Perché ripetiamo sempre gli stessi schemi nelle relazioni? Automatismi e dinamiche invisibili. Ne parliamo con Elena Ovcharkina
Quasi tutti, prima o poi, si pongono la stessa domanda: perché nelle relazioni sentimentali, nelle amicizie o perfino nel lavoro ci ritroviamo spesso dentro dinamiche molto simili? Cambiano le persone, ma certi copioni sembrano ripetersi. Chi teme l’abbandono incontra partner sfuggenti, chi evita il conflitto accumula tensione fino all’esplosione, chi ha bisogno di conferme vive costantemente nell’ansia di perderle.
Questa ripetizione non è soltanto una questione psicologica individuale. Anche la sociologia da tempo osserva come gran parte del comportamento umano sia guidato da automatismi sociali e culturali.
In altre parole, non pensiamo ogni gesto da zero. Gran parte delle nostre azioni è sostenuta da schemi interiorizzati che rendono la vita più prevedibile ma che, allo stesso tempo, possono intrappolarci in dinamiche ripetitive.
Ritualità, abitudini e norme: come la società struttura il comportamento
Il sociologo Émile Durkheim osservava che le società funzionano anche grazie ai rituali condivisi. I rituali sono azioni ripetute che rafforzano valori comuni e creano senso di appartenenza. Le cerimonie religiose, le feste o i riti di passaggio non sono semplici abitudini, ma momenti che costruiscono identità collettiva e coesione sociale.
Accanto ai rituali collettivi esistono poi le abitudini individuali, comportamenti che ripetiamo quasi senza pensarci. Il sociologo Pierre Bourdieu ha descritto questo processo con il concetto di habitus: un insieme di disposizioni interiorizzate che orientano il modo in cui percepiamo il mondo e reagiamo alle situazioni.
Ciò che abbiamo vissuto nel passato, la famiglia, l’ambiente sociale e le relazioni, lascia tracce profonde nel modo in cui agiamo nel presente.
Anche le norme sociali svolgono un ruolo fondamentale. Come osservava Georg Simmel, le norme servono a ridurre l’incertezza nelle interazioni quotidiane. Ci indicano cosa è appropriato fare e cosa no.
Il filosofo Michel Foucault ha mostrato un aspetto ancora più sottile: molte norme diventano così interiorizzate da trasformarsi in forme di autocontrollo. Non abbiamo più bisogno di qualcuno che ci dica cosa fare, perché la regola è ormai dentro di noi.
Gli automatismi nelle relazioni
Questo processo di interiorizzazione non riguarda solo la società nel suo complesso. Nelle relazioni affettive spesso si manifesta sotto forma di automatismi emotivi.
Gli automatismi sono sequenze rapide che si attivano prima della riflessione consapevole. Possono essere pensieri, reazioni corporee o comportamenti che emergono quasi da soli.
Un esempio semplice. Una persona non risponde subito a un messaggio. Per qualcuno è un dettaglio insignificante. Per qualcun altro può attivare immediatamente la paura di essere ignorato o rifiutato.
Il corpo reagisce. Tensione allo stomaco, agitazione, bisogno di risposta immediata. Da qui partono comportamenti automatici come inviare molti messaggi, diventare freddi oppure attaccare.
Non si tratta di debolezza o mancanza di razionalità. Spesso questi meccanismi sono strategie di protezione apprese nel tempo.
Credenze limitanti e profezia che si autoavvera
Un altro elemento importante è rappresentato dalle convinzioni limitanti, cioè idee profonde che abbiamo interiorizzato su noi stessi e sulle relazioni.
La psicologia sociale ha studiato questo fenomeno attraverso il concetto di profezia che si autoavvera, introdotto dal sociologo Robert K. Merton. L’idea è semplice: le nostre aspettative influenzano il comportamento in modo tale da produrre risultati che finiscono per confermare quelle aspettative.
Se una persona crede di non meritare amore, potrebbe inconsciamente scegliere partner emotivamente distanti. Quando la relazione fallisce, l’evento viene interpretato come prova della convinzione iniziale.
Il risultato è un ciclo ripetitivo che sembra quasi un destino, ma che in realtà è alimentato da schemi interiorizzati.
Riconoscere gli schemi per interromperli
La buona notizia è che questi automatismi non sono immutabili. Proprio perché sono stati appresi, possono essere riconosciuti e trasformati.
Il primo passo è diventare consapevoli della sequenza: stimolo, reazione corporea, emozione, interpretazione e comportamento.
È proprio su questo punto che si colloca il lavoro di Elena Ovcharkina, counselor professionale e pedagogista, che da anni accompagna le persone nell’osservazione degli automatismi relazionali.
Come spiega lei stessa:
“Gli automatismi sono sequenze interiori che partono da sole. Il lavoro non è eliminarli, ma rallentare il momento in cui si attivano, così che la persona possa scegliere una risposta diversa.”
Il lavoro di Elena Ovcharkina
Elena Ovcharkina è counselor professionale e pedagogista. Nata nell’ex Unione Sovietica, vive in Italia dal 2000 e lavora nel campo educativo e relazionale.
