“Nancy. Podcast emozionale” di Filomena Iovinella. Una voce libera contro la manipolazione mediatica.

 

Una donna, una voce, una missione

 

Il potere della narrazione contro la menzogna sistemica

Il romanzo non si limita a raccontare una storia. Ci accompagna in una riflessione profonda su come il potere utilizzi i media per orientare la percezione collettiva, oscurare i problemi reali, costruire una realtà alternativa. Non è solo fiction: è anche una finestra critica sull’oggi.

 

Un podcast come le vecchie radio libere

In questo senso, “Nancy. Podcast emozionale” rievoca lo spirito delle radio libere degli anni ’70. Quelle voci che sfidavano l’ordine costituito, che trasmettevano cultura e controinformazione, che creavano comunità dove prima c’era solo passività. Nancy fa lo stesso: scardina le narrazioni precostituite, crea connessioni, risveglia coscienze.

 

 

Il viaggio, il Maestro, il risveglio interiore

Ambientato in parte sulle rive del lago Titicaca, il romanzo si arricchisce di una dimensione profondamente spirituale. Quel paesaggio immobile, immerso nel silenzio, diventa lo scenario perfetto per il percorso interiore della protagonista.

Qui Nancy incontra il Maestro, una figura enigmatica e luminosa che rappresenta una guida nella ricerca di senso. Non c’è retorica, non c’è religione imposta: c’è solo l’urgenza di ritrovare sé stessi in un mondo che ci costringe a correre senza pensare.

 

 

Un romanzo che parla chiaro (e non a tutti)

Non è un libro per tutti. E non vuole esserlo.

È un testo per chi vuole capire, per chi si pone domande, per chi non si accontenta delle risposte comode. È un romanzo per chi sente che non basta più leggere le notizie: bisogna imparare a leggerle dentro.

 

Una frase da ricordare

Tra le tante parole intense del romanzo, ne resta impressa una:

 “Non si smette mai di crescere, se cambi prospettiva e modifichi le domande, se guardi dove la maggior parte delle genti non lo fa…”

In una sola frase, il senso del libro: crescere, vedere, interrogarsi. Non restare fermi dove ci vogliono comodi.

 

Conclusione

Il romanzo di Filomena Iovinella è una lettura necessaria per chi vuole difendere il diritto di sapere e il dovere di capire. In un mondo che premia il silenzio e punisce il coraggio, Nancy sceglie la via più pericolosa: quella della verità.

E tu? Sei pronto ad ascoltare?

 

 

“Raccontare e resistere”: dialogo con Filomena Iovinella tra verità, media e coscienza

 

Nancy è una protagonista complessa, fragile ma coraggiosa, capace di scegliere la verità anche quando costa cara. Quanto c’è di autobiografico in lei, e quanto invece rappresenta una voce collettiva, una denuncia sociale incarnata?

La mia protagonista Nancy, mi ha dato tantissimo, con lei ho esplorato la fragilità come ricchezza, il coraggio come frontiera e la determinazione della propria autenticità, da non tradire, neppure nelle situazioni più estreme. Di autobiografico non c’è molto, perché Nancy è una giornalista ed io non lo sono, mi piace scrivere, amo farlo con intensità ed in questo, le lettrici e i lettori possono riconoscermi tra le sfumature di Nancy, poi ho la passione per la comunicazione, per la vera comunicazione e qui si trova il secondo fondamento di questo testo, la società, la denuncia del nostro tempo e la vicinanza a tutte quelle persone che cercano di approfondire e capire, imparare e restare critici, studiare per esercitarsi a leggere le notizie e qui c’è il mio amore per la socialità, le chat del podcast nel libro sono una piccola comunità che cresce.

 

Nel romanzo emergono con forza le dinamiche di manipolazione mediatica e l’uso del potere attraverso il controllo dell’informazione. Come si può oggi, secondo te, formare un pubblico critico e meno addomesticabile dalle narrazioni dominanti?

