“Non credere alle mie parole” di Luca Stel: un viaggio di rinascita
Cosa accade quando la vita ci mette davanti a un evento così forte da cambiare ogni cosa?
Luca Stel, con il suo libro “Non credere alle mie parole”, ci accompagna lungo il sentiero accidentato della rinascita, della consapevolezza e della trasformazione. Una lettura che lascia il segno, non solo per la sua intensità narrativa, ma per la profondità delle domande che pone. Un libro che non dà risposte preconfezionate, ma apre spazi di riflessione autentica.
Ogni capitolo una domanda: l’invito a mettersi in discussione
Fin dalle prime pagine, l’autore ci propone un approccio originale e coinvolgente: all’inizio di ogni capitolo c’è una domanda. Non una provocazione, ma un invito sincero ad aprire la mente e il cuore. Un gesto che trasforma la lettura in un vero e proprio dialogo interiore.
Luca Stel non si presenta come maestro o guru, ma come compagno di viaggio, che condivide il suo percorso personale per stimolare il nostro. L’incidente stradale che lo ha portato a un coma di tre mesi diventa il punto di rottura e, al tempo stesso, il confine tra la sua “prima” e “seconda” vita.
Dalla tragedia alla trasformazione: la rinascita di Luca
Quel momento drammatico, lo schianto contro un albero, il coma e la perdita della memoria, non è narrato con toni sensazionalistici ma con rispetto e consapevolezza. Luca racconta una rinascita possibile, una seconda occasione che non nasce dalla magia ma da scelte difficili, percorsi di crescita e un ascolto profondo del proprio sentire.
Dopo il risveglio, Luca affronta un nuovo cammino fatto di un viaggio in Messico, della formazione nel coaching e dello studio della tarologia. Tutte queste esperienze lo aiutano a costruire una nuova visione del mondo e di sé. È un percorso che insegna a trasformare l’ostacolo in opportunità, il dolore in strumento di guarigione e la crisi in spinta evolutiva.
“Non credere alle mie parole”: un invito a pensare con la propria testa
Il titolo è già una dichiarazione d’intenti: non dare nulla per scontato.
Luca scrive:
“Mi ha insegnato a non accettare mai niente per certo, a mantenere sempre uno spazio per il dubbio e per la possibilità che le cose possano essere diverse da come le vediamo”.
È un messaggio potente, in controtendenza con un mondo che spesso pretende certezze assolute. Luca ci spinge a essere curiosi, critici, ma soprattutto onesti con noi stessi. A non accettare nemmeno le parole dei saggi senza prima averle filtrate attraverso l’esperienza diretta.
Un confronto con Gianluca Gotto: due anime affini
Leggendo “Non credere alle mie parole”, viene spontaneo pensare a Gianluca Gotto, autore di libri come “Quando inizia la felicità” o “Le coordinate della felicità”. Entrambi gli autori condividono una scrittura riflessiva, autobiografica, che si nutre dell’esperienza personale per aprire riflessioni universali.
Ma mentre Gotto parte da un viaggio volontario alla ricerca del senso della vita, Stel parte da una frattura improvvisa: l’incidente, il coma, la perdita.
Eppure, i due convergono su un punto fondamentale: la felicità non è un traguardo, ma un’attitudine mentale, un modo di vivere che si coltiva giorno per giorno, nella semplicità, nella meraviglia, nell’accoglienza dell’inaspettato.
Entrambi gli autori rifiutano l’idea di un unico modello di successo o di felicità, e ci invitano a trovare la nostra verità, quella che risuona davvero con chi siamo.
Un libro per chi vuole vivere con consapevolezza
“Non credere alle mie parole” non è un manuale di auto-aiuto, né un racconto patetico. È un libro per chi vuole mettersi in discussione, per chi sente che la vita può offrire molto di più se siamo disposti ad ascoltarla davvero.
Luca Stel non vuole convincere, ma ispirare. Il suo desiderio non è solo quello di trasmettere un messaggio positivo, ma di essere un facilitatore di consapevolezza, qualcuno che ti aiuta a guardare oltre le maschere, a trovare la tua voce in mezzo al rumore.
Un messaggio che oggi è più che mai necessario, in una società che spesso impone modelli standardizzati, dimenticando che ogni individuo ha tempi, bisogni e desideri unici.
Perché leggere “Non credere alle mie parole”?
- Perché è un libro autentico, che non promette miracoli ma possibilità.
- Perché ti aiuta a riflettere sul tuo vissuto in modo nuovo.
- Perché ti invita a non accettare passivamente ciò che ti viene detto.
