Non limitare la tua fioritura personale pensando superficialmente

Il nostro processo di fioritura personale dipende dal nostro stile di vita, pensare in modo superficiale senza analizzare nel complesso le situazioni ci impedisce di pensare positivo. Da una parte se ti lasci imprigionare dai pregiudizi oppure dalle illusorie logiche di causa-effetto in cui “A è la situazione, perciò B è impossibile” partirai sempre sconfitto in partenza. D’altro canto, tanto per cambiare di certo non ci aiuta lo stato di perenne insicurezza caratterizzante la società liquida. Le sue logiche competitive e la frettolosità dei tempi moderni ci richiedono di essere uomini e donne multitasking. Il lavoro, la quotidianità, gli svaghi: tutto è concentrato in tempi troppo ristretti. Sempre meno persone sono proprietarie del proprio tempo. Per questa ragione ci è consigliato di sviluppare la capacità di fare più cose contemporaneamente. Quali sono le conseguenze? Siamo più inclini a pensare superficialmente. Non a caso, uno studio condotto dalla Stanford University e un altro condotto dalla University of London hanno evidenziato che così facendo perdiamo le nostre capacità riflessive e paradossalmente siamo meno efficienti e più inclini a sintomi di ansia e depressione.Vi faccio il mio esempio pratico, quando scrivo, se nascondo il telefonino nel cassetto e mi isolo, la mia vena espressiva riesce ad essere completamente immersa, quando invece non resisto alla tentazione e mi distraggo con il telefonino puntualmente la mia concentrazione decade e ci impiego il triplo del tempo per consegnare un lavoro. Il problema è che pensiamo di avere tutto sotto controllo ed invece quando facciamo più cose insieme, rischiamo di sprecare risorse e tempo e tutto ci porta a pensare in modo superficiale.

La fretta è una pessima consigliera

La nostra mente riflessiva utilizza delle scorciatoie che ci permettono di affrontare la quotidianità in modalità automatica. Ti ricordo che i nostri cervelli non sono stati costruiti per la razionalità. Lo psicologo, Daniel Kahneman, nel suo famoso saggio “Pensieri lenti e veloci” ha descritto l’illusione della conoscenza, in base alla quale siamo portati a sviluppare facili previsioni in base ad una singola esperienza. Ecco un’altra conseguenza del pensiero superficiale. Ci capita tutte le volte che dopo una grande delusione amorosa, tendiamo a chiuderci a riccio, quella singola esperienza andata male ci condiziona e ci impedisce di vivere il presente.

Siete tutti d’accordo con me, pensare in modo cosciente è faticoso. La nostra mente preferisce lavorare poco e trovare facili soluzioni per questo il più delle volte ci inganna facendoci credere che è inutile riflettere ancora un po’: prima di aprire bocca, selezionare nuove idee o fare scelte più complesse.

La mente è pigra e vuole portare a termine i propri compiti senza consumare troppo risorse. Forse abbiamo dimenticato che il nostro cervello ha un istinto primordiale – ci vuole vivi e non immersi in un’attività.. –.

I nostri antenati nella savana vivevano un’esistenza caratterizzata dal costante pericolo di entrare in contatto con feroci predatori. Una piccola distrazione poteva costare loro la vita ed il cervello aveva il compito di schivare i pericoli. Oggi non corriamo più questo rischio di essere sbranati da un leone inferocito, ma ugualmente corriamo molte volte per non arrivare da nessuna parte, facciamo così tante cose che non ci godiamo il percorso.

Cosa succede quando pensiamo in modo superficiale?

Quando pensiamo in modo superficiale senza accorgercene succedono tante cose che nel lungo periodo condizionano e determinano il nostro sentiero di vita. Proviamo insieme a ragionarci sopra: quante volte hai fatto scelte in base ai soli dati a tua disposizone? Purtroppo, il più delle volte le nostre previsioni nascono da un’eccessiva fiducia su ciò che abbiamo deciso. La coerenza del pensiero superficiale non vuole mettere in discussione le esperienze, i dati a nostra disposizione, lì da per veri e di conseguenza le nostre scelte rischiano di essere completamente errate. Pensare bene, significa sforzarsi a riflettere e fare previsioni non in funzione delle nostre convinzioni ma tenendo in considerazione tutti gli aspetti della realtà.

Un altro caso in cui ci affidiamo al pensiero superficiale avviene ogni qual volta distorciamo la nostra percezione, ignorando la realtà pur di proiettare ciò che ci fa più comodo. Applichiamo questo schema ogni qual volta preferiamo percorrere situazioni e luoghi già esplorarti, perché così facendo il nostro cervello può tornare in modalità automatica, ma così facendo rischiamo di compiere anche gli stessi errori.

Un alto errore che commettiamo quando ci affidiamo al pensiero superficiale è quando analizziamo le persone.

Il più delle volte ci piacciono maggiormente le persone che ci somigliano. Ci concentriamo su una loro caratteristica ignorando tutto il resto. Scegliamo partner simili a noi. Ci avete mai pensato? Narcisisticamente amiamo rispecchiarci nella nostra stessa immagine non a caso adoriamo rifletterci in un altro non troppo diverso da noi stessi.

Siamo tremendamente superficiali quando diamo più importanza all’apparenza che alla nostra essenza. Il pensiero superficiale ci invita ad acquistare beni di consumo inutili ma che in quel preciso istante accrescono la nostra autostima convinti che grazie ad essi otterremo l’ammirazione dei nostri simili. Eppure sappiamo bene che non funziona così, che quel senso di benessere è effimero e transitorio.

Prendersi cura di sé superando la trappola del pensiero superficiale

Ho da darvi una brutta notizia purtroppo tantissime volte facciamo affidamento al nostro pensiero superficiale perché il più delle volte non siamo consapevoli delle nostre scelte. A volte fermarsi, meditare, porre attenzione al momento presente, senza la presunzione di sapere è il miglior modo per produrre maggior lucidità, chiarezza e accettazione della realtà in atto e dell’Altro. Le chiavi di questo cammino sono dentro di noi, nel nostro impegno quotidiano ad ascoltarci, a raccontarci a lasciar emergere le nostre fragilità. Un costante lavoro, su noi stessi. La fretta è cattiva consigliera, perché si serve del pensiero superficiale per analizzare la complessità e così facendo ci impedisce percorsi di fioritura personale. La scelta più facile è quella che alla lunga avrà più costi. Fino a quando continueremo a correre sul pelo d’acqua non andremo mai in profondità. Una volta conosciuto il pensiero superficiale, per non essere una sua facile preda non ci resta altro che intraprendere un cammino di ascolto del nostro sé.

Concludo questa mia riflessione, sottolineando il senso del prendersi cura di sé, prendendo in prestito le parole di Andrea Colamedici e Maura Gancitano, quando scrivono: “Prenderci cura di noi stessi significa fare attenzione e dare spazio a emozioni, desideri, talenti, progetti, eppure non si tratta di una cura dettata dalla vanità e della paura del giudizio, ma dal desiderio di agire bene. Per questa ragione, prendermi cura di me significa prendermi cura di una parte del mondo, e così facendo prendermi cura anche degli altri, di ciò che metto in circolo”.

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Francesco Sassano

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