Non smettere di cercare la tua strada

La nostra quotidianità molte volte è noiosa. Forse perché troppo spesso ripetiamo azioni ed errori, invece di ascoltare la nostra voce interna. Finiamo per omologarci al pensiero comune o a ciò che gli altri vogliono da noi. Il risultato finale è che andiamo in tutte le direzioni: avanti, indietro, a destra a sinistra ma così facendo non imboccheremo mai la nostra strada. Adeguandoci al volere altrui, accumuliamo tristezze, ansie e rancori. Ci sentiamo sempre infelici. Ci muoviamo senza direzione come un carro dove il cocchiere ha perso ogni controllo dove a dettare la strada sono i suoi cavalli sbizzarriti. Inconsapevolmente perdiamo il potere sulle nostre azioni, distratti dalla quotidianità, dal lavoro e dai social.  Ci lasciamo trascinare dalle situazioni e così facendo perdiamo di vista la nostra strada. E tutto questo non ci fa per niente bene. Un continuo sopportare persone, situazioni o cose che non digeriamo da tempo. A differenza nostra il nostro corpo è vigile, intelligente, il nostro corpo sa, cerca di inviarci dei segnali: mal di stomaco, asma, insonnia.  Ma il più delle volte non lo ascoltiamo, lo ignoriamo. Prediamo una bustina di aulin, una pillola, un digestivo e tiriamo avanti. Ignoriamo i sintomi e così facendo riproduciamo un film già visto. Invece il nostro corpo esprime una grande vastità di sentimenti: perdono, rabbia, solitudine, gioia, gratitudine, vendetta e amore. Non a caso penso che l’ascolto del nostro corpo è l’inizio di un cammino di crescita personale senza non si va da nessuna parte.

Ti parlo di me e della mia esperienza

Ho imparato dalle mie esperienze che certe cicatrici restano, e certi buchi li puoi solo accettare ma intanto con impegno e dedizione puoi impegnarti a costruire nei pressi di quel fossato un bel prato, fatto di nuovi incontri ed esperienze.  Ho imparato che ogni giorno rappresenta una nuova opportunità per mettermi in connessione con la bellezza del mondo, per dare spazio a nuove idee, amicizie e collaborazioni, utili a spezzare catene e condizionamenti del mio passato. Ho imparato che non serve a niente ed è del tutto inutile riempire di rabbia quei buchi è molto più sano, accettarli per quelli che sono stati: semplici esperienze di vita.

Il primo passo da compiere è quello di tornare indietro, accarezzare la nostra infanzia, ripartire da dove ci siamo persi. Proviamo a domandarci, chi è adulto? Adulto è colui che cerca la sua strada, che responsabilmente ha curato le sue ferite. Si diventa grandi, quando non si danno più colpe al passato, quando si è capaci di rielaborare i momenti belli ma anche quelli tristi. Non si diventa adulti al conseguimento della laurea oppure al raggiungimento degli agognati successi professionali ed economici. Qualcuno fin da subito dovrebbe aiutarci a capire che possiamo definirci adulti solo e soltanto quando iniziamo a smettere di cercare i nostri genitori ovunque e tutto ciò che loro non hanno saputo trasmetterci o potuto darci. Così come dovremmo imparare, che è completamente senza senso continuare a condannare o giudicare i nostri incontri sbagliati. Una volta compiuto questo passo, caratterizzato d’accettazione e perdono, potremo definirci ADULTI e sussurrarci: “Mamma, papà, fratelli o sorelle, amici, zii e parenti vari, amici ed ex, compagne o mogli. Sono diventato GRANDE; perché riesco a convivere con le mie contraddizioni, sono diventato GRANDE perché non ho dimenticato il passato ma non sono più i miei incubi. Mi posso definire ADULTO, perché oggi con autodisciplina e senza gelosie, sono diventato il mio fratello maggiore e con caparbietà e saggezza provo ad imboccare la mia strada”

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