- Perché ti ricorda che ogni crisi può diventare un’occasione di crescita.
- Perché, come scrive Stel, “Ogni malessere può essere più o meno grande, tutto dipende da come lo interpretiamo”.

Luca Stel: il risveglio e la trasformazione
Una conversazione sincera con Luca Stel, autore di Non credere alle mie parole, che racconta il suo risveglio, la sua trasformazione interiore e il modo in cui ha imparato a vivere la felicità nelle piccole cose. Un dialogo sul coraggio, sulla consapevolezza e sulla forza di scegliere la propria strada.
Nel tuo libro “Non credere alle mie parole” parli del prima e del dopo, di un’esperienza che ti ha cambiato radicalmente. Qual è stato il momento – anche solo interiore – in cui hai realizzato che la tua vita non poteva più essere quella di prima, e cosa ti ha spinto a raccontarlo?
In realtà io non ho ancora capito che la mia vita non possa più essere quella di prima. La mia vita la vivo come una conseguenza perfetta della precedente, la vedo come un’evoluzione della passata, senza una sua negazione.
Ricordo il momento preciso di quando ho fatto mia l’idea del “risveglio”: ero nel mio letto di ospedale, era notte e stavo aspettando una infermiera. Ho pensato: “Bene Luca. Dovevi morire invece sei ancora qui a rompere le scatole. Cosa facciamo ora, ci sediamo a piangere in un angolino per 30\40 o 50 anni, quelli che ti restano, oppure ci rialziamo, guardiamo la vita negli occhi e viviamo davvero?
Da quel momento ho iniziato a prendere davvero la vita a morsi. E non ho ancora risposto a quella domanda. Credo che la mia stessa vita possa fungere da risposta a quella domanda.
Ho deciso di raccontarla per due motivi che, nel tempo ho compreso mentre all’inizio erano solo una sensazione indistinta. L’ho fatto perché sono felice ed essendo felice, desidero condividere la mia felicità, inoltre il mio modo di vivere DI è, secondo me, un esempio di come si può vivere nel bello un evento tanto traumatico. Sento una gran forza in me e sono convinto che leggere tanta positività naturale e non costruita, possa farla sentire anche ai lettori, dunque, il mio è stato un desiderio spinto dal desiderio di ispirare il buono per gli altri.
All’inizio di ogni capitolo poni una domanda al lettore: qual è la motivazione dietro questa scelta stilistica? Cosa speri che accada in chi legge quando si trova davanti a una domanda invece che solo a un racconto?
Il libro vuole essere una guida alle domande, non dare risposte. Le risposte possono e dovrebbero essere diverse e personali per ognuno.
Il funzionamento del libro forse è un po’ cervellotico. Inizio col farti una domanda e tu leggi il capitolo notando come la tua risposta, quella che hai dato inizialmente e istintivamente, si modifica con la lettura.
Quando avrai terminato il libro e riconosciuto gli spunti che hanno vibrato dentro di te, troverai nello spazio “Scrivere per vedersi” un invito a scendere più in profondità. Qui potrai farlo rispondendo, per iscritto, magari a mano, a tre domande legate a un capitolo che ti ha toccato in modo particolare.
Sono domande che non cercano risposte giuste, ma ti spingono a far evolvere il pensiero nato durante la lettura. Questo non è altro che un piccolo rito di consapevolezza: mettere a terra le riflessioni, dare forma concreta al pensiero, trasformarlo in materia viva, che puoi quasi toccare.
Il tuo percorso dopo l’incidente — dal coma di tre mesi al risveglio, fino ai nuovi interessi come la tarologia e il coaching — è davvero impressionante. Come hai scelto quel “filo conduttore” che unisce queste esperienze? E cosa significa per te “trasmutare l’ostacolo in opportunità”?
Il fil rouge del mio peregrinare sono sempre e solo io. Credo fortemente che una buona e piena consapevolezza di sé sia, oltre che necessaria, quanto di più utile per riuscire a rispondere a qualunque cosa la vita riservi per te.
Oltre a me, in senso più particolareggiato, ci sta l’unione di queste due caratteristiche fondamentale: la mia estrema poliedricità, ho fatto i lavori più disparati e mi sono messo in gioco sui campi più diversi e l’affidarsi alla vita facendo, sempre e comunque, ciò che sento, amo e scelgo. Guidato spesso dalla mia incoscienza consapevole.
