Pensare velocemente non è sinonimo di produttività

Oggigiorno il nostro sistema sociale, ci invoglia ad essere sempre più produttivi. Non a caso sul web ci sono numerosi guru del pensiero veloce, pronti ad offrire videocorsi con obiettivo di migliorare le tue capacità di pensiero. Con la promessa di rendere il tuo pensiero sempre più veloce ed adattabile.

Sempre più persone sono convinte che pensare velocemente aumenti la loro produttività. Non a caso amano velocemente, mangiano velocemente, leggono velocemente, si allenano e pensano velocemente.

La modernità liquida descritta da Zygmunt Bauman è costituita da cittadini con sempre minor tempo, uomini e donne che si inseguono ma che non si incontrano, che si nutrono tanto e male, che lavorano molto senza riposare.

Tutti questi elementi, messi insieme, hanno conseguenze negative all’interno delle nostre relazioni sociali e sono la conseguenza di forme di pensiero negativo. Secondo i dati forniti dall’OCSE, la depressione grave, il disturbo bipolare, la schizofrenia e le altre malattie mentali gravi riducono la speranza di vita in media di 20 anni rispetto alla popolazione generale. Inoltre in base alle ultime stime, prefigurate dall’Econimist sempre più persone saranno afflitte da disturbi psichici. I prossimi decenni secondo il famoso quotidiano, potrebbero passare alla storia, come l’epoca dell’irragionevolezza.

Pensiero veloce e pensiero consapevole

Torniamo a noi, siamo soliti elaborare due tipi di pensieri: uno veloce e l’altro consapevole. Il primo è rapido ed automatico, il secondo richiede maggiori sforzi ed è più lento e ci affatica di più. Il pensiero veloce risponde a funzioni fondamentali e necessarie alla nostra sopravvivenza. Ha permesso ai nostri antenati di fuggire ai pericoli della foresta e ci consente oggi di affrontare alcune pratiche quotidiane in modo del tutto automatico. Pensate a quando azioniamo la luce, ci allacciamo le scarpe, quando guidiamo un’auto. Una serie di pratiche che diventano automatiche e non affaticano la nostra mente.Per quanto riguarda il pensiero consapevole, molte volte siamo portati a pensare che più informazioni sono in nostro possesso maggiore sarà la nostra capacità di creare una sintesi ed elaborarne un significato.Ed invece la nostra analisi per forza di cose è condizionata dal nostro stato mentale, dalle nostre emozioni del momento, dai nostri desideri e paure.Non è mai facile fare un’analisi pura, senza incappare in distorsioni o bias, per giungere a conclusioni valide per i nostri obiettivi.Lo psicologo Tomàs Navarro, afferma: “A volte commettiamo errori perché il punto di partenza non è corretto e non disponiamo di sufficienti informazioni efficaci, affidabili o di qualità. Altre volte invece abbiamo tutto il necessario per realizzare un buon processo di analisi, ma compiamo errori durante l’elaborazione”.

Pensare bene richiede tempo

La nostra mente è un sistema di elaborazione dati che richiede tempo, come ho provato a spiegare l’elaborazione delle informazioni dipende dallo stato di ogni singolo individuo. Ci sono giorni in cui siamo più dinamici sul lavoro ed altri in cui non riusciamo ad esserlo semplicemente perché la sera prima abbiamo litigato con nostra moglie. Ci dobbiamo rassegnare al fatto che a volte pensiamo lentamente ed altre velocemente. Nessuna delle due forme di pensiero è sbagliata entrambe sono vitali alla nostra crescita ed evoluzione.Uno dei segreti è quello di elaborare le varie informazioni in nostro possesso secondo strategie e schemi mentali riproducibili nella vita reale. Come quando studiamo matematica, il processo di automazione è fondamentale. Quanto più siamo attenti e diligenti nel ripetere l’esercizio. Tanto più saremo veloci, tanto più saremo capaci di non cadere nell’ansia causata dal compito in classe. Il consiglio è di automatizzare il più possibile, più automatizzi minore sarà lo sforzo cosciente che ti consentirà un minor sforzo di energie. Per ottenere dei validi risultati ma soprattutto per pensare bene avrete capito che occorre tempo. Ci vuole tempo per immagazzinare quante più informazioni e tempo per sviluppare quel processo di pensiero che vi aiuta a scegliere e raggiungere i vostri obiettivi.

Pensiero euristico o algoritmico

Abbiamo due forme di possibilità di pensiero. Ci possiamo affidare al pensiero euristico, e quindi ciò significa ragionare per associazioni in modo rapido e ciò significa ricevere una soluzione veloce ma non sempre efficace oppure sviluppare una forma di pensiero algoritmico più lenta ma che richiede maggiori sforzi d’energia.

A questo punto, qualcuno si sarà chiesto: come faccio a scegliere tra l’una e l’altra possibilità di pensiero?

Ho provato a spiegarvi tutto questo per dimostrarvi che esiste un rapporto direttamente proporzionale tra velocità ed il margine di errore: più pensate velocemente, più rischiate di compiere degli errori di valutazione.

I ritmi sempre più veloci e pressanti della società dei consumi ci inducono a pensare velocemente anche quando dovremmo guidare in prima persona la nostra mente mettendo da parte il pilota automatico.

Il segreto è riconoscere e differenziare le attività quotidiane. Ci sono attività come guidare un’auto, salire e scendere gli scalini, rispondere a telefono che necessitiamo di un pensiero veloce, automatizzato e scarsamente riflessivo.

Invece in determinate situazioni è necessario essere consapevoli, è indispensabile investire tempo ed energia in determinate situazioni per risolvere problemi specifici. È questo il problema di fondo: è nostro compito riconquistarci quel tempo che ci è viene sottratto dal lavoro, dagli impegni, dalle solite abitudini come da tutti i servizi distraenti costruiti ad arte dalla società dei consumi e che alla lunga ci conducono a scelte di vita poco ponderate e distruttive. Non dimenticare, chi è padrone del suo tempo riuscirà ad essere meno manovrabile e ne guadagnerà in termini di qualità della vita. In sostanza nelle situazioni più complesse della nostra vita il pensiero lento ci aiuta ad assumere scelte più consapevoli.

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Francesco Sassano

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