Questo romanzo è nato con l’intento di fermare, nella scrittura, dei passaggi di notizie realmente accadute, il resto poi romanzarlo, perché con la tua domanda si possono estrapolare molte riflessioni. La prima per me, era la memoria, veicolare la verità che il primo principio per uscire dalla manipolazione e dall’indifferenza è ricordare quello che accade e non farsi travolgere dagli eventi restando narcotizzati e dimenticando; il confronto degli eventi resta il primo esercizio di contraddittorio, che anche da soli, possiamo fare, per costruirci la nostra verità e poi al tuo interrogativo finale, ti rispondo che dobbiamo continuare a fare del nostro meglio, non dobbiamo arrenderci, credere, studiare, migliorare e dare il massimo, anche se sembra inutile, perché non lo è .

 

La scelta del podcast non è solo narrativa, ma anche simbolica. Che ruolo credi abbiano oggi i media “lenti”, intimi e disintermediati come il podcast, in un panorama dominato da social e algoritmi?

Ogni mio testo nasce dal simbolismo, io credo nella parola scritta, ma alcune volte, sento che non è tutto, i linguaggi sono tanti, a nostra disposizione, ed ecco il mio interesse per il podcast, ne ho ascoltati molti, prima di crearlo nella mia letteratura. I media “lenti” sono come il tempo, i tempi “lenti” rilasciano risposte autentiche, i tempi “veloci” sono invece creati per distogliere dalla riflessione e generano confusione e distrazione; questo il mio pensiero sui media di approfondimento, come li definisci tu “lenti” e credo che abbiano un ruolo oltremodo importante. Vorrei anche parlarti dei social e degli algoritmi, che sono aspetti della nostra quotidianità, da non sottovalutare, io penso che ogni innovazione vada acquisita senza demonizzarla, ma bisogna essere pronti al cambiamento, usarli nel giusto modo, insomma, discernere. Quando penso al funzionamento degli algoritmi sorrido, perché sono loro stessi a dirci…. che quando stiamo esagerando non generano visualizzazioni e che per funzionare al meglio, bisogna distaccarsi e rigenerare le fonti e i contenuti, un bel insegnamento, non trovi?

 

Il viaggio di Nancy in Sud America assume una valenza interiore, quasi iniziatica. Cosa rappresenta, per te, il silenzio in un mondo che comunica troppo e ascolta poco?

L’inizio del romanzo è proprio il ripartire da sé stessi, il viaggio in Sud America è un dono che faccio ai miei lettori, nella spiritualità e nel silenzio c’è davvero la mia crescita, la mia parte biografica, mi incontrano appunto, seduta a quel cafè de Lima. La mia preparazione interiore è essenziale per me, non posso rilasciare consapevolezza se non la trovo prima in me, quel viaggio su carta librosa è potente, mi ha dato la forza di articolare una trama non semplice, densa e emotivamente coinvolgente. Il silenzio è il mio rifugio e certo! Diciamolo pure, ormai nessuno più ascolta, ci si prepara la risposta ancor prima che l’altro termini, perché è più ganzo rispondere che ascoltare, invece è un errore e un vezzo dell’ego.

 

Il tuo romanzo si muove tra denuncia e introspezione, tra attualità e spiritualità. Credi che oggi la letteratura possa ancora avere un ruolo nel risvegliare le coscienze, o siamo ormai troppo saturi di stimolo per ascoltare davvero?

Io ho sempre creduto nella letteratura, a partire dai classici, che tutti dovrebbero leggere, di conseguenza non posso non confermarti, che io credo nel potere della letteratura, così come di tutta l’arte, che ritengo essere la fonte più autorevole per risvegliare le coscienze ed educare ai sentimenti, quelli persi, e l’umanità attuale alcuni ne ha persi. Per quanto riguarda invece la saturazione e la sovrabbondanza degli stimoli, sono l’esercizio da cui imparare a riconoscere quello da tenere, da quello da cui distaccarsi, si cresce quando si impara a scegliere e a rilasciare, poi c’è il flusso e quello è la determinazione della coscienza, che impara a vivere davvero.

 

Quali sono i tuoi prossimi progetti narrativi o divulgativi? Continuerai a dare voce a figure come Nancy, o esplorerai nuovi territori della parola e del senso?

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