“Storia di tutti i miei colpi”: il nuovo romanzo di Lorenzo Zucchi tra tennis, relazioni e ricerca di sé

 

Storia di tutti i miei colpi è il nuovo romanzo di Lorenzo Zucchi, una storia contemporanea che intreccia crescita personale, amicizia, amore e sport, accompagnando il lettore nel percorso di trasformazione della sua protagonista.

Sullo sfondo di una Roma vivace e contraddittoria, il tennis diventa molto più di una disciplina sportiva: è una metafora della vita, delle cadute e delle ripartenze.

 

La trama di Storia di tutti i miei colpi

Marina ha trentatré anni, vive a Milano e sente che la sua esistenza è arrivata a un punto di svolta. La carriera professionale non basta più a darle un senso di realizzazione e il peso delle delusioni sentimentali continua a condizionare il suo presente. Quando accetta un incarico temporaneo a Roma, vede nella capitale l’occasione per ricominciare.

 

Ma Roma non è soltanto una nuova città. È un luogo che costringe Marina a confrontarsi con sé stessa, con i propri desideri e con le proprie fragilità. Nel nuovo contesto lavorativo entra a far parte di un universo femminile composto da donne diverse per carattere e vissuto, con le quali costruisce rapporti fatti di sostegno reciproco, rivalità e complicità.

 

Parallelamente scopre il tennis, una passione inattesa che diventa il centro di un percorso di crescita personale. I maestri che incontra lungo il cammino rappresentano altrettante tappe della sua evoluzione emotiva: figure differenti che la aiutano a comprendere meglio i propri limiti, le proprie ambizioni e il bisogno di trovare un equilibrio tra indipendenza e affetto.

 

Tra campi da tennis, aperitivi romani, giornate di smart working e relazioni che nascono e si trasformano, Marina intraprende un viaggio interiore che la porterà a ridefinire la propria identità. Storia di tutti i miei colpi racconta infatti una donna che prova a riconoscersi attraverso errori, tentativi e conquiste, in un continuo allenamento alla vita.

 

Chi è Lorenzo Zucchi

Parmigiano di nascita e milanese d’adozione, Lorenzo Zucchi è uno scrittore che ha costruito il proprio percorso narrativo dando voce a personaggi, ambienti e realtà spesso marginali o poco raccontate.

 

Il suo esordio arriva nel 2020 con la Trilogia delle bandiere, una raccolta autobiografica di racconti di viaggio che comprende Quante bandiere hai, Bandiere per tutti e Giochi senza bandiere. Negli anni successivi amplia la propria produzione affrontando generi e tematiche differenti: dal romance alla narrativa storica, dal thriller psicologico al romanzo sociale, fino alle riflessioni sull’identità contemporanea.

 

Tra le sue opere figurano La stagione dei grandi amori, Quel che resta della memoria, I film belli li danno solo di notte, Un’altra volta sabato, Prigionieri del nostro destino, In attesa del mio nome e Il motore umano. Con Storia di tutti i miei colpiesplora il mondo della narrativa femminile contemporanea, ambientando il racconto tra i circoli di tennis della capitale.

 

Definito da alcuni lettori e critici “il cronista dell’invisibile”, Zucchi continua a raccontare le contraddizioni della società contemporanea attraverso storie che mettono al centro persone comuni, fragilità e percorsi di trasformazione.

 

 

Intervista a Lorenzo Zucchi

 

 

Come è nata l’idea di raccontare la storia di Marina e di ambientarla nel mondo del tennis?

La primissima idea è stata quella di scrivere una storia che avesse come sfondo il mondo del tennis amatoriale. A quel punto ho pensato a un’ambientazione che fosse più solare rispetto alla ‘solita’ Milano dove ho ambientato storie abbastanza cupe come ‘Prigionieri del nostro destino’ e ‘In attesa del mio nome’. Solo in terza battuta è nata Marina, perché mi serviva comunque una milanese come protagonista, per narrare Roma con i miei stessi occhi.

 

Nel romanzo il tennis sembra assumere un valore simbolico oltre che sportivo. Quanto è importante questa metafora nel percorso della protagonista?

Sicuramente la metafora è stata colta sin dal primo lettore. L’impegnarsi in uno sport porta con sé sfida, desiderio di cambiamento, accettazione dei propri limiti, tutte tematiche che si intrecciano nel romanzo. In più, il tennis diventa veicolo, in quanto attraverso la conoscenza dei maestri la protagonista sceglie di affrontare anche il colpo più difficile: la ricerca dell’amore.

 

Roma è quasi un personaggio della storia. Cosa rappresenta questa città per Marina e perché l’hai scelta come ambientazione principale?

Come detto precedentemente, avevo bisogno di far respirare i campi da tennis, dar loro una connotazione meno umida, meno nebbiosa, più ‘da tempo libero in abbondanza’ rispetto alle agende piene anche la domenica mattina dei milanesi. Ho scelto Roma perché in fondo la amo, anche se non conosco ancora bene tutti i suoi quartieri periferici. Un venerdì mattina ho preso il treno e sono andato a stare in appartamento là per quattro giorni a studiare tutte le locations e i comportamenti della gente. La Roma del libro non ha per protagonisti i quartieri centrali, ma le zone secondarie che i turisti non conoscono. Per giustificare questa scelta ho trasmesso a Marina un trauma da amore finito proprio nelle strade del centro della città eterna, qualche anno prima. Penso che le ambientazioni romane, originali e semisconosciute, siano una delle caratteristiche più interessanti di tutto il libro.

 

Le relazioni femminili occupano uno spazio centrale nel romanzo. Quanto conta il confronto con le altre donne nel processo di crescita della protagonista?

Le relazioni femminili del libro si dividono in più sottocategorie: c’è l’amicizia chiamata con il nome sbagliato con un’ex collega, l’affetto verso la figlia di una collega vessata dal bullismo, e infine la complicità della frequentazione quasi quotidiana con il nuovo team di lavoro. Anche senza voler spoilerare, l’affermazione della protagonista non potrà prescindere da nessuno di questi elementi. Anche per questo motivo il libro è stato definito un romanzo di formazione tardiva.

 

Nel corso della tua carriera hai affrontato generi molto diversi tra loro. Qual è stata la sfida più grande nello scrivere una storia di narrativa femminile contemporanea?

Indubbiamente la parte più difficile è stata proprio la ricostruzione delle serate ‘solo donne’, quelle a cui ho assistito raramente nella vita. Era importante riuscire ad andare oltre agli stereotipi, con personaggi che fossero pienamente credibili. Per fortuna ho avuto beta readers ed editor al femminile. Il messaggio femminista invece è una caratteristica comune a tutti i miei libri, sempre con gradazioni diverse per combaciare con i caratteri dei diversi protagonisti portati sulle scene nei diversi libri.

 

Se dovessi lasciare ai lettori un messaggio o una riflessione da portare con sé dopo l’ultima pagina di Storia di tutti i miei colpi, quale sarebbe?

Il compito dei miei libri non è quello di lasciare messaggi: non sono un guru e nemmeno vorrei esserlo. Diciamo che preferisco lasciare una domanda, almeno, se proprio non riesco a instillare dubbi nei lettori. In questo caso le domande sono plurime, ma le lascerei al finale del libro, che trascina una serie di colpi di scena negli ultimi due capitoli. Su tutto però emerge una certezza: anche quando la vita ci mette davanti il cambiamento, bisogna pur sempre accettarlo.

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