Non ti senti soddisfatto di chi sei? Inizia, a non identificarti con i tuoi pensieri negativi

Rabbia, paura e frustrazione tante volte si impadroniscono della nostra mente. Non ti senti soddisfatto di chi sei, vorresti cambiare ma continui a lamentarti invece di creare i presupposti per costruire nuove alternative. Certo è più facile costruirsi un alibi: “è colpa degli altri”, “è colpa del sistema”, “tanto nulla cambia”. Ti inganni, e continui a non essere il padrone della tua mente. Leggi manuali di Self Help, frequenti lo psicologo, continui a lamentarti.  Il problema è uno, siamo così attaccati a chi siamo, che, difficilmente abbiamo intenzione di cambiare, di metterci alla prova, percorrere nuove strade.

Se osservi scrupolosamente i tuoi pensieri con il tempo ne avrai piena consapevolezza, per fare un lavoro di questo tipo, hai bisogno di tempo e capacità osservativa.  Senza queste due componenti, è difficile uscire dalla prigione della nostra mente. Se osservi la tua rabbia, dopo un po’ scompare. Non ci credi, ed invece è proprio così.  Se ti dai il giusto tempo e sviluppi una buona capacità osservativa, la tua rabbia evapora, tramite l’osservazione.  Se una data cosa ti fa star male, sappi che i pensieri non hanno una vita propria, sei tu a governali, sei tu a selezionarli, a gerarchizzarli. E quindi, sei sempre tu a scegliere a cosa dare più importanza. Se continui a identificarti, con il tuo stato di rabbia, se continui ogni giorno a dargli libero acceso nella tua mente, lo tieni vivo, lo riaccendi ogni giorno.

Continui a ripetere al tuo psicologo, amico o parente, la tipica frase: “Oggi sono arrabbiato”, subito dopo ti aspetti approvazione, e comprensione. Forse, qualcuno ti darà ragione, come non si può essere arrabbiati per quanto ti è capitato sul lavoro, in famiglia o altrove. Ma quando alimenti questo meccanismo, ne sei schiavo, non fai altro che alimentare la tua rabbia.

Al contrario, quando osservi quello che ti sta succedendo, non ti identifichi più con la tua rabbia, non ti tocca, non ti influenza. Piano piano se provi ad uscire dal quel pensiero negativo, lo lasci cadere, lo lasci volare via, ti limiti a starci lontano, improvvisamente sciogli quel legame. L’osservazione crea distanza e non ti rifletti più in quel sentimento negativo.  In altre parole, G. Gurdjieff, la chiamava non identificazione, non ti indentifichi più con i tuoi pensieri.

Perché non riesci a sviluppare questo processo? Per due motivi, il primo perché i tuoi pensieri convivono con te, non ti distanzi, li cerchi ogni giorno, ti svegli al mattino e ci ripensi di continuo. Non applichi nessun distacco. Per di più, frequenti persone, poco positive, che continuano ad assecondare i tuoi pensieri. In quel momento hai la sensazione positiva, che, qualcuno ti possa capire, che tutti sono dalla tua parte. Infondo, dopo un po’ ripiombi lì dove ti avevano lasciato. E quindi, è necessario, non pensarci più, prendere le distanze da certi pensieri, più semplicemente lasciare andare, e non sempre fa bene avere accanto chi in certe in certe situazioni involontariamente alimenta la fonte del tuo dolore.

“Bisogna eliminare non solo le azioni ma anche i pensieri non necessari, perché così non terranno loro dietro, come inevitabile conseguenza, neppure azioni inutili”, era il pensiero di Marco Aurelio ed è anche il mio pensiero.

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Francesco Sassano

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