“Oltre l’infinito” di Laura Berardi: un romanzo di crescita, inclusione e coraggio
“Oltre l’infinito” di Laura Berardi è un romanzo intenso e profondamente umano che affronta con sensibilità e lucidità temi complessi e attuali come la disabilità, l’emarginazione sociale, il pregiudizio e il diritto universale all’amore. Attraverso la storia di Sara, l’autrice costruisce un percorso di crescita personale che va oltre il classico romanzo di formazione, trasformandolo in una riflessione ampia e necessaria sulla società contemporanea.
La trama: Sara e l’ultimo anno di liceo
Sara ha diciassette anni ed è costretta a vivere su una sedia a rotelle a causa di un incidente stradale avvenuto quando era ancora infante. Cresciuta in una famiglia amorevole e protettiva, vede incrinarsi il proprio mondo nel primo giorno d’asilo, quando si trova improvvisamente a confrontarsi con la propria diversità. Quel momento segna una frattura profonda: la scuola diventa il luogo dell’esclusione, della solitudine, dell’essere invisibile.
Il romanzo si apre con l’inizio dell’ultimo anno di liceo, vissuto da Sara come un peso da sopportare in apnea, in attesa del diploma che dovrebbe finalmente liberarla da quell’obbligo quotidiano che l’ha sempre fatta sentire fuori posto. Tuttavia, proprio in quel primo giorno, qualcosa cambia. L’arrivo di Veronica, una nuova compagna di classe, rompe uno schema rimasto immutato per cinque anni: senza esitazioni, Veronica si siede accanto a lei, occupando quel banco sempre rimasto vuoto.
L’amicizia come punto di svolta
L’amicizia tra Sara e Veronica nasce in modo spontaneo e diventa il motore di una trasformazione profonda. Veronica è a sua volta una ragazza in cerca di accettazione, costretta a confrontarsi con la difficile reazione di chi la circonda rispetto alla sua omosessualità. Attraverso questo rapporto, Laura Berardi mostra quanto la società possa essere crudele con chiunque esca dai confini di una presunta normalità.
In uno dei passaggi più lucidi del romanzo, Sara afferma:
“È la vita che determina certi eventi, invece altri sono completamente nelle nostre mani.”
Una frase che racchiude il cuore della narrazione: non tutto può essere controllato, ma esiste sempre uno spazio di scelta, di consapevolezza e di responsabilità personale.
Disabilità e identità: oltre l’etichetta
Uno dei temi centrali di “Oltre l’infinito” è il rapporto tra disabilità e identità. Sara arriva a identificarsi totalmente con la propria condizione, fino a dichiarare: “Io ero la mia disabilità.”
Laura Berardi non offre risposte facili, ma pone una domanda fondamentale: è possibile andare oltre la disabilità? Da un lato, emerge la responsabilità della società, chiamata a creare condizioni più inclusive ed empatiche; dall’altro, la possibilità per la persona di immaginarsi oltre i propri limiti, di costruire una vita piena e autentica.
In questo percorso di consapevolezza, Sara è accompagnata da Veronica e da Giacomo, il ragazzo che le farà scoprire l’amore.
L’amore e il confronto con il pregiudizio
Con Giacomo, ragazzo di colore, Sara riscopre la voglia di vivere e di abitare il proprio corpo senza paura. Il loro amore è raccontato con delicatezza e realismo, ma non è immune dagli sguardi e dai pregiudizi esterni. Anche il tema del razzismo trova spazio nel romanzo, come ulteriore forma di discriminazione che l’autrice sceglie consapevolmente di smascherare.
Sara stessa sintetizza la forza di questo legame con parole cariche di significato:
“E con Giacomo riesco sempre ad andare oltre. Oltre i miei limiti fisici. Oltre la paralisi dei miei arti inferiori. Oltre le mie insicurezze.”
Famiglia, fragilità e certezze che crollano
Molto intenso è anche il rapporto tra Sara e suo padre, un legame segnato da amore, protezione e conflitto. Laura Berardi ricorda quanto le certezze possano essere fragili, come emerge in una delle immagini più potenti del romanzo:
“Un attimo totalmente inaspettato in cui ogni certezza crolla e si disintegra come un castello di sabbia che molti bambini hanno l’abitudine di distruggere subito dopo averlo costruito.”
Una metafora che attraversa l’intera narrazione e richiama la precarietà dell’esistenza umana.
Uno stile autentico e profondamente emotivo
La scrittura di Laura Berardi è diretta, intensa, emotivamente coinvolgente. Ogni scena appare vissuta, ogni pensiero autentico. La lunghezza del romanzo è pienamente giustificata dalla carica emotiva dei personaggi e dalla cura con cui vengono esplorati i loro mondi interiori. “Oltre l’infinito” è un romanzo che non si limita a raccontare, ma invita a sentire.

Oltre le parole: dialogo con Laura Berardi
Laura Berardi è una scrittrice pescarese, amante della scrittura, medico non esercitante e persona con disabilità motoria. La sua voce narrativa nasce da uno sguardo profondamente consapevole della fragilità umana e delle sue contraddizioni, ma anche della forza che può emergere quando si sceglie di raccontarsi senza filtri.
