Orientarsi nel lavoro che cambia: prima persone, poi professionisti. Il contributo di Barbara Salvadego all’orientamento professionale
Cambiare lavoro più volte nella vita non è più un’eccezione. Sempre più persone attraversano momenti di dubbio, transizioni professionali e fasi di ridefinizione del proprio percorso. In un mercato del lavoro segnato da trasformazioni rapide, orientarsi non significa soltanto trovare un impiego, ma comprendere quale direzione dare alla propria vita professionale.
Negli ultimi anni il lavoro è cambiato profondamente. Digitalizzazione, nuove forme organizzative, precarietà diffusa e carriere meno lineari hanno trasformato il modo in cui le persone immaginano il proprio futuro professionale. Se per molto tempo la carriera è stata pensata come un percorso stabile e progressivo, oggi è sempre più fatta di passaggi, cambiamenti e ridefinizioni.
Questa trasformazione non è solo economica, ma anche culturale. Da un punto di vista sociologico il lavoro non è più soltanto uno strumento di sostentamento, ma una dimensione identitaria. Sempre più persone cercano nel lavoro non solo sicurezza, ma anche senso, riconoscimento e coerenza con i propri valori. Quando queste dimensioni non dialogano tra loro, emergono spesso confusione, insoddisfazione e la sensazione di aver perso la direzione.
In questo scenario diventa sempre più importante il ruolo dell’orientamento professionale.
L’orientamento professionale come percorso di consapevolezza
Quando si parla di orientamento professionale si pensa spesso a una fase precisa della vita, come la scelta degli studi o del primo lavoro. In realtà oggi l’orientamento è un processo continuo che può accompagnare diversi momenti della vita: una fase di cambiamento, una transizione lavorativa, oppure il bisogno di ridefinire il proprio ruolo professionale.
Orientarsi significa imparare a leggere il contesto in cui si vive e lavora, ma anche comprendere meglio se stessi: interessi, competenze sviluppate nel tempo, valori personali e priorità di vita.
Per questo l’orientamento professionale non è soltanto uno strumento per trovare lavoro, ma un percorso di accompagnamento che aiuta le persone a costruire scelte più consapevoli e sostenibili nel tempo. Quando una persona riesce a riconoscere ciò che la motiva davvero, anche le decisioni professionali diventano più chiare e coerenti.
All’interno di questo contesto si inserisce il lavoro di Barbara Salvadego, consulente di orientamento professionale che ha scelto di sviluppare un approccio centrato sulla persona, integrando strumenti di riflessione e consapevolezza.
Chi è Barbara Salvadego
Barbara Salvadego è una consulente di orientamento professionale che lavora come libera professionista collaborando con agenzie per il lavoro, enti di formazione e percorsi di consulenza individuale e di gruppo.
Il suo approccio parte da un presupposto semplice ma fondamentale: per orientarsi nel lavoro è necessario prima orientarsi dentro di sé. Nei suoi percorsi l’attenzione non è rivolta soltanto alle competenze professionali, ma anche ai valori, alle motivazioni e alle priorità personali che guidano le scelte.
Grande spazio viene dato all’ascolto, alla riflessione guidata e all’utilizzo consapevole degli strumenti di orientamento. L’obiettivo non è offrire soluzioni preconfezionate, ma aiutare la persona a sviluppare maggiore chiarezza rispetto al proprio percorso.
A breve Barbara conseguirà anche la certificazione come istruttrice di mindfulness, una competenza che intende integrare nei percorsi di orientamento professionale. La mindfulness può infatti diventare uno strumento utile per sviluppare presenza, attenzione e capacità di ascolto di sé, elementi fondamentali quando si affrontano scelte importanti legate al lavoro e alla propria direzione professionale.
Per approfondire il suo lavoro e il suo approccio all’orientamento professionale, le abbiamo rivolto alcune domande.

Intervista a Barbara Salvadego
Barbara, oggi molte persone vivono momenti di confusione rispetto al proprio percorso professionale. Secondo la tua esperienza, quali sono le principali difficoltà che incontrano quando cercano di orientarsi nel lavoro?
Siamo inseriti in un mercato del lavoro caratterizzato da un elevato dinamismo, il quale impone un costante aggiornamento delle competenze, sia in termini di perfezionamento che di completa integrazione. In tale contesto, le criticità possono essere molteplici:
- aver intrapreso un percorso formativo o professionale che non appare più coerente con la propria attuale identità;
- aver concluso un’esperienza lavorativa senza avere chiarezza su come procedere con i propri passi futuri;
- non aver ancora definito le proprie aspirazioni in relazione a ciò che attende al termine del percorso scolastico o universitario.
Nel tuo lavoro parli spesso di “bussola interiore”. Cosa significa concretamente orientarsi partendo da sé stessi?
Per me vuol dire cominciare con un momento di analisi e una riflessione profonda su tutto ciò che sento possa darmi un senso di appagamento e di soddisfazione nelle mie attività.
Si tratta di procedere attraverso il riconoscimento dei propri valori, dei bisogni e delle priorità nel momento in cui si è chiamati a compiere una scelta, ma anche qualora, percepissi un senso di costrizione o di insoddisfazione rispetto a ciò che sto svolgendo.
