“Oltre la paura” di Nunzia Di Martino: una storia di cadute, coraggio e rinascita

È una domenica sera. È il 15 marzo 2026.

 

Dopo anni trascorsi pensando di farlo, Nunzia Di Martino  decide di mettere nero su bianco la propria storia.

 

Non sa ancora dove quel racconto la porterà. Sa però che vuole lasciare un segnale a quelle persone, soprattutto alle donne, che a un certo punto della propria vita si sono sentite perse e hanno pensato di non farcela.

 

“Da anni pensavo di dare un segnale, un segnale a tutte quelle persone, soprattutto donne, che a volte si sentono perse e credono di non farcela.”

 

È da qui che comincia “Oltre la paura”, il libro autobiografico nel quale Nunzia sceglie di raccontarsi senza nascondere le proprie fragilità, le cadute e le difficoltà che hanno attraversato la sua vita.

 

Una vita che cambia strada

La storia di Nunzia comincia molto prima di quella domenica.

 

A soli tre anni lascia Caserta insieme alla famiglia per trasferirsi in Versilia, dove il padre si sposta per motivi di lavoro. La sua infanzia è tutto sommato serena e lo sport diventa presto una parte importante della sua vita.

 

Poi arriva l’adolescenza, il primo amore, la maternità vissuta giovanissima.

 

E con la nascita del primo figlio arrivano anche esperienze che Nunzia non aveva previsto: la depressione post-parto, le difficoltà nella relazione, la nascita di un secondo figlio e un progressivo allontanamento da quella che sembrava essere la vita che aveva immaginato.

 

Nel suo percorso incontrerà altre persone, altre relazioni e situazioni sempre più complesse.

 

Ci saranno difficoltà economiche, persone problematiche, dipendenze, violenze e minacce.

 

E ci saranno momenti nei quali anche il rapporto con se stessa sembrerà vacillare.

 

Ma raccontare “Oltre la paura” attraverso l’elenco delle difficoltà significherebbe perdere il vero significato del libro.

 

Perché questa non è soltanto una storia di dolore.

 

È la storia di una donna che, ogni volta che cade, deve trovare un motivo per rialzarsi.

 

Quando una storia personale diventa anche una storia sociale

La vicenda di Nunzia è personale. Ma alcune delle dinamiche che racconta appartengono a una dimensione più ampia.

 

Le relazioni sentimentali, per esempio, non sono mai completamente separate dal contesto nel quale viviamo. Ci portiamo dentro educazione, aspettative, modelli familiari, idee sull’amore e sul ruolo che dovremmo assumere all’interno di una coppia.

 

Anche la maternità può diventare uno spazio nel quale le aspettative sociali entrano prepotentemente nella vita individuale.

 

Essere madre significa prendersi cura degli altri, ma quanto spazio rimane per prendersi cura di se stessi?

 

E cosa accade quando una donna vive una relazione che la fa soffrire, ma contemporaneamente deve pensare ai figli, al lavoro, alla casa e alle difficoltà economiche?

 

Sono domande che attraversano la storia di Nunzia e che rendono “Oltre la paura” qualcosa di più di una semplice autobiografia.

 

La sua esperienza mostra quanto possa essere difficile uscire da determinate situazioni quando la paura, la dipendenza affettiva, la solitudine o le condizioni materiali rendono il cambiamento molto più complicato di quanto possa sembrare osservandolo dall’esterno.

 

Per questo il messaggio di Nunzia non riguarda soltanto il passato.

 

Riguarda anche il momento in cui una persona comincia a chiedersi se la vita che sta vivendo sia davvero quella che vuole continuare a vivere.

 

L’amore non dovrebbe fare paura

Uno dei messaggi più forti del libro riguarda proprio le relazioni.

 

Nunzia parla di uomini sbagliati, di promesse non mantenute, di responsabilità non assunte e di ferite che spesso non sono visibili agli occhi degli altri.

 

E rivolgendosi a chi si trova dentro una situazione simile, mette in discussione una delle idee più pericolose che possono accompagnare una relazione: quella secondo cui soffrire sia una componente inevitabile dell’amore.

 

Nel suo racconto emerge invece una convinzione precisa:

 

l’amore dovrebbe essere rispetto, protezione e libertà.

 

È un messaggio rivolto alle donne, ma non soltanto alle donne.