Riferendomi al “cosa significa per te “trasmutare l’ostacolo in opportunità?”, posso dire che il “click” me l’ha fatto interiorizzare una consapevolezza che, forse prima di riceverla, già la possedevo senza però saperla definire: “I problemi non sono problemi, sono solo soluzioni vestite di lavoro”. Fare intimamente mia questa consapevolezza ha contribuito a cambiare totalmente il mio sguardo sul mondo.Nel testo scrivi che non dobbiamo “accettare passivamente” le parole degli altri, nemmeno quelle dei saggi, ma metterle alla prova della nostra esperienza. Nel contesto contemporaneo — dove siamo bombardati da consigli, social media, guru della crescita personale — cosa significa per te restare autentico e come lo suggerisci ai lettori?
In realtà per me questa risposta è contemporaneamente estremamente facile da dare ma terribilmente difficile da attuare. Dirò come mi comporto io, poi ognuno potrà riportare il mio comportamento commisurandolo alle sue possibilità.
Io semplicemente non ascolto. Sento ma non ascolto. Io sento i consigli, i racconti, le opinioni. Cerco poi di farli passare attraverso il mio filtro interno quindi ascolto me stesso, ascolto cosa provocano in me ed agisco di conseguenza.
Questa modalità d’azione è sicuramente foriera di molti errori e di fatica però è più vera, autentica e personale.
Parli spesso di felicità non come traguardo, ma come modo di vivere. Ma allora, Luca: che cos’è per te la felicità oggi? Come la riconosci, come la coltivi e che ruolo ha avuto nella tua trasformazione personale?
Per me la felicità è accorgermi di quanto sto bene, di quanto nonostante i problemi momentanei sia effettivamente felice e grato per la vita che ho. Può capitare sempre, bevendo un caffè, facendo la spesa, facendo una chiacchiera con una bella anima, facendo quattro passi. Non c’è una regola. Si può sempre scoprire di essere felici e\o grati, Ed è questo il bello a mio avviso.
Imparare ad accorgermene, imparare a vedere la mia felicità lo considero un passo fondamentale nel mio percorso di trasformazione personale. Forse anche, è stata la spinta principale.
Per chiudere, guardando avanti: quali sono i tuoi progetti futuri? C’è un nuovo libro in mente, nuovi percorsi di formazione, o altri ambiti – magari nel mondo del coaching o in una direzione del tutto inaspettata – in cui desideri metterti alla prova?
Io sono un vulcano di idee. Questa risposta mi ha aiutato a fare un po’ di chiarezza.
Di libri in mente ne ho due, ancora non su carta, perché sto aspettando il desiderio e il momento adatto per scriverli davvero.
Il primo si intitolerà “L’inchiostro che trattiene il mio cuore”: una raccolta di lettere d’amore, struggenti o leggere, ma accomunate da un dettaglio: non sono mai state consegnate.
Vorrei raccoglierle da persone che conosco o da chi vorrà partecipare. In questo senso mi sento di dare questa possibilità anche ai lettori: la mia mail la sai, scrivimi!
Ogni lettera sarà introdotta da un breve testo scritto insieme all’autore, per darle contesto, e seguita da un mio commento personale, per evidenziare ciò che, secondo me, dentro quelle parole merita di essere osservato.
La seconda opera scritta è ancora nebulosa dentro me, conosco solo il probabile titolo: “Vivere per la morte”. Mi piacerebbe passare il concetto che vivere pienamente è possibile solo quando si riesce ad accettare autenticamente l’impermanenza e la caducità della vita.
Poi anche ci sarà un’importante svolta dal punto di vista lavorativo. Col nuovo anno ho deciso che posso smettere di studiare e basta. Voglio iniziare a far valere tutti i miei studi: filosofia, counseling, coaching, PNL, tarologia, ipnosi.
Direttamente sul mio sito, lucastel.it, proporrò consulenze libere ma anche due diversi percorsi:
- Il “Sentiero del sé”, per chi desidera accrescere consapevolezza e comprendere il proprio agire attraverso i sei archetipi della trasformazione.
- “Il percorso dei 7 perché”, un cammino di introspezione guidato anche dall’arte maieutica dei tarocchi che permette di raggiungere il perché che sta alla base di un nostro forte desiderio. Questo percorso ci permette di trovare quel perché che sarà in grado di darci sostegno anche quando tutto attorno a noi sembra crollare.
Oltre a queste anticipazioni, ce ne sono anche molte altre. Desidero girare l’Italia portando le mie presentazioni il più capillarmente possibile, conoscere e parlare con nuove persone, ho in testa l’idea del counseling-cucinato e ho ancora molte altre idee in testa.