L’amore non è più un fatto privato

Se ci fai caso non esiste più una differenza netta, tra ciò che è pubblico e ciò che appartiene alla sfera del privato. Utilizzo spasmodico dei social, ci rende tutti dei performer. Chi più, chi meno, ognuno ha il suo pubblico. Ci sono solo più livelli di popolarità. C’è chi è seguito da una dozzina di parenti ed amici e chi da milioni di followers. Se non hai un profilo social sei considerato alla pari di un alieno. Esiste solo ciò che è esibito. L’amore non è più un fatto privato. Senza rendercene conto, così come un brand di moda pubblicizza la sua merce, anche noi pubblicizziamo e rendiamo merce ciò che per noi è più importante: l’amore per i nostri figli, l’amore per il nostro partner, l’amore per il nostro cane. Scriveva Hannah Arendt in Vita Activa:” L’amore, a differenza dell’amicizia, muore, o piuttosto si spegne nel momento in cui appare in pubblico”. Il problema di fondo è interrogarsi su quanto la società della performance rischia di invadere le nostre vite. Esibizione dei nostri momenti intimi sottrae sempre più tempo e spazio alla riflessione privata, alla vita vera, all’intimità di coppia, all’amore per i propri cari.

In sostanza, l’uomo contemporaneo, vive una grande confusione tra cosa è privato e pubblico, siamo portati a pubblicare sui nostri profili ogni aspetto personale. In molti rischiano di entrare nel circolo vizioso della produzione: tante foto, tanti video, tanti post e contenuti inutili. Un’esibizione di sé e della propria vita privata non accresce certo noi stessi. Non c’è più uno spazio privato solo e soltanto nostro. Forse sarebbe il caso di sapere che la parte più autentica di noi stessi non ha bisogno di essere rivelata, che, i nostri profili sono un’imitazione della nostra identità personale. Come scrive Peter Handke: “Io vivo di ciò che gli altri ignorano di me”. Cosa accade all’essere umano che si identifica completamente con la propria performance? Risponde a questa domanda, la filosofa e saggista Maura Gancitano, scrivendo: “Come Narciso che si specchiava in una fonte e contemplava la propria bellezza, un utente su dieci tocca il proprio smartphone cinquemila volte al giorno: è chiaramente una storia d’amore.

Il processo di identificazione con ciò che tu pubblichi, rischia di distoglierti dai tuoi affetti, dal tuo amore privato, dalla tua vocazione personale, da chi sei e dai tuoi desideri. Narcisisticamente, non vedi altro, identificandoti completamente con la tua performance. Ti convinci di essere ciò che appari sullo schermo del tuo smartphone.

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Francesco Sassano

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