua “colpa” sarebbe quella di aver rotto quel lucchetto. Di essersi liberata dalle catene”.

Preferisco pensare l’amore come un fiore, come un qualcosa di cui te ne prendi cura, lo innaffi ogni giorno per tenerlo vivo, pur sapendo che un giorno potrebbe appassire.

Ѐ questo il punto, bisogna educare le persone ad affrontare il cambiamento: l’amore può finire, può consumarsi come una rosa, non lo puoi incatenare, non lo puoi attaccare ad un cancello e poi butti la chiave. 

Ci educano a dipendere emotivamente dagli altri, ma la dipendenza non genera felicità.

Se non ci convinciamo di questo aspetto, continueremo a vivere anche le nostre relazioni sentimentali, con la stramaledetta: paura della perdita.

Non c’è da meravigliarsi, poi, se tutto questo genera: dinamiche di controllo, eccesiva gelosia, possessività e violenza.

Forse sarebbe meglio pensare all’amore come cibo per il corpo e per l’anima, che ha bisogno di nutrimento non di catene.

Sono sempre più convinto, che, l’amore odia i lucchetti non è possesso.

Francesco Sassano

Francesco Sassano

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