La sua formazione nasce dal teatro e dalle arti performative, un percorso che le ha dato una forte sensibilità per il lavoro sul corpo, sull’espressione e sulla presenza nelle relazioni.
Nel tempo ha integrato questa esperienza con gli studi in Scienze della Formazione all’Università di Bologna e con il counseling gestaltico a orientamento fenomenologico esistenziale. Parallelamente ha approfondito lo studio dell’astrologia vedica, conosciuta come Jyotish, che utilizza come mappa simbolica per osservare dinamiche interiori e relazionali.
Da questa integrazione nasce il Metodo Sielan, Pedagogia della Libertà Interiore. Un approccio che unisce lavoro esperienziale, osservazione fenomenologica e strumenti simbolici per aiutare le persone a riconoscere gli schemi ripetitivi nelle relazioni.
Il cuore del metodo è semplice ma potente. Vedere lo schema mentre si attiva. Quando una persona riesce a riconoscere il punto in cui l’automatismo prende il controllo, si apre uno spazio nuovo. Lo spazio della scelta.

Intervista a Elena Ovcharkina
Per approfondire questi temi abbiamo posto alcune domande a Elena Ovcharkina sul suo lavoro e sugli automatismi nelle relazioni.
Cosa intendi esattamente quando parli di automatismi relazionali?
Per automatismi relazionali intendo modi di reagire che si attivano automaticamente nelle relazioni senza che ce ne accorgiamo.
Si tratta di “piloti automatici” comportamentali appresi, solitamente, durante l’infanzia per adattarsi all’ambiente familiare.
Esempi comuni:
Ricerca costante di approvazione, evitamento del conflitto, controllo dell’altro o chiusura difensiva.
Trigger: Si attivano nei momenti di vulnerabilità emotiva, specialmente quando emerge la paura del rifiuto o dell’abbandono.
Il paradosso della scelta: Molti credono di agire liberamente, mentre stanno involontariamente replicando uno schema arcaico.
In che modo questi automatismi influenzano le relazioni?
Questi schemi agiscono come un “copione invisibile” che forza la persona a reagire sempre nello stesso modo di fronte a stimoli simili, limitando la libertà relazionale.
Ripetizione del partern: Anche cambiando partner, le dinamiche di fondo (es. dipendenza o fuga dalla vicinanza) restano invariate.
Distorsione della realtà: L’automatismo impedisce di vedere l’altro per chi è realmente, proiettandovi sopra memorie passate.
Consapevolezza come soluzione: Identificare lo schema è la condizione necessaria per interrompere la catena delle ripetizioni.
Nel tuo lavoro parli di vedere lo schema mentre si attiva. Cosa significa concretamente?
Nel mio metodo, “vedere lo schema” significa passare dall’analisi teorica all’osservazione fenomenologica in tempo reale. Non è un pensiero, ma un’esperienza diretta.
Riconoscimento dei segnali fisici: Avvertire tensione, battito accelerato o un nodo allo stomaco durante una conversazione.
Identificazione dell’impulso: Sentire l’urgenza di attaccare, giustificarsi o sparire.
L’interruzione (The Gap): Fermarsi esattamente in quel momento per osservare emozione e pensiero senza agirli.
Scelta consapevole: Trasformare la reazione automatica in una risposta scelta.
Il tuo metodo unisce counseling, approccio fenomenologico e astrologia vedica. Come dialogano questi strumenti?
Questi tre strumenti dialogano in modo sinergico per offrire una visione a 360° dell’individuo:
Il counseling gestaltico lavora sull’esperienza presente e sulla gestione delle emozioni “qui e ora”.
L’approccio fenomenologico aiuta a osservare l’esperienza senza giudizio, facendo emergere la verità della dinamica.
L’astrologia vedica fornisce una mappa simbolica e karmica di tendenze profonde della personalità e dei cicli della vita.
Insieme creano uno spazio in cui la persona può vedere più chiaramente i propri schemi interiori.
A chi può essere utile questo tipo di lavoro?
Il lavoro è rivolto a chiunque desideri uscire da dinamiche limitanti e acquisire una maggiore responsabilità relazionale.
È particolarmente indicato per:
Crisi di coppia o relazionali: Chi vive cicli di instabilità, paura dell’abbandono o difficoltà nell’intimità.
Blocchi decisionali: Persone in fasi di stallo che non riescono a compiere scelte importanti.
Crescita Personale: Chi vuole integrare la comprensione psicologica con una visione spirituale e ciclica della vita.
Guardando al futuro, quali sono i progetti che stai sviluppando e in che direzione pensi evolverà il tuo lavoro?
Il mio lavoro evolve verso la creazione di un ecosistema formativo basato sulla consapevolezza relazionale applicata.
Integrazione Metodologica: Sviluppo di percorsi che fondono Jyotish (Astrologia Vedica) e Counseling in un linguaggio moderno.
Divulgazione e Formazione: Creazione di contenuti e incontri per rendere questi strumenti accessibili anche al di fuori della sessione individuale.
Visione: Promuovere una cultura dove la libertà interiore non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana di disattivazione dei propri schemi limitanti.