 

Nunzia sceglie infatti di parlare anche agli uomini e della responsabilità che comporta costruire una famiglia, assumersi un ruolo e comprendere le conseguenze delle proprie azioni sulle persone che ci stanno accanto.

 

Le relazioni, in fondo, non riguardano soltanto due individui.

 

Coinvolgono famiglie, figli, reti affettive e contesti sociali.

 

E le conseguenze di una relazione distruttiva possono continuare a esistere anche quando quella relazione è terminata.

 

La forza di una madre

Nella storia di Nunzia la maternità occupa uno spazio centrale.

 

I figli diventano una responsabilità, ma anche un punto di riferimento nei momenti più difficili.

 

E proprio quando la sofferenza sembra prendere il sopravvento, alcune parole possono diventare decisive.

 

Tra quelle che Nunzia ricorda c’è una frase pronunciata dal padre mentre la accompagnava all’altare:

“Figlia mia, hai un cuore troppo buono per gli uomini!”

Riletta alla luce della sua storia, quella frase assume un significato particolare.

 

Così come assumono un significato importante le parole di un medico che, in un momento drammatico, le ricorda che prima di essere madre è anche una persona.

 

La risposta di Nunzia è semplice e potentissima:

“Dottore, mi aiuti a vivere!”

In poche parole c’è tutto il bisogno di tornare a considerare se stessa non soltanto attraverso il ruolo di madre, compagna o donna che deve resistere.

 

Ma come persona.

 

Cadere non significa perdere

Forse è proprio questo il cuore di “Oltre la paura”.

 

Nunzia non racconta una vita perfetta.

 

Non cerca di presentarsi come una donna che ha sempre saputo cosa fare. Al contrario, riconosce gli errori, le scelte sbagliate e le volte in cui è caduta.

 

La differenza sta in ciò che accade dopo.

 

Si rialza.

 

E nel suo racconto la rinascita non appare come qualcosa di improvviso o di romantico.

 

È fatta di decisioni, consapevolezza, paura e passi avanti.

 

La vita, sembra dirci Nunzia, non smette necessariamente di offrire possibilità perché abbiamo sbagliato strada.

 

A volte siamo noi a non riuscire più a vederle.

 

A chi parla “Oltre la paura”?

È soprattutto alle persone che hanno avuto paura di ricominciare.

 

A chi si è sentito solo pur vivendo all’interno di una relazione.

 

A chi ha pensato di non essere abbastanza.

 

A chi ha continuato a giustificare qualcuno che gli faceva del male.

 

A chi ha avuto paura delle conseguenze di una scelta.

 

Ma anche a chi, dopo una caduta, ha bisogno di ricordare che il proprio passato non coincide necessariamente con il proprio futuro.

 

È questo uno degli aspetti più interessanti del libro: Nunzia non chiede al lettore di guardare soltanto ciò che le è accaduto. Gli chiede di interrogarsi su ciò che può accadere dopo.

 

Amori, cadute e rinascita: Nunzia Di Martino si racconta

Nunzia Di Martino ha 40 anni.

 

Nella vita quotidiana lavora nell’ambito amministrativo della sanità e svolge anche il ruolo di segretaria in uno studio pediatrico, dove entra quotidianamente in contatto con famiglie e bambini.

 

Fuori dal lavoro, il suo ruolo principale è quello di mamma e compagna.

 

Tra i suoi interessi più importanti c’è lo sport. La palestra rappresenta per lei uno spazio nel quale recuperare energie e dedicare tempo a se stessa: riesce ad allenarsi tre o quattro volte alla settimana, conciliando questa passione con i numerosi impegni quotidiani.

 

È da questo percorso personale e dalle esperienze vissute che nasce “Oltre la paura”, un libro nel quale Nunzia sceglie di raccontarsi senza nascondere le proprie fragilità.

 

 

Nunzia Di Martino: “Oltre la paura”, il coraggio di ricominciare

 

 “Oltre la paura” nasce dal desiderio di dare un segnale soprattutto alle donne che si sentono perse e pensano di non farcela. Quando hai capito che era arrivato il momento di raccontare la tua storia e trasformare le tue esperienze in un libro?