Con Oltre l’infinito, Laura Berardi firma un romanzo intimo e coraggioso, capace di dare spazio a temi spesso taciuti come la disabilità, il pregiudizio, l’amore e l’identità, restituendoli al lettore con autenticità e rispetto. In questa breve intervista, l’autrice si racconta e riflette sul percorso umano e creativo che ha dato vita alla storia di Sara.
Scrivere per andare oltre: incontro con Laura Berardi
Sara è un personaggio estremamente autentico e profondo: quanto c’è di Laura Berardi in lei e quanto, invece, è frutto di pura costruzione narrativa?
Partendo dal presupposto che ogni autore è in qualche modo lo specchio delle proprie opere, credo che il personaggio di Sara sia un puzzle colmo di sfumature: alcune inevitabilmente mie, altre frutto della mia immaginazione. La sua determinazione in ambito scolastico e il suo amore verso il mondo letterario mi rappresentano in pieno, mentre la sua tenacia e la sua capacità di avere sempre la risposta pronta a qualsiasi domanda sono forse qualità che ho sempre sognato di avere. E nonostante all’inizio del romanzo non se ne renda conto, Sara è sempre un vulcano di emozioni pronto ad esplodere, nel bene e nel male.
In Oltre l’infinito l’amicizia con Veronica e l’amore per Giacomo diventano strumenti fondamentali di crescita: quanto è stato importante per te raccontare relazioni capaci di andare oltre il pregiudizio e la paura della diversità?
La socializzazione è una parte essenziale del romanzo, la chiave che permette a Sara di sbloccare ogni disagio e di scoprire un mondo completamente nuovo. Un mondo in cui la sua sedia a rotelle è soltanto un supporto, non la sua identità. Ed è proprio questo il fulcro centrale del romanzo: Sara non è la sua carrozzina, ma una comune ragazza con pregi e difetti. La paura della diversità nasce dalla non conoscenza, quando basterebbe essere semplicemente sé stessi per superare i pregiudizi e non lasciarsi ingannare dall’apparenza.
Il romanzo affronta temi delicati come disabilità, razzismo e omosessualità con grande equilibrio: quanto è stato complesso dosare la denuncia sociale senza perdere l’intimità emotiva della storia?
In realtà è stato un processo abbastanza naturale: per me l’omofobia, il razzismo e qualsiasi altra forma di discriminazione non dovrebbero nemmeno esistere e mi è venuto totalmente spontaneo denunciare questi temi nell’intreccio narrativo ed emozionale della storia. Per questo motivo penso sia stato “semplice” descrivere quelle sensazioni: io so perfettamente cosa si prova nel ricevere sguardi straniti e nell’essere etichettati da una semplice apparenza, perché lo vivo ogni giorno, anche nelle piccole cose.
Quando Sara afferma “Io ero la mia disabilità”, emerge un nodo identitario molto forte: scrivere questo romanzo ha rappresentato anche per te un momento di riflessione personale sul rapporto tra identità e corpo?
In un certo senso scrivere questo romanzo mi ha permesso di trovare quel coraggio che prima mi mancava: il coraggio di uscire dal mio guscio e affrontare il mondo con la consapevolezza di chi sono, dei miei limiti e delle mie capacità. La disabilità c’è e ha un peso – sarebbe ipocrita negarlo da parte mia – ma mi concentro più su ciò che la vita mi offre ogni giorno, tra l’amore di un compagno meraviglioso, di una mamma premurosa e affettuosa, di due nipotine che mi riempiono il cuore di gioia e di una cagnolina che mi è sempre accanto. Ed ovviamente non possono mancare i libri e i viaggi, la mia fonte di vita.
Oltre l’infinito lascia al lettore un messaggio di apertura e speranza: se potessi rivolgerti oggi a chi si sente invisibile o “di troppo”, come Sara all’inizio del romanzo, quali parole sentiresti davvero di voler condividere?
La vita può essere spietata o incredibilmente dolce, è vero, ma sta a noi decidere come agire: abbiamo una sola, breve e imprevedibile possibilità, dunque credo che dovremmo guardare il lato positivo di ciò che abbiamo o possiamo fare. È più difficile da dire che da fare, io sono la prima a confermarlo, ma affrontare la vita giorno per giorno e pensare solo al presente può essere un buon punto di partenza per non sentirsi invisibili e per cercare di superare ostacoli apparentemente invalicabili.
Dopo aver accompagnato Sara fino a “Oltre l’infinito”, senti che questa storia ha chiuso un cerchio personale oppure ha aperto nuove domande dentro di te, magari già pronte a trasformarsi in un nuovo racconto?
Oltre l’infinito è un romanzo che mi ha dato la possibilità di realizzare un sogno che avevo fin da bambina, quello di dare voce ad una storia che da tempo si sviluppava dentro di me con la forza di un uragano. E non solo: come ho già scritto, mi ha permesso di scoprire nuovi mondi e nuove realtà. È un romanzo che mi ha dato davvero tanto e non credo ci saranno altre opere scritte con la stessa intensità, ma non mi precludo assolutamente nulla. Partecipo tuttora ai contest di scrittura creativa, pubblico poesie e riflessioni sui canali social cercando di dare speranza, di condividere sprazzi della mia quotidianità e dei miei viaggi, ma soprattutto di far capire – citando proprio Oltre l’infinito – che “Nulla è scontato, tutto è imprevedibile”.