Molte volte ci troviamo a scegliere ciò che è giusto o sicuro piuttosto a ciò che possa ad ogni modo portarmi a sentirmi grato e allineato rispetto a ciò che faccio.
Qual è il ruolo dell’orientamento professionale oggi, in un mercato del lavoro sempre più instabile e in continua evoluzione?
So che può fare davvero la differenza avere accanto qualcuno che sappia sostenerti e guidarti mentre cerchi di compiere delle scelte, di crescere professionalmente o di trovare un lavoro.
Sento che possa essere un valore aggiunto profondo, perché, dedicando tempo a sé stessi e al proprio cammino, si riesce a far emergere ciò che rende unici e il proprio valore, riuscendo a mettere per iscritto i traguardi raggiunti, le competenze che si possono portare in un nuovo ruolo e, in qualche modo, ridare voce alla propria storia.
Non è soltanto una questione di sistemare i propri strumenti come il Curriculum vitae o il profilo LinkedIn, ma si tratta di costruire un racconto di sé che sia più autentico e di ricevere un supporto nelle scelte che siano davvero in linea con chi sei.
Nel tuo approccio integri anche una dimensione olistica. In che modo questo arricchisce i percorsi di orientamento?
Sento che questo possa dare alle persone la possibilità di guardare le cose nel loro insieme, cioè di osservare il ruolo, il settore e il contesto, cercando però di trovare un equilibrio con ciò che sono le proprie priorità, i valori, i bisogni, gli impegni e l’energia che si sente di poter dedicare.
Tutto questo aiuta a dare una forma ai propri obiettivi e, di riflesso, ai passi da compiere in modo che siano davvero in linea con tutto questo.
Quali strumenti utilizzi nei tuoi percorsi di orientamento per accompagnare le persone verso una maggiore chiarezza professionale?
Il punto di partenza è sempre uno spazio di ascolto e riconnessione con sé, perché spesso chi arriva si trova in una situazione di confusione o blocco.
Successivamente accompagno la persona in un’esplorazione guidata di alcune aree chiave: ciò che oggi toglie energia e ciò che invece la alimenta, i bisogni e i valori legati al lavoro, l’immagine di una giornata lavorativa ideale e le caratteristiche di un contesto professionale desiderato.
Attraverso questo lavoro emergono maggiore consapevolezza e una visione più chiara delle possibili direzioni, che permette di passare dalla confusione a una scelta più intenzionale e coerente con sé.
Se dovessi dare un primo consiglio a chi sente di essere in una fase di disorientamento professionale, da dove dovrebbe iniziare?
Tutto inizia con il bisogno di fermarsi un momento e darsi il permesso di ascoltarsi.
Quando ci si ritrova in quel senso di smarrimento nel lavoro, si sente spesso la spinta di correre subito verso una soluzione, ma senza un po’ di chiarezza si rischia solo di alimentare la confusione che già si prova.
Si può anche sentire che questo blocco non riguarda soltanto la decisione da prendere, ma anche quanto sia difficile lasciarsi alle spalle ciò che si conosce per accettare di stare nell’incertezza.
In momenti come questi, avere accanto un professionista può aiutare a mettere un po’ d’ordine e ad attraversare questo periodo con più consapevolezza, per ritrovare una direzione che sia più coerente.
C’è un progetto o un’idea a cui stai lavorando e che rappresenta il prossimo passo del tuo percorso professionale?
Sì, sto dedicando le mie energie a dei progetti, nei prossimi mesi riuscirò a concludere le certificazioni come coach e come istruttrice di mindfulness, due percorsi che sento si intrecciano così strettamente con il mio impegno nell’orientamento professionale.
Sento infatti che, quando ci si trova in momenti di transizione o di scelta, non basti guardare solo verso la direzione da seguire: è altrettanto necessario imparare a coltivare la consapevolezza, a convivere con l’incertezza e a gestire quei blocchi che, così spesso, si presentano proprio quando si sta cambiando.
Portare con me questi strumenti mi permetterà di stare accanto alle persone in un modo ancora più profondo, sostenendole non solo nel trovare chiarezza, ma anche nel vivere il cambiamento con una stabilità e una presenza più accoglienti.
Prima persone, poi professionisti
In un contesto lavorativo sempre più complesso, il tema dell’orientamento professionale diventa centrale non solo per trovare un lavoro, ma per costruire percorsi sostenibili nel tempo.
Il lavoro di professionisti come Barbara Salvadego mostra come l’orientamento possa diventare uno spazio di consapevolezza e crescita personale, capace di aiutare le persone a riconnettersi con ciò che conta davvero.
Perché prima di essere professionisti siamo persone. E solo quando la direzione professionale è coerente con la nostra identità possiamo parlare davvero di scelte autentiche.
In un’epoca in cui le carriere non sono più lineari e il cambiamento è diventato la norma, orientarsi significa imparare a trasformare la confusione in direzione e le possibilità in scelte consapevoli.
E tu, ti sei mai fermato a chiederti se il tuo lavoro è davvero allineato con ciò che conta per te?