Era da tempo che avrei voluto farlo, ma con la spinta di un uomo speciale sono finalmente riuscita a trovare il coraggio di farlo. Ho capito che era il momento giusto quando mi sono guardata indietro e ho realizzato che la tempesta era passata, lasciando spazio a una nuova consapevolezza. Lavorando ogni giorno a contatto con le famiglie e i bambini nello studio pediatrico, e vivendo il mio ruolo di mamma e compagna, ho capito che il mio vissuto non doveva rimanere solo mio. Volevo che diventasse un abbraccio e un segnale per tutte quelle donne che oggi si trovano nel buio in cui sono stata io, per dirgli che una via d’uscita esiste e che si può tornare a risplendere.  

 

Nel libro racconti relazioni difficili, amori sbagliati, violenze, difficoltà economiche e momenti nei quali hai dovuto trovare la forza di andare avanti. Quanto è stato difficile raccontare sulla pagina anche gli aspetti più dolorosi della tua vita?

È stato estremamente difficile e, a tratti, doloroso. Mettere nero su bianco certe ferite significa riaprirle e riviverle. Tuttavia, è stato anche un atto di grande liberazione. Ho dovuto spogliarmi di ogni difesa e mostrarmi per quello che sono, con tutte le mie fragilità. Ma sapevo che era un passaggio obbligato: non si può raccontare la vera rinascita senza prima mostrare il baratro da cui si è risaliti.  

 

La maternità attraversa gran parte della tua storia. Che ruolo hanno avuto i tuoi figli nel trovare la forza per affrontare i momenti più difficili e nel costruire una nuova idea di te stessa?

I miei figli sono stati la mia ancora di salvezza e la mia spinta più grande. Nei momenti in cui pensavo di non farcela, guardando loro capivo di non avere scelta: dovevo essere forte, dovevo costruire un futuro sicuro e sereno per loro. Loro mi hanno dato il coraggio di non arrendermi e, paradossalmente, proprio attraverso il mio essere mamma ho ritrovato la parte più autentica e forte di me stessa.

 

Nel tuo racconto emerge più volte il tema della paura, ma anche quello della rinascita. Secondo te, cosa impedisce maggiormente a una persona di lasciare una situazione che la fa soffrire e iniziare un nuovo percorso?

Credo che il blocco principale sia il senso di inadeguatezza unito alla paura dell’ignoto. Quando vivi a lungo in una situazione di sofferenza, quella sofferenza finisce paradossalmente per sembrare una “zona di comfort” perché è conosciuta; il cambiamento, invece, fa paura perché non sai cosa ti riserverà. Spesso ci si sente svuotate dell’autostima, convinte di non meritarci di meglio o di non avere le risorse economiche o emotive per farcela da sole.

 

Oggi, guardando alla Nunzia che ha vissuto quelle esperienze e alla donna che sei diventata, cosa diresti a quella versione di te stessa che in alcuni momenti pensava di non farcela?

Le direi di avere pazienza, di stringere i denti e di credere di più in se stessa. Le direi che ogni lacrima versata, ogni paura e ogni caduta non sono state inutili, ma mattoni necessari per costruire la donna forte, serena e realizzata che è oggi. Le sussurrerei: “Non aver paura di crollare, perché saprai ricostruirti più bella di prima”.

 

Dopo “Oltre la paura”, quali sono i tuoi progetti per il futuro? Hai già in mente un nuovo libro, nuovi progetti legati alla tua storia oppure altre iniziative attraverso le quali continuare a parlare alle persone che hanno bisogno di trovare il coraggio di ricominciare?

In questo momento il mio obiettivo principale è far camminare “Oltre la paura” e fare in modo che arrivi nelle mani di chi ne ha più bisogno. Continuo la mia vita di tutti i giorni, tra il lavoro amministrativo nella sanità, la mia famiglia e i miei amati allenamenti in palestra – che tre o quattro volte alla settimana rappresentano per me uno spazio fondamentale di benessere e ricarica. Per il futuro non escludo di scrivere ancora, ma porto nel cuore anche un sogno da favola, in cui spero ancora.  

 

“Oltre la paura” di Nunzia Di Martino è una storia di vita, ma soprattutto è una storia che pone una domanda semplice e difficile allo stesso tempo: cosa possiamo fare quando la vita che stiamo vivendo non è più quella che vogliamo?

 

Forse non esiste una risposta uguale per tutti.

 

Ma una possibilità rimane sempre: provare a ricominciare.

Tabella dei Contenuti