Parlare significa anche ascoltarsi, non solo scambiarsi informazioni

Oggi viviamo immersi nell’epoca della comunicazione. In qualunque momento della giornata, possiamo tenerci in contatto con i nostri cari, amici e conoscenti.

Le nuove tecnologie hanno permesso una connessione senza limiti. Impensabile fino a qualche anno fa.

Attraverso i nostri pc e smartphone, abbiamo la possibilità di comunicare in tempo reale da un emisfero all’altro.

Il nostro modo di comunicare ha subito delle modifiche sostanziali. Trascorriamo sempre meno tempo a parlare con l’Altro. Men che meno con noi stessi. Non facciamo altro che scambiarci, chat e vocali.  Ho come impressione che sempre più spesso ci scambiamo informazioni. Alla pari di quando siamo al centro commerciale, e l’altoparlante, ci invita a spostare la nostra utilitaria.

Questo nuovo modo di comunicare, fatto di uno scambio intenso di vocali e messaggini, ha i suoi vantaggi ma anche distrutto il dialogo.

Il vocale, diventa un monologo autoreferenziale. 10 minuti, in cui parlo solo Io. Mi racconto, solo Io. Uno scambio di informazioni, che, possono anche non essere interessanti per il mio uditore. Ma chi se ne frega, ho solo 10 minuti di pausa, e quindi PARLO solo Io.

Fateci caso, durante le nostre giornate, non ci prendiamo cura delle emozioni dell’altro, dei nostri sentimenti. Esprimiamo, una serie infinita di comunicazioni di servizio.

Come quando chiedo alla mia compagna, se oggi può portare fuori il cane a fare la pipì.

Come quando chiedo a mio padre, se si è ricordato di pagare il bollo auto.

Come quando scrivo a mio fratello, se può aiutarmi a pulire la cantina.

Scambiamo, una serie infinita di informazioni: fredde e anaffettive.

Il tutto ci lascia un vuoto interiore.

A fine giornata, ho come impressione di aver scritto e parlato tanto ma senza essere stato realmente ascoltato.

Francesco Sassano

Francesco